Il settore del mining di Bitcoin è in una profonda crisi
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Il settore del mining di Bitcoin è in una profonda crisi

By Andrea Porcelli - 23 Gen 2023

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Crollano profondamente le quotazioni di mercato delle maggiori aziende impegnate nel mining di Bitcoin e altre criptovalute. Il 2022 ha messo in crisi tutto l’ecosistema delle crypto, allargandosi anche al settore del mining, che ha perso miliardi di dollari in valore azionario.

Secondo i dati di Bitcoin Casinos, cinque delle più importanti industrie di mining hanno perso molto valore nella capitalizzazione di mercato. 

Il 2022 è stato un anno pessimo per il mining di Bitcoin

5,2 miliardi di dollari, questa è la cifra persa collettivamente dalle 5 industrie impegnate nel mining di Bitcoin e criptovalute. Una cifra esorbitante relativa alla drastica crisi del mondo crypto del 2022. I valori delle azioni di queste aziende sono scesi oltre la metà durante questo periodo, e sembrano avere molta difficoltà nella ripresa.

Riot Blockchain, Marathon Digital Holdings, Canaan Inc., Cipher Mining Technologies e Hut 8 Mining, sono le società più importanti di mining crittografico al mondo. Le loro quote azionarie complessivamente ammontavano ad 8,5 miliardi di dollari lo scorso gennaio. Oggi la quota è scesa di ben 5,2 miliardi di dollari, un calo di circa il 61%. 

La più importante, Riot Blockchain ha avuto un calo in 12 mesi del 57%, perdendo circa 1,3 miliardi di dollari di valore azionario. Mentre Marathon Digital Holdings, la seconda per importanza ha perso il 68%, scendendo dai 3 miliardi di dollari fino a 980 milioni di dollari, uscendo dalla quota miliardaria. 

La caduta dei ricavi del mining

Solamente le entrate giornaliere relative al mining di criptovalute, sono scese del 61% su una base annua. Dunque, non sono solamente le grandi aziende del mining a soffrire questa crisi. Ma bensì, chiunque provi ad avere ricavi tramite il mining di Bitcoin e altre criptovalute.

I dati mostrano che non ci sono più profitti per i minatori di Bitcoin, al momento risulta difficile ottenere elettricità a basso costo per eseguire piattaforme di mining efficienti. 

Analizzando i dati specifici, le entrate medie dei minatori ammontavano a 41,1 milioni di dollari. A giugno del 2022, la cifra si è quasi dimezzata arrivando a 27,9 milioni di dollari, rispecchiandosi chiaramente nel calo del prezzo del Bitcoin. 

Da giugno in poi è stata però, una triste discesa che arriva alle cifre odierne, di circa 16 milioni di dollari. Un calo di circa 60% anno su anno. 

I minatori a raccogliere i profitti sono davvero pochissimi. I minatori sono costretti a pagare elettricità per un valore di 0,12 dollari per kilowattora (kWh), dunque le piattaforme di mining a potersi definire redditizie sono pochissime. 

I dati indicano che il costo di produzione di Bitcoin ($ 19.356 per unità) è molto più alto del valore di mercato spot ($ 16.877 per unità). Ciò significa che i minatori di Bitcoin devono ottenere l’elettricità più economica che possono trovare sul pianeta terra e operare con i dispositivi di mining Bitcoin più efficienti oggi sul mercato.

Chiaramente tutto si riduce al fattore che ha condizionato la vita di molti nel 2022, il prezzo dell’elettricità in molti paesi del mondo è aumentato, compresi i paesi in cui il mining di bitcoin è molto presente. Solamente pochi paesi possono godere di tariffe elettriche a basso costo rispetto ad altre, ma non è l’unico fattore di cui si ha bisogno per minare Bitcoin o criptovalute. 

La crisi del mining potrebbe portare a benefici ecologici

La crisi del settore del mining però, sta facendo emergere nuove riflessioni in ambito energetico. L’inverno crypto porta con sé crisi di settori, perdita di denaro, aziende fallite, ma se portasse con sé anche benefici ambientali?

Il lavoro sta diventando più difficile per i minatori, dunque le soluzioni a ciò potrebbero portare ad un utilizzo più ampio delle criptovalute green. 

Tuttavia, è ancora presto per parlare di reali benefici ambientali, che certamente non verranno innescati dal crollo momentaneo delle emissioni della rete Bitcoin. 

Inoltre, osservando il grafico dell’hashrate (la potenza computazionale della rete Bitcoin), notiamo l’assenza di importanti flessioni durante i primi mesi di questa crisi. Anzi, il 12 giugno è stato addirittura registrato un picco annuo. Ciò significa che le “mining farm” (capannoni o fabbriche piene di computer finalizzati all’estrazione di nuove crypto) non stanno smettendo di funzionare e di utilizzare la loro consueta quantità di energia elettrica. 

Ne abbiamo già parlato, le risorse rinnovabili potrebbero essere il trend più importante del 2023. La crisi del settore del mining potrebbe lanciare in auge le criptovalute che utilizzano risorse rinnovabili, anche definite crypto green. 

Sicuramente per arrivare ad un utilizzo esclusivo delle risorse rinnovabili, non basterà il 2023. Ma i segnali portano ad un concreto futuro per quanto riguarda la ricerca di risorse rinnovabili. Vedremo cosa ci riserverà il 2023 in ambito ecologico.

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