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Biden vuole una nuova regolamentazione crypto

Il Presidente statunitense Joe Biden sembra essere sempre più convinto della necessità di una nuova regolamentazione crypto. 

Anzi, stando ad alcune indiscrezioni circolate oggi, il suo staff avrebbe chiesto al Congresso di dare una mano alla lotta contro l’uso illecito delle criptovalute. 

Biden: la richiesta al Congresso per una nuova regolamentazione crypto

L’indiscrezione è stata riferita dal Wall Street Journal, secondo cui il vice segretario del Tesoro, Wally Adeyemo, ha affermato che l’amministrazione Biden vuole farsi dare nuovi poteri dal Congresso per aiutare a reprimere l’uso illecito delle criptovalute. 

La questione specifica riguarda flussi di asset digitali presumibilmente collegati al gruppo militante palestinese Hamas, contro i quali l’amministrazione USA sarebbe in parte impotente. 

Da notare che Hamas non rientra nella giurisdizione degli USA, così come non rientrerebbero nemmeno eventuali donazioni provenienti da altri Stati. 

In altre parole se tali donazioni in criptovalute partissero da altri Paesi, e non transitassero mai per piattaforme statunitensi, l’amministrazione Biden non dovrebbe avere alcun potere di intervento. 

Evidentemente si riferiscono a fondi provenienti proprio dagli USA, a cui non riescono a mettere freno. 

Adeyemo, intervenendo all’incontro annuale della Securities Industry and Financial Markets Association a Washington, ha dichiarato che il Tesoro è in comunicazione sia con i democratici che con i repubblicani con i quali sta discutendo delle possibili azioni che potrebbero essere intraprese a riguardo. 

La campagna elettorale

Potrebbe non essere un caso che queste dichiarazioni siano state effettuate durante un incontro pubblico con un’associazione di categoria che rappresenta società di intermediazione mobiliare, banche e società di gestione patrimoniale. 

Non va dimenticato che l’anno prossimo ci sono le elezioni presidenziali negli USA, e che l’attuale presidente Biden ormai gode di poco consenso. 

C’è persino chi ipotizza che possa scegliere di ritirare la sua candidatura per il prossimo anno, per lasciare spazio a qualche altro democratico con maggiori probabilità di vittoria, dato che le sue ad oggi sembrerebbero essere molto basse. 

Nel frattempo sta cercando di recuperare consensi, e la guerra tra Hamas e Israele è purtroppo un’ottima occasione per fare propaganda elettorale. 

Adeyemo ha affermato che l’attacco di Hamas contro Israele ha portato una maggiore attenzione sull’uso illecito degli asset digitali, dato che Hamas sta cercando pubblicamente di raccogliere fondi grazie alle criptovalute.

Ha poi aggiunto che secondo lui il Congresso dovrebbe intervenire, e che l’attuale governo democratico lavorerà insieme allo stesso Congresso per ottenere più strumenti.

Biden: la regolamentazione crypto in US

Sembra però implicito che la vicenda connessa alla raccolta fondi di Hamas sia solo un pretesto per cercare di ottenere maggiori poteri in senso generale, e generico, nei confronti del controllo dei flussi finanziari crypto. 

Gli USA non hanno ancora una regolamentazione crypto chiara e specifica, come ad esempio il MiCA della UE, anche se il Congresso ci sta lavorando ormai da anni. 

Infatti è proprio il Congresso (ovvero il Parlamento USA) a dover legiferare in materia, ma di fatto risulta bloccato probabilmente perchè non c’è un accordo comune in merito alle nuove regole proposte. 

Da un lato c’è chi ritiene debba essere inviolabile il diritto a poter disporre liberamente delle proprie finanze, così come si fa con le criptovalute, ma dall’altro c’è chi ritiene che lo Stato debba invece esercitare un maggiore controllo in particolare per reprimere gli abusi. 

Nel caso specifico di Hamas oltretutto non tutti gli Stati del mondo la riconoscono come un’organizzazione terroristica, quindi il problema è specifico per quanto riguarda gli Stati Uniti, e tutti quei Paesi che invece la ritengono tale. 

In assenza di leggi specifiche l’unica cosa che può fare il governo probabilmente è proprio quella di chiedere al Congresso poteri speciali, ma nelle democrazie più mature i “poteri speciali” vengono affidati ai governi solo in casi estremi. 

Il problema dei mixer

La questione più difficile da affrontare probabilmente è quella dei cosiddetti mixer. 

Infatti tramite queste tecnologie è possibile far perdere traccia della provenienza dei fondi crypto. Inoltre se sono decentralizzati è impossibile fermarli. 

Secondo lo stesso Dipartimento del Tesoro statunitense i mixer internazionali starebbero operando come centri di riciclaggio di denaro, in particolare aiutando Hamas a raccogliere fondi. 

Combattere i mixer è molto difficile, non solo perchè se sono decentralizzati sono impossibili da arrestare, ma anche perchè se sono internazionali è difficile che gli USA possano avere giurisdizione su di essi. 

Gli interventi quindi devono essere fatti o a monte, ovvero nei confronti dei mittenti di quei fondi, oppure su eventuali piattaforme crypto che risiedano negli USA o accettino di collaborare. 

A tal proposito va aggiunto che moltissime grosse piattaforme crypto ormai collaborano comunemente con le forze dell’ordine, quindi da questo punto di vista non dovrebbe essere un grosso problema ottenere la loro collaborazione. 

Se però i fondi vengono inviati ad Hamas, o ad altre organizzazioni ritenute illecite o criminali, tramite mixer, diventa difficile sapere chi li ha mandati, e quindi anche quale piattaforma potrebbe aver utilizzato. 

Ad Hamas non resta altro che non utilizzare piattaforme note alle autorità per aggirare gli ostacoli. 

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli
"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".
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