Dopo quasi un mese di silenzio strategico, OpenAI ha deciso di rispondere colpo su colpo alla causa Apple contro OpenAI, pubblicando prove concrete a sostegno della propria versione. Il caso, che ha già scosso i rapporti tra due dei nomi più influenti della tecnologia globale, entra ora in una fase più delicata: non più solo accuse, ma email, messaggi e ricostruzioni pubbliche che complicano il quadro disegnato da Apple.
Summary
La causa di Apple contro OpenAI per i segreti commerciali
Apple ha depositato la denuncia per furto di segreti commerciali il 10 luglio 2026, in California, sostenendo che OpenAI avrebbe orchestrato una cospirazione con alcuni ex dipendenti Apple per sottrarre tecnologie proprietarie non ancora rese pubbliche. Secondo l’azienda di Cupertino, non si è trattato di un episodio isolato, ma di un pattern coordinato di condotta scorretta a livello istituzionale.
Accuse principali e rivendicazioni legali
Apple sostiene che un ex dipendente passato a OpenAI avrebbe sfruttato un bug di autenticazione, e che OpenAI avrebbe persino chiesto a ingegneri Apple di portare hardware proprietario durante colloqui di lavoro, con una leadership che avrebbe “normalizzato” simili comportamenti. Sulla base di queste accuse, Apple chiede un’ingiunzione preliminare, uno strumento che permetterebbe al tribunale di intervenire ancora prima dell’apertura del processo.
Persone chiave coinvolte
Al centro delle accuse ci sono due nomi: Tang Yew Tan, che secondo Apple ha guidato per oltre 24 anni il ruolo di Chief Hardware Officer prima di passare a OpenAI, e Chang Liu, il cui ultimo giorno in Apple risale al 22 gennaio 2026. Apple sostiene che Liu avrebbe continuato ad accedere a informazioni riservate dopo la sua uscita, e che Tang avrebbe tentato di ottenere e utilizzare segreti commerciali dell’azienda.
La replica pubblica e la difesa di OpenAI
OpenAI ha risposto punto per punto, definendo la causa “careless, aggressive and oddly personal” — sconsiderata, aggressiva e stranamente personale — in un blog post pubblicato il 3 agosto 2026, intitolato “Apple is getting this wrong”. Il tono della replica non lascia dubbi: OpenAI accusa Apple di aver costruito una narrazione fragile, sostenuta da errori procedurali più che da prove solide.
Negazione del furto di segreti commerciali
OpenAI nega categoricamente di possedere o aver utilizzato segreti commerciali di Apple. Riguardo a Tang Tan, l’azienda scrive che è sempre stato chiaro con il team di non voler utilizzare informazioni riservate provenienti da altre aziende, sottolineando i 24 anni di servizio di Tan in Apple e la sua reputazione come uno dei leader più innovativi dell’azienda.
Sul caso di Chang Liu, OpenAI ribalta la prospettiva: pubblica messaggi che mostrerebbero come siano stati dipendenti Apple a contattare Liu, dopo la sua partenza, chiedendogli aiuto per individuare file e rispondere a domande tecniche — non il contrario. OpenAI definisce questo un problema ricorrente di Apple, legata alla gestione carente degli accessi ai sistemi quando un dipendente lascia l’azienda: chi se ne va in buona fede, spiega OpenAI, spesso continua ad avere accesso a file aziendali senza nemmeno volerlo o saperlo.
Chiarimenti sulle comunicazioni citate
Uno dei passaggi più duri della replica riguarda le comunicazioni precedenti alla causa. OpenAI sostiene che Apple avesse dichiarato di averla contattata a febbraio senza ricevere risposta, ma che gli avvocati esterni di Apple avrebbero inviato l’email alla persona sbagliata, confondendo due cognomi asiatici — errore ammesso da Apple solo dopo che OpenAI lo ha fatto notare. Apple avrebbe anche affermato di aver avuto una discussione con il General Counsel di OpenAI, un incontro che secondo OpenAI non è mai avvenuto.
Tentativi di risoluzione amichevole e argomentazioni legali
OpenAI afferma di aver tentato una risoluzione amichevole prima che Apple portasse la questione in tribunale, e di aver preso sul serio le accuse offrendo collaborazione. Secondo l’azienda, Apple avrebbe invece scelto di cambiare narrazione, aggiungendo accuse vaghe su altri ex dipendenti. Per questo OpenAI definisce la richiesta di ingeliminazione preliminare non solo infondata, ma del tutto superflua: non ci sarebbe nulla da bloccare, perché nessun segreto commerciale sarebbe mai stato sottratto.
Il contesto più ampio di competizione per talenti AI e controversie legali
Questa vicenda non nasce nel vuoto. OpenAI aveva già affrontato e respinto accuse simili di furto di segreti commerciali mosse da xAI, l’azienda di Elon Musk, delineando un modello ricorrente: più OpenAI cresce e attira talenti di alto profilo dai concorrenti, più questi ultimi si rivolgono ai tribunali per contenere l’emorragia.
La rottura tra Apple e OpenAI arriva dopo un periodo di collaborazione di alto profilo nella Silicon Valley, incrinatosi quando OpenAI ha accelerato i propri piani sull’hardware di consumo assumendo figure chiave provenienti da Apple, incluso Jony Ive, ex chief design officer del gruppo di Cupertino. La battaglia legale, quindi, non è solo una disputa contrattuale: è il sintomo più visibile di una guerra dei talenti che sta ridisegnando gli equilibri tra big tech e laboratori di intelligenza artificiale.
Per il settore, il precedente OpenAI-xAI suggerisce che difendersi pubblicamente, con documenti e comunicazioni alla mano, può risultare una strategia efficace contro accuse di questo tipo. Ma per Apple, il rischio è duplice: se le proprie ricostruzioni si rivelano imprecise, come sembrano indicare gli errori di comunicazione ammessi, l’azienda potrebbe vedere eroso il proprio vantaggio narrativo prima ancora che il caso arrivi davanti a un giudice.
Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

