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Nasdaq non cita Tether, stablecoin o crypto nel Financial Crime Report

Di recente, Nasdaq ha pubblicato il suo Global Financial Crime Report del 2024, nel quale non si fa menzione di USDT (Tether), altre stablecoin o crypto.

Da molti, compresi alcuni politici di spicco degli USA, continuano ad associare il mondo crypto a quello dei crimini finanziari, ma a quanto pare il ruolo delle criptovalute all’interno del mondo dei crimini finanziari è ancora decisamente irrilevante. 

Il report di Nasdaq: fuori Tether e crypto dai crimini finanziari

Il report di Nasdaq è il primo Global Financial Crime Report pubblicato dalla società americana. 

Ha come scopo quello di analizzare e riportare misura, portata ed impatti della criminalità finanziaria sulla società umana. 

Il report è globale, ed analizza quindi il crimine finanziario in tutto il mondo. È stato realizzato da Nasdaq e Verafin, in collaborazione con Celent e Oliver Wyman, ed include un modello di dati sviluppato da fonti pubbliche e private, oltre ad interviste con professionisti della lotta al crimine finanziario.

Verafin è una società di Nasdaq che offre soluzioni aziendali proprio per la gestione della criminalità finanziaria: rilevamento e gestione di frodi, conformità e gestione AML/CFT, gestione di clienti ad alto rischio, screening, gestione delle sanzioni, e condivisione delle informazioni. La loro piattaforma è utilizzata da oltre 2.500 istituti finanziari in tutto il mondo. 

Nasdaq invece è la società che gestisce l’omonima borsa tecnologica statunitense. 

I risultati del report di Nasdaq parlano chiaro: crypto e stablecoin come Tether (USDT) non impattano

Il Global Financial Crime Report del 2024 rivela che nel 2023 sono stati individuati 3.100 miliardi di dollari in fondi illeciti e riciclaggio di denaro a livello globale. Inoltre sono state stimate perdite complessive dovute a frodi per oltre 485 miliardi di dollari. 

Per farsi un’idea, l’intero mercato crypto ha una capitalizzazione di circa 1.500 miliardi di dollari, ed ogni giorno genera un volume di scambi inferiore ai 100 miliardi. La stessa società Nasdaq ha una capitalizzazione di mercato di circa 33 miliardi di dollari. 

Dei 3.100 miliardi di dollari di fondi illeciti transitati attraverso il sistema finanziario globale nel 2023, quasi 800 miliardi sono stati generati dal solo traffico di droga. Altri 350 miliardi sono stati generati dal traffico di esseri umani, ed oltre 11 miliardi di dollari dal finanziamento al terrorismo. 

Tra le altre minacce principali elencate dal rapporto ci sono le frodi in tempo reale, il riciclaggio di denaro tramite money mule, le frodi ai danni degli Stati, truffe ai danni degli anziani, truffe ai danni dei consumatori, frodi aziendali, e compromissione di indirizzi email.

Tra tutte queste non c’è traccia di criptovalute o stablecoin

Le principali sfide individuate per la lotta ai crimini finanziario sono la compliance alle nuove normative, la previsione delle evoluzioni dei crimini finanziari, l’arretratezza tecnologica di alcuni sistemi finanziari, l’impatto del potenziale non adeguamento alla compliance, e la scarsità di regole chiare. Anche da questa lista sono assenti criptovalute e stablecoin. 

Invece, tra le potenziali soluzioni, in particolare per migliorare gli sforzi di prevenzione della criminalità finanziaria, pur non avendo annoverato le tecnologie crypto si intuisce che queste potrebbero avere un qualche tipo di ruolo, seppur forse marginale. 

Le crypto ed i crimini finanziari

Va comunque ricordato che le criptovalute, così come le valute fiat, vengono effettivamente utilizzate anche da criminali finanziari, ed è anche possibile che il loro utilizzo in questo campo sia in aumento. 

I numeri però mostrano come l’utilizzo effettivo e concreto delle tecnologie crypto a favore dei crimini finanziari abbiano un ruolo decisamente minoritario all’interno del panorama globale, se non addirittura ancora del tutto irrilevante. 

È possibile che tale ruolo possa ulteriormente crescere nel corso del tempo, ma con il fatto che le transazioni in criptovalute lascino tracce pubbliche, per quanto anonime o pseudo-anonime, non sono di certo il miglior modo per nascondersi dalle forze dell’ordine. 

Anzi, ad esempio molti dei furti ai danni di piattaforme crypto sono stati tracciati fino ad arrivare ai colpevoli, ed in alcuni casi anche al recupero del maltolto. Forse le criptovalute creano più opportunità che rischi da questo punto di vista. 

Il commento di Tether

Il CEO di Tether, Paolo Ardoino, ha commentato i risultati del rapporto di Nasdaq dicendo:

“Il rapporto di oggi che evidenzia la crisi della criminalità finanziaria multimiliardaria che affligge il mondo è incredibilmente allarmante. Siamo pienamente d’accordo con l’affermazione del rapporto secondo cui nessuna azienda, industria o tecnologia può risolvere questo problema da sola e che solo attraverso la cooperazione multilaterale riusciremo a fermare queste attività illecite.

Tether è orgogliosa della nostra continua collaborazione con le forze dell’ordine di tutto il mondo, sfruttando la natura trasparente delle transazioni blockchain per congelare con successo indirizzi e wallet coinvolti in attività criminali, compresi quelli collegati a individui ed entità presenti nell’elenco SDN dell’OFAC.

Tether è impegnata a continuare il nostro approccio cooperativo con le forze dell’ordine per fermare i crimini finanziari distruttivi, e facciamo eco alle richieste contenute in questo rapporto del Nasdaq affinché le istituzioni finanziarie preesistenti facciano la loro parte come sta facendo Tether”.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli
"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".
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