HomeCriptovaluteJPMorgan: la stablecoin Tether preoccupa l’intero mercato crypto

JPMorgan: la stablecoin Tether preoccupa l’intero mercato crypto

Secondo JPMorgan Chase & Co., l’espansione della quota di mercato di USDT (Tether) tra le stablecoin sarebbe un rischio per il mercato delle criptovalute.

Lo ha scritto in un recente rapporto distribuito giovedì scorso.

USDT è ormai vicina a superare per la prima volta nella storia per una singola stablecoin la capitalizzazione di mercato di 100 miliardi di dollari, ed è ormai parte integrante dei mercati crypto fungendo da alternativa meno volatile per i trader che desiderano scambiare asset digitali ed immagazzinare la propria ricchezza.

Le preoccupazioni di JPMorgan riguardo al dominio della stablecoin Tether (USDT)

Il rapporto di JPMorgan sostiene che la crescente espansione di USDT negli ultimi due anni ha sì consentito a Tether di consolidare il suo ruolo di leader nello specifico settore delle stablecoin, ma a fronte di una mancanza di conformità normativa e di trasparenza. 

Nel rapporto gli analisti di JPMorgan scrivono che gli emittenti di stablecoin più allineati alle normative esistenti probabilmente trarranno vantaggio da un imminente giro di vite normativo sulle stablecoin, e guadagneranno quote di mercato. 

L’ipotesi è che le stablecoin potrebbero presto essere soggette a maggiore regolamentazione, sia negli Stati Uniti che in Europa, dove a giugno inizierà l’implementazione parziale del MiCA.

Il riferimento sembra essere a USDC, dietro la quale c’è indirettamente Coinbase, e PYUSD, dietro la quale c’è PayPal. 

Si tratta quindi non di rischi attuali ma in prospettiva, sebbene a medio-breve termine, e non va dimenticato che la stessa JPMorgan ha creato una sorta di stablecoin, chiamata JPM Coin, utilizzata però solo sui loro sistemi. 

Va anche evidenziato che secondo gli analisti di JPMorgan la possibile quotazione in borsa di Circle, l’emittente di USDC, suggerisce l’intenzione della società di espandersi anche a livello internazionale al di fuori degli USA, e di prepararsi in modo proattivo alle imminenti nuove normative sulle stablecoin. 

USDT e USDC

USD Coin (USDC) ad oggi capitalizza circa 27 miliardi di dollari, ovvero meno di un terzo degli oltre 96 miliardi di USDT (Tether). 

Il picco massimo USDC lo ha toccato a giugno del 2022, dopo il fallimento di Celsius, quando sfiorò i 56 miliardi. In quel momento USDT era scesa a meno di 66 miliardi, quindi sembrava possibile un sorpasso a breve. 

E invece a partire da gennaio 2023 USDT è tornata a salire prepotentemente, superando i 70 miliardi di capitalizzazione già a febbraio dello scorso anno. 

Invece USDC a partire da luglio 2022 ha iniziato un calo conclusosi solo a fine 2023, ed intensificarsi a marzo dell’anno scorso a causa della momentanea perdita del peg con il dollaro. Fino ad oggi non è ancora riuscita a riprendersi del tutto da quel colpo, sebbene ci abbia messo pochi giorni a recuperare il peg. Basti pensare che il livello attuale è ancora inferiore a quello di giugno 2023. 

JPMorgan contro la principale stablecoin: la dominance di Tether (USDT)

In questo momento la dominance di USDT nel settore delle criptovalute è di quasi il 71%. 

In totale tutte le stablecoin del mondo attualmente capitalizzano circa 135 miliardi di dollari, 96 dei quali occupati da Tether.

E comunque al momento dell’apice, ad aprile 2022 prima ancora del crollo di UST di Terra/Luna, la capitalizzazione totale delle stablecoin era inferiore ai 190 miliardi di dollari, poco più del doppio rispetto alla capitalizzazione odierna di USDT.

Se a ciò si aggiunge che USDT è anche la stablecoin più antica che ci sia in circolazione, il suo predominio appare pressochè totale. 

Il CEO di Tether, Paolo Ardoino, ha dichiarato che tale predominio può essere negativo per i concorrenti, compresi quelli provenienti dal settore bancario, ma per ora non è mai stato negativo per i mercati. 

Ha anche detto che in realtà hanno sempre lavorato a stretto contatto con gli enti regolatori globali, e che quindi non dovrebbero avere problemi a livello normativo. 

Hanno anche innalzato il loro livello di trasparenza, tanto che i mercati alla lunga li stanno premiando. 

Il futuro dell’industria 

Sebbene i rischi sollevati da JPMorgan siano da considerare realistici, in questo momento appare un po’ improbabile che qualche altra stablecoin sia in grado di scalzare USDT sul medio-breve periodo. 

Anzi, quella che avrebbe dovuto essere la sua grande pretendente, USDC, l’anno scorso ha dimostrato di essere in realtà più debole, probabilmente a causa di una minore esperienza nella gestione di un progetto simile. 

USDT esiste ormai dal 2015, mentre USDC è sbarcata sui mercati crypto tre anni dopo. 

Sul lungo periodo, però, le obiezioni di JPMorgan potrebbero assumere maggior significato, proprio perché dietro USDC o PYUSD, ci sono società americane quotate in borsa, e quindi meglio allineabili con le normative statunitensi.

C’è, però, anche da dire che ai mercati crypto l’aderenza delle stablecoin alle normative potrebbe anche non interessare molto, soprattutto quando si tratta di exchange decentralizzati. 

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli
"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".
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