HomeCriptovaluteCala l’Inflazione USA: la Fed stavolta aiuterà il mercato crypto?

Cala l’Inflazione USA: la Fed stavolta aiuterà il mercato crypto?

Il poderoso bear market del 2022 sui mercati crypto è stato causato anche dalle politiche monetarie della Fed, ovvero la banca centrale statunitense. 

Questa dinamica però potrebbe cambiare nel corso dell’anno. 

A dire il vero anche dietro la poderosa bull run del 2021 forse c’era, in parte, lo zampino della Fed, dato che letteralmente inondò i mercati finanziari di enormi quantità di dollari creati dal nulla. 

A quel punto, quando a marzo del 2022 smise di farlo, i mercati reagirono negativamente, e non solo quelli crypto. Oltretutto ad aprile dello stesso anno ha anche iniziato ad alzare i tassi di interesse, portandoli in un solo anno da 0,25% a 5%. 

Quindi sia l’andamento dei mercati finanziari tradizionali, sia quello dei mercati crypto, negli ultimi tre anni sono stati influenzati pesantemente dalle politiche monetarie della Fed, molto diverse rispetto a quelle degli anni precedenti. 

Fed: il primo cambio di rotta e la caduta dei mercati crypto e tradizionali

Dopo aver deciso, a marzo 2020, di dare il via alla più ampia campagna di politica monetaria espansiva degli ultimi decenni, il successivo cambio di rotta fu deciso ad inizio 2022. 

Non a caso i mercati crypto hanno raggiunto i loro massimi storici a fine 2021, mentre per i mercati tradizionali il picco massimo si è verificato tra fine 2021 ed inizio 2022. 

E non a caso, dopo il cambio di rotta, il resto del 2022 è stato terribile, sia per i mercati crypto che per quelli tradizionali. 

È abbastanza evidente che decisioni drastiche ed importanti come quelle prese dalla Fed a marzo 2020, ed a marzo 2022, abbiano avuto impatti decisamente molto significativi sui mercati finanziari, tanto che in caso di un ulteriore cambio di rotta c’è da attendersi una reazione in qualche modo simile. 

L’inflazione negli Stati Uniti

Dato che in questo momento il ritmo a cui la Fed sta ritirando dai mercati l’enorme quantità di dollari emessi tra il 2020 ed il 2021 non è particolarmente significativa, ciò che conta di più è la politica sui tassi di interesse. 

Va detto che a febbraio 2020 il bilancio della Fed era di poco superiore ai 4.100 miliardi di dollari, mentre a marzo 2022 era salito addirittura sopra gli 8.900 miliardi. 

Da allora è stato ridotto solamente fino agli 8.300 di inizio marzo 2023, ma a causa del crollo di alcune importanti banche USA sono stati costretti a riportarlo sopra gli 8.700 miliardi. Ora è sceso a 8.600 miliardi, ovvero ancora nettamente più in alto rispetto a poco più di un mese fa. 

Invece, i tassi di interesse hanno continuato a crescere. 

Se ad inizio anno erano al 4,5%, a febbraio sono stati portati al 4,75%, ed a marzo al 5%. 

Il motivo è dovuto all’inflazione, ancora molto alta. 

In realtà, ormai da luglio dell’anno scorso l’inflazione negli USA è in calo, ma rimane comunque ancora molto alta. 

Se a giugno 2022 superò addirittura il 9%, a marzo 2023 è scesa al 5%, che è molto meno rispetto a giugno dell’anno scorso, ma è molto di più rispetto all’obiettivo di riportarla attorno al 2%. 

Per continuare a far scendere l’inflazione in modo così significativo – quello di marzo è stato il maggior singolo calo mensile post-pandemia – la Fed ha deciso di mantenere i tassi di interesse molto alti. Ricordiamo, infatti, che si tratta dei tassi in assoluto più alti degli ultimi decenni. 

