Secondo Paxos, con le nuove stablecoin regolamentate introdotte dal quadro federale USA, per le banche tradizionali il vecchio approccio prudente verso questi strumenti non è più sostenibile.
Summary
Il cambio di paradigma dopo il GENIUS Act
La società Paxos, piattaforma regolamentata per blockchain e tokenizzazione, ha diffuso un messaggio diretto al settore bancario: il vecchio playbook sulle stablecoin è superato. Il punto di svolta è il GENIUS Act, firmato dal presidente Trump nel luglio 2025, che introduce regole federali chiare per l’emissione in Stati Uniti.
In un post su X, Paxos ha contestato quattro convinzioni diffuse tra gli istituti di credito, spiegando perché risultano ormai datate. Secondo l’azienda, l’arrivo di una cornice normativa definita ribalta le paure storiche su depositi, vigilanza e concorrenza con i prodotti bancari tradizionali.
“Le stablecoin sono già un mercato da migliaia di miliardi di dollari e le banche che sapranno integrarle nel proprio business ne trarranno grandi benefici”, ha affermato la società. Tuttavia, Paxos avverte che ignorare questa evoluzione potrebbe far perdere terreno rispetto a concorrenti più agili.
Da strumenti non regolati a asset sotto supervisione
Il primo “mito” contestato è l’idea che le stablecoin siano fuori da ogni perimetro regolatorio. Per Paxos questa visione non è più aderente alla realtà. Il GENIUS Act impone infatti una copertura in riserve 1:1 con attività liquide, come i Treasury statunitensi a breve termine, oltre a obblighi di disclosure pubblica mensile.
Solo emittenti autorizzati possono operare sul mercato statunitense, riducendo l’area grigia che preoccupava le banche. Inoltre, a livello internazionale, il framework della MAS di Singapore e le regole europee MiCA fissano standard simili, con requisiti stringenti su riserve e trasparenza.
Paxos sostiene di rispettare già queste condizioni e sottolinea che l’architettura di compliance che gli istituti ritenevano assente è ora sostanzialmente disponibile. Detto ciò, la società invita gli operatori a rivedere le proprie valutazioni sulla normativa sulle stablecoin in chiave aggiornata.
Stablecoin e timori sui depositi bancari
Il secondo punto critico riguarda l’idea che questi strumenti digitali possano erodere i depositi e ridurre la capacità di erogare credito. Paxos non condivide questa analisi. Secondo la società, le stablecoin funzionano come infrastruttura per pagamenti, regolamento e gestione del capitale in modi che i conti tradizionali non possono replicare pienamente.
Inoltre, le banche possono scegliere di emettere direttamente o custodire queste risorse digitali, trasformando un potenziale rischio competitivo in una nuova linea di prodotto. In questo senso, il confronto stablecoin vs depositi bancari viene riletto come un’opportunità di diversificazione, non come un gioco a somma zero.
Paxos paragona il momento attuale alla fase in cui i pagamenti elettronici intimorivano gli istituti, prima di diventare una componente centrale del loro modello operativo. Secondo l’azienda, il settore assisterà a una traiettoria simile per le valute ancorate a riserve.
Dalle crypto ai pagamenti globali
Originariamente le stablecoin sono nate come strumento di liquidità per gli exchange di criptovalute, facilitando l’ingresso e l’uscita dal mercato. Quella fase, però, rappresenta solo il primo capitolo. Paxos evidenzia che oggi grandi aziende globali utilizzano questi token per spostare in pochi minuti milioni di dollari oltre confine.
Questi utilizzi riguardano pagamenti transfrontalieri con stablecoin, capital markets on-chain e regolamento di asset tokenizzati. Inoltre, le transazioni registrate sulla blockchain possono essere verificate pubblicamente quasi in tempo reale, offrendo un livello di auditabilità difficile da ottenere nei sistemi legacy.
La società sottolinea anche che le riserve mantenute in Treasury a breve termine risultano, a suo avviso, più sicure di molti attivi detenuti a bilancio dalle banche. Tuttavia, la valutazione del rischio resta legata alle singole strutture di governance e ai controlli sui vari emittenti.
Cosa cambia per le banche con le stablecoin regolamentate
Nel cuore dell’analisi, Paxos sostiene che le stablecoin regolamentate possano diventare leve strategiche per gli istituti che decidono di muoversi per tempo. L’adozione può sbloccare settlement più rapidi, una gestione della liquidità più efficiente e un ventaglio di prodotti digitali per la clientela corporate e retail.
Inoltre, l’uso di questi strumenti in processi di tokenizzazione degli asset e in servizi di custodia on-chain può rafforzare il posizionamento delle banche nella finanza digitale. In contrasto, un atteggiamento attendista rischia di favorire fintech, operatori nativi blockchain e concorrenti bancari più innovativi.
Paxos avverte che il costo dell’inazione potrebbe manifestarsi in quote di mercato perse in segmenti chiave come i pagamenti internazionali, il cash management avanzato e il settlement istantaneo tra istituzioni.
Rischi e opportunità nel nuovo contesto
Nelle sue conclusioni, la società ricorda che il quadro emerso dal GENIUS Act e dalle regole di Singapore ed Europa non elimina la necessità di una gestione prudente del rischio. Tuttavia, offre alle banche un perimetro normativo più prevedibile in cui sperimentare modelli di liquidità e settlement basati su token.
“Gli istituti che li adotteranno potranno sbloccare settlement più rapidi, una migliore gestione della liquidità e nuovi prodotti per i clienti. Coloro che li rifiuteranno cederanno quote di mercato a fintech, player nativi blockchain e concorrenti più lungimiranti”, ha concluso Paxos.
Nel complesso, il messaggio al settore è chiaro: l’era delle sperimentazioni periferiche è finita e l’attenzione si sposta ora sull’integrazione strategica di questi strumenti nelle infrastrutture bancarie esistenti.

