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Il Parmigiano Reggiano autentico è ora certificato blockchain

Il vero e autentico Parmigiano Reggiano sarà presto certificato blockchain, grazie all’installazione di microchip commestibili. 

Il Parmigiano Reggiano e la sua certificazione blockchain attraverso microchip commestibili installati

Secondo quanto riportato, pare che i produttori italiani stiano utilizzando la tecnologia Blockchain per diffidare dalle imitazioni del loro Parmigiano Reggiano.

In pratica, grazie all’installazione di microchip commestibili nelle forme da 90 libbre, ora è possibile autenticare quale sia il vero Parmigiano Reggiano, da altri formaggi falsi. 

Nello specifico, i microchip sono dei nuovi chip di silicio, prodotti dall’azienda di Chicago p-Chip, che utilizzano la blockchain per certificare i dati che possono risalire al produttore del latte utilizzato. 

Il progetto pilota è in vita da un anno, e si trova ora in una fase avanzata dato che i chip sono stati testati su oltre 100.000 forme di Parmigiano. 

Questo succede perché il consorzio di produttori vuole essere certo che i trucioli possano soddisfare i requisiti di stagionatura del Parmigiano, che è di almeno un anno e può superare i tre anni per alcune varietà.

Il Parmigiano Reggiano certificato blockchain: come funzionano i microchip commestibili?

Dai test effettuati, è possibile dire che i nuovi microchip commestibili installati nelle forme di Parmigiano Reggiano, i p-Chips, sopravvivono a qualsiasi temperatura e possono sopportare anni di stoccaggio in azoto liquido. 

Non solo, insieme a tali microchip, i produttori di Parmigiano utilizzano anche i codici QR, che vengono facilmente copiati e degradati durante il processo di stagionatura del formaggio.

In merito al loro lato “commestibile”, i p-Chips di Chicago vengono inseriti in cima a un’etichetta di caseina della forma di Parmigiano, una piccola placca fatta di proteine del latte molto usata nell’industria casearia, riscaldata da un robot. 

Un’altra peculiarità è che la lettura dei chip collegati alla blockchain, non può avvenire a distanza. Non solo, i test confermano che tali microchip non possono essere letti una volta ingeriti, così da scartare l’idea che possano anche tracciare le persone. 

I vari test per una blockchain che certifica il “made in Italy”

La blockchain è da tempo stata testata per la certificazione, anche senza i p-Chip di Chicago, soprattutto per i prodotti che fanno parte della categoria del “made in Italy”, come quello attuale del Parmigiano Reggiano. 

E infatti, già nel lontano gennaio 2019, la società svizzera di Lugano, Luxochain ha iniziato a utilizzare la blockchain per creare un passaporto digitale in grado di identificare in modo univoco un singolo prodotto di alta gamma. 

In pratica, il proprietario può custodire all’interno del suo wallet tutti i certificati di proprietà digitali univoci dei suoi prodotti, i cosiddetti gemelli digitali dei prodotti firmati Luxochain. 

Nel gennaio 2020, invece, la blockchain di Textilechain è stata utilizzata per tracciare i vestiti della linea Goupille di Stefania Ceccarini, presentata al Festival della Moda presso il Best Western Plus Hotel Universo di Roma. 

Il Made in Italy è stato anche considerato dal governo italiano, che ha investito a fine 2019 ben 15 milioni di euro per lo sviluppo di una soluzione basata su blockchain. Si tratta di un progetto pilota presentato presso il Ministero dello Sviluppo Economico (o MiSE), col supporto di IBM e la collaborazione delle aziende del settore tessile. 

Stefania Stimolo
Stefania Stimolo
Laureata in Marketing e Comunicazione, Stefania è un’esploratrice di opportunità innovative. Partendo come Sales Assistant per e-commerce, nel 2016 inizia ad appassionarsi al mondo digitale autonomamente, inizialmente in ambito Network Marketing dove conosce e si appassiona dell’ideale di Bitcoin e tecnologia Blockchain diventandone una divulgatrice come copywriter e traduttrice per progetti ICO e blog, ed organizzando corsi conoscitivi.
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