Non è solo dalla SEC che sono arrivate buone notizie per Bitcoin e criptovalute: ora è il turno della Fed.
Infatti si è saputo che Michael S. Barr, il vicepresidente alla supervisione del Board della Federal Reserve, darà le sue dimissioni.
La buona notizia è che Barr è ritenuto uno dei principali ostacoli per le banche che volevano custodire o utilizzare crypto.
Summary
Le dimissioni di Barr della Fed: Bitcoin reagisce bene
Michael Barr è vicepresidente alla supervisione della Fed dal giugno del 2022. È stato nominato durante l’amministrazione del presidente democratico Biden, ed è sempre stato alleato della democratica Elizabeth Warren, ovvero il principale politico statunitense che lotta contro il settore crypto.
Le sue dimissioni saranno effettive a partire dal 28 febbraio, ed a quel punto sotto la nuova presidenza repubblicana di Trump è molto probabile che verrà sostituito da una figura pro-crypto.
Barr rimarrà in carica però come membro del Board dei governatori della Fed, ma questo è meno importante.
La Federal Reserve è responsabile della supervisione, del monitoraggio, dell’ispezione e dell’esame di determinati istituti finanziari, per garantire che rispettino le norme e i regolamenti e che operino in modo sicuro e solido. Pertanto la supervisione della Fed è rivolta specificatamente agli istituti finanziari.
Un cambio di rotta della supervisione della Fed potrebbe significare un significativo allentamento dei vincoli e dei limiti imposti agli istituti finanziari USA che vogliono custodire o utilizzare direttamente criptovalute.
Le dimissioni di Barr quindi potrebbero segnare un nuovo punto di svolta per il settore crypto, questa volta per quanto riguarda l’adozione istituzionale da parte delle banche.
L’adozione istituzionale di Bitcoin e il ruolo della Fed
In questo specifico caso però va evidenziata una differenza importante.
Solitamente con adozione istituzionale di Bitcoin si intende l’utilizzo di BTC come forma di investimento da parte di investitori istituzionali.
Invece nelle casistiche che riguardano la supervisione della Fed rientrano soprattutto la gestione di Bitcoin e criptovalute da parte delle banche per conto dei loro clienti. Di fatto se un qualche istituto privato volesse investire in BTC potrebbe già farlo ora, a patto di farlo con fondi propri e con percentuali tali da non elevare troppo i rischi.
Il problema stava nella possibilità da parte degli istituti finanziari statunitensi di fornire ai loro clienti direttamente servizi crypto, senza doversi appoggiare ad aziende terze specializzate.
Ad esempio, i gestori istituzionali degli ETF su Bitcoin spot custodiscono i BTC su wallet di servizi terzi di livello istituzionale, come ad esempio Coinbase Custody, e questo limita i servizi che si possono offrire, aumentando anche i costi.
Se invece la supervisione della Fed sugli istituti finanziari ora dovesse cambiare strategia, potrebbe iniziare a consentire agli stessi istituti di custodire, e quindi utilizzare, direttamente ed in prima persona le loro criptovalute, ed in particolare quelle di proprietà dei loro clienti.
Bitcoin in banca
Ciò che viene in mente ad esempio è la possibilità che le banche stesse possano offrire in futuro ai loro clienti la possibilità di depositare o prelevare BTC direttamente dai loro conto correnti, oltre che comprarli e venderli sempre direttamente dal conto corrente.
Ad oggi di fatto ciò negli USA è impossibile, e a dire il vero lo è anche in molti altri Paesi. Sono davvero ancora pochissime le banche in giro per il mondo che offrono un servizio simile.
Qualcosa del genere lo sta facendo ad esempio PayPal, che però non è la classica grande banca che gestisce migliaia di miliardi di dollari di fondi dei propri clienti.
Ad esempio, JPMorgan Chase ha un AUM superiore ai 3.400 miliardi di dollari, ovvero molto di più dell’intera capitalizzazione di mercato di Bitcoin.
JPMorgan Chase già offre dei servizi crypto, ma lo fa appoggiandosi a servizi terzi, anche se da tempo lavora anche ad un’infrastruttura propria.
Nel momento in cui JPMorgan Chase dovesse integrare servizi crypto diretti all’interno dei conti correnti di tutti i loro clienti, ecco che si potrebbe davvero arrivare ad avere anche “Bitcoin in banca”.
L’apparente controsenso
A dire il vero consegnare i propri BTC ad una banca sembra un totale controsenso.
Bitcoin infatti è stato inventato proprio per poter fare a meno del sistema bancario, ma l’auto-custodia in realtà non è per tutti.
Anzi, coloro che sono realmente in grado di fare auto-custodia in tutta sicurezza sono ancora solamente una minima parte della popolazione. Per tutti gli altri l’unica alternativa realistica è affidarsi ad un custode affidabile perlomeno fino a che non si è presa così tanta confidenza con lo strumento da essere in grado anche di fare auto-custodia.
Si tratta quindi in effetti di un controsenso che però ha due attenuanti.
La prima è che consente l’ingresso nel settore crypto a milioni, o miliardi di persone, che altrimenti sarebbero di fatto tagliate completamente fuori.
La seconda è che, una volta entrati da questa “porta secondaria”, magari poi viene voglia di entrare anche da quella principale, e spostare tutto in auto-custodia.