Tuttavia, il forte calo di marzo dell’inflazione, seguito ad un altro importante calo a febbraio, sembrano mostrare in maniera piuttosto evidente che l’attuale politica monetaria restrittiva fatta soprattutto di tassi molto elevati sta funzionando. 

Infatti, sta circolando insistentemente l’ipotesi che entro la fine dell’anno l’inflazione negli USA potrebbe tornare ad un tollerabile 3%, che in effetti ad oggi non sembra poi così lontano dall’attuale 5%. 

Ci sarà un secondo cambio di rotta da parte della Fed? Come potrebbe reagire il settore crypto?

La questione ora è: quando opterà la Fed per un secondo cambio di rotta, dopo quello di marzo 2022? 

In realtà in questo momento i mercati danno come probabile che non avverrà prima di giugno. Infatti viene ancora dato per probabile un ulteriore aumento dei tassi di interesse di 25 punti base ad inizio maggio. 

Quindi sul medio-breve periodo non sembra particolarmente probabile un secondo cambio di rotta della Fed. 

Le cose però cambiano se si prende in considerazione il medio-lungo termine. 

Infatti per i mercati già a luglio potrebbe essere probabile un primo taglio dei tassi di 25 punti base, seguito forse da un altro a novembre. 

In altre parole l’ipotesi su cui si sta ragionando è di un ulteriore aumento a maggio di minima entità, seguito entro la fine dell’anno da due riduzioni di minima entità, che dovrebbero far chiudere l’anno con i tassi al 4,75%, ovvero inferiori rispetto al 5% attuale. 

L’impatto delle decisioni della Fed sui mercati crypto

Se lo scenario reale dovesse essere proprio questo, sebbene non vi sia certezza alcuna che possa realizzarsi, i mercati crypto potrebbero reagire seguendo quelli tradizionali. 

L’ipotesi su cui si può ragionare è che fino a giugno le cose possano continuare più o meno seguendo il trend attuale, ma da luglio a fine anno potrebbero cambiare, forse in meglio. 

Ma la reazione dei mercati di ieri ai buoni dati sull’inflazione, per nulla positiva, lascia spazio anche ad un’altra ipotesi. 

Infatti, ormai da qualche giorno l’attenzione si sta spostando dall’inflazione alla recessione. 

La recessione

Ormai la politica monetaria della Fed sembra essere efficace nel combattere l’inflazione, tanto che l’ipotesi che circola è quella di una discesa al 3% entro fine anno. I mercati cercano di vedere oltre l’evidenza, ed è per questo che sembra stiano perdendo interesse nei confronti di uno scenario relativamente chiaro come questo. 

Il focus sembra essersi spostato sul rischio che entro fine anno gli USA possano andare in recessione. 

A tal proposito, e per dovere di cronaca, va specificato che sia la Fed che il governo degli USA affermano di non ritenere questo scenario particolarmente verosimile ad oggi.

Ma si tratta di dichiarazioni che potrebbero avere anche scopo propagandistico, e che sicuramente sono di parte.

Ovvero non è detto che si tratti di ragionamenti oggettivi che fanno davvero immaginare che il rischio di una recessione sia basso. 

Invece ci sono economisti ed analisti che ritengono molto probabile una recessione. D’altronde storicamente dopo un prolungato periodo di tassi di interesse alti si è quasi sempre innescata una recessione. 

A questo punto sembra possibile che la Fed possa decidere, non appena sarà possibile, di iniziare ad abbassare i tassi, proprio per scongiurare una recessione. 

Se il trend di riduzione dell’inflazione dovesse supportare questa decisione, i mercati finanziari potrebbero reagire bene, e con essi quelli crypto. 

Ma se invece la recessione dovesse arrivare, la reazione dovrebbe essere negativa, e si potrebbero perdere i guadagni ottenuti fino ad ora in questi primi tre mesi abbondanti del 2023. 

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli
"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".
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