2022: l’anno nero del mining di Bitcoin
2022: l’anno nero del mining di Bitcoin
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2022: l’anno nero del mining di Bitcoin

By Marco Cavicchioli - 16 Gen 2023

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Il 2022 è stato un anno pessimo per i mercati crypto, ma non certo per l’hashrate del mining di Bitcoin. 

Il report Hashrate Index 2022 Bitcoin Mining Year in Review afferma infatti che sebbene il 2022 sia stato come un 2021 al contrario, l’hashrate di Bitcoin è cresciuto del 41%, rispetto al +18% dell’anno precedente, “come per far dispetto alla carneficina” in atto sui mercati.

Bitcoin mining: il confronto con il 2021

Tuttavia va sottolineato sia che nel 2021 il ban del mining di Bitcoin in Cina aveva frenato notevolmente la crescita dell’hashrate, sia che a fine 2022 questa crescita ha iniziato a ridursi. 

bitcoin mining hashrate

Inoltre con il forte calo del valore di mercato di Bitcoin i miner hanno guadagnato molto meno su base annua, ma i 9,55 miliardi di dollari incassati nel 2022 sono ancora quasi il doppio delle cifre che incassarono nel 2020, o nel 2019 e nel 2018.

Occorre tuttavia specificare che queste ultime cifre non tengono conto dei costi, quindi se da un lato hanno incassato di più, dall’altro è possibile che invece abbiano avuto meno profitti. 

Hashprice ai minimi

L’hashprice misura il rapporto giornaliero tra il prezzo di BTC e l’hashrate. 

L’hashprice medio del 2022 è stato di 124$ per Ph al giorno, contro i 314$ del 2021. Ph sta per PetaHash. 

L’hashprice massimo del 2022 si è toccato il primo gennaio, a quota 246$, seguito da una lunga discesa fino a 56$ per Ph al giorno Toccato a novembre. Infatti, nel mese di novembre quasi contemporaneamente si sono verificati il prezzo minimo annuale ed il record storico di hashrate. 

bitcoin mining 2022

Da notare che con il forte aumento dell’hashrate nel corso dell’anno, unito ad un calo del prezzo di BTC, se l’hashprice di gennaio 2022 era in linea con quello di gennaio 2021, quello di dicembre 2022 era di quattro volte inferiore. Quindi la riduzione dei profitti per i miner di Bitcoin nel corso del 2022 è stata drastica, anche a causa dell’aumento dei costi dell’energia. 

Non è un caso che diverse mining farm siano entrate in difficoltà, e qualche società di mining di Bitcoin sia addirittura fallita. 

Il mining di Bitcoin in USA

Nonostante ciò, gli USA rimangono il mercato di riferimento per il mining di Bitcoin, anche perchè in molti Stati USA questa attività è ancora molto praticabile. In particolare negli Stati Uniti i miner hanno opportunità di ridurre il costo dell’elettricità grazie a sofisticate strategie energetiche. 

Ad esempio regolano il consumo di elettricità in base ai segnali provenienti dal mercato, perchè volendo possono spegnere e riaccendere le macchine quando vogliono. Inoltre possono sfruttare le fasce orarie in cui il prezzo dell’elettricità è inferiore, oppure l’abbondante energia idroelettrica. Va anche ricordato che alcuni Stati risultano essere indipendenti per quanto riguarda il consumo di gas naturale, e ciò li ha protetti dai peggiori aumenti dei prezzi dell’elettricità. 

La crisi dei miner

La crisi dei miner di Bitcoin nel 2022 risulta comunque evidente. 

Gli impianti di nuova generazione sono diminuiti dell’85%, quelli di media generazione dell’87%, e quelli di vecchia generazione dell’82%. 

Quindi non solo molti impianti obsoleti sono stati spenti o dismessi, ma si è avuta anche una fortissima riduzione della creazione di nuovi impianti più efficienti e quindi con costi minori. 

Alla fine stanno sopravvivendo solo i miner che possono utilizzare elettricità a bassissimo costo, o quelli che riescono ad utilizzarne il meno possibile. 

Questo inevitabilmente porta con sé anche una forte riduzione a livello globale dei consumi di elettricità dovuti al mining di Bitcoin, tanto che potrebbe occorrere un’altra grossa bullrun per tornare sui livelli massimi di consumo. 

Non stupisce pertanto che la maggior parte delle azioni di società di mining quotate in borsa abbia perso il 90% o più nel corso del 2022. La performance peggiore è stata quella di Core Scientific (CORZ), con un -99% dovuto a problemi finanziari apparentemente insormontabili che l’hanno portata a dichiarare fallimento

Il secondo peggior calo da questo punto di vista è stato quello delle azioni di Greenidge Generation (GREE), ovvero un operatore di centrali elettriche a gas naturale trasformato in miner di Bitcoin: la perdita è stata del 98% a causa degli enormi debiti. 

Molte di queste aziende avevano preacquistato nuove macchine per il mining nel 2021, spesso indebitandosi e non riuscendo quindi a far fronte al calo dei profitti del 2022. 

Bitcoin e le altcoin

Con il passaggio alla Proof-of-Stake di Ethereum, a settembre 2022 è finito per sempre il mining di ETH. Quindi ormai BTC è l’unica grande criptovaluta minabile, perchè le altre come Litecoin e Monero hanno un valore di gran lunga inferiore. 

Quindi ormai il mining crypto è principalmente mining di Bitcoin, mentre il mining delle altcoin è marginale. 

Nel corso del 2022 anche i miner di Ethereum hanno avuto problemi di scarsa redditività, ma già sapevano di dover smettere ad un certo punto. 

In particolare il mining di ETH utilizzava ancora molte schede grafiche (GPU), mentre quello di Bitcoin utilizza soprattutto, o quasi esclusivamente, ASIC. 

Tutto ciò ha portato ad un forte calo della domanda di schede grafiche, con insperato sollievo da parte di coloro che le acquistavano per altri scopi. 

Se da un lato è ancora possibile minare LTC o XMR con schede grafiche, dall’altro però la stragrande maggioranza delle schede grafiche veniva usata per minare ETH. Non è stato sufficiente spostarle sul mining di ETC (Ethereum Classic) o su ETHW (Ethereum PoW) per far sì che rimanessero redditizie, perché gli incassi sono enormemente inferiori. 

Basti pensare che la capitalizzazione di mercato di ETH è di 15 volte superiore alla somma di quelle di LTC, XMR, ETC e ETHW. 

Inoltre, quella di BTC è ancora più del doppio di quella di ETH. 

Il quadro pertanto ormai è piuttosto chiaro, anche se non si sa come possa evolvere in futuro. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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