HomeCriptovaluteFallimento Knaken crypto: solo 2,2 milioni su 12 milioni per i creditori

Fallimento Knaken crypto: solo 2,2 milioni su 12 milioni per i creditori

Il fallimento Knaken crypto entra in una nuova fase: i pubblici ministeri olandesi hanno venduto le criptovalute rimaste in mano alla piattaforma di trading crollata per 2,2 milioni di euro, creando il primo fondo concreto a disposizione della curatela fallimentare per i creditori. È una cifra che, sulla carta, sembra un passo avanti. Ma basta guardare i numeri per capire quanto sia lontana dal risolvere il problema di migliaia di clienti che aspettano di sapere che fine hanno fatto i loro soldi.

Punti chiave

  • I pubblici ministeri olandesi hanno venduto le criptovalute sequestrate a Knaken per 2,2 milioni di euro, primo fondo disponibile per i creditori.
  • Il tribunale di Rotterdam ha dichiarato il fallimento di Knaken il 16 luglio, dopo l’accusa di 7 milioni di euro non contabilizzati.
  • Circa 6.300 clienti avrebbero investito tra 10 e 12 milioni di euro, secondo le stime del curatore Carl Hamm.
  • Knaken operava senza autorizzazione secondo il quadro MiCA dell’Unione Europea, dopo la scadenza del periodo transitorio olandese il 30 giugno 2025.
  • È in corso un’indagine penale sulle finanze della piattaforma, senza accuse formalizzate finora.

Il fallimento di Knaken e le somme mancanti

Il tribunale di Rotterdam ha dichiarato Knaken fallita il 16 luglio, dopo che i pubblici ministeri avevano segnalato 7 milioni di euro non riconducibili a nessuna posizione verificabile. Secondo la sintesi ufficiale del tribunale, la società non disponeva di asset sufficienti per rimborsare integralmente i clienti.

La richiesta di fallimento era stata presentata dai pubblici ministeri il 30 giugno nell’interesse pubblico, perché i clienti non avevano abbastanza informazioni per valutare la propria posizione legale. Il tribunale ha inoltre accertato che, dopo il blocco della piattaforma di trading, gli utenti non potevano più accedere ai propri conti né alle proprie disponibilità.

Sequestro e vendita di asset crypto

La vendita delle criptovalute sequestrate a Knaken è stata autorizzata per evitare che il valore degli asset si deteriorasse durante la procedura fallimentare, con base giuridica nell’articolo 117 del codice di procedura penale olandese, che consente alle autorità di vendere beni sequestrati quando il loro valore rischia di calare. I proventi restano così custoditi in euro, mentre proprietà e diritti dei creditori vengono chiariti.

Il curatore Carl Hamm ha sostenuto questa decisione, spiegando che i prezzi delle crypto possono muoversi in modo brusco mentre la procedura di insolvenza è ancora in corso. Il sequestro era avvenuto poco prima della dichiarazione di fallimento.

Documenti giudiziari citati dai media olandesi descrivono anche un trasferimento di 2,3 milioni di euro da Knaken verso una società privata controllata dal proprietario Ronald J., transazione che il tribunale avrebbe qualificato come conflitto di interessi. Il curatore sta ancora verificando se restino altrove denaro, crediti o altri asset liquidabili.

Richieste dei clienti e prospettive di recupero dei creditori

Il recupero per i creditori di Knaken rischia di restare parziale, e lo stesso curatore lo ha ammesso apertamente. Hamm ha contattato circa 6.300 persone che avevano detenuto posizioni sulla piattaforma nel periodo recente, stimando un totale investito tra posizioni in criptovalute, certificati e prestiti ai clienti compreso fra 10 e 12 milioni di euro.

I 2,2 milioni ottenuti dalla vendita degli asset coprirebbero quindi solo una parte di quella stima, prima ancora di considerare i costi della procedura fallimentare e il trattamento differenziato delle varie classi di creditori. Hamm non ha pubblicato né una percentuale di recupero prevista né una data di distribuzione.

Secondo il curatore, i clienti risulterebbero titolari di crediti verso Knaken espressi in valore euro piuttosto che proprietari diretti di criptovalute custodite in wallet individuali. Hamm ha inoltre affermato che Knaken non avrebbe acquistato crypto in quantità sufficiente a coprire tutte le posizioni mostrate sui conti dei clienti, e che investimenti e spese operative ordinarie sarebbero confluiti in un fondo comune prima che le perdite si accumulassero.

Il proprietario Ronald J. ha respinto questa ricostruzione. Ha spiegato che ogni ordine dei clienti veniva eseguito tramite un fornitore di liquidità e poteva essere verificato tramite numero identificativo dell’ordine, prezzo di esecuzione e timestamp. “Ogni ordine effettuato tramite Knaken viene eseguito dal nostro fornitore di liquidità”, ha dichiarato, definendo la ricostruzione del curatore “assolutamente errata e dannosa”. Ronald J. non ha negato l’esistenza di una parte scoperta, ma ha contestato l’idea che gli ordini dei clienti fossero generalmente inevasi, sostenendo che le posizioni sulla maggior parte delle circa 145 crypto supportate avessero asset corrispondenti. Ha anche detto di non riconoscere la stima di Hamm sui 10-12 milioni di euro né di comprendere come sia stata calcolata.

Nessuna delle due versioni ha ancora ricevuto una determinazione giudiziaria definitiva: sia la revisione del curatore che l’indagine penale restano in corso.

Contesto regolamentare e indagine penale

Knaken aveva interrotto i servizi ordinari dopo non essere riuscita a ottenere l’autorizzazione secondo il quadro MiCA dell’Unione Europea. L’Autorità olandese per i mercati finanziari (AFM) sovraintende ai fornitori di servizi su asset crypto nei Paesi Bassi, e richiede autorizzazione o notifica valida da un regolatore europeo idoneo prima di offrire servizi crypto coperti nel territorio dell’Unione. Il periodo transitorio nazionale olandese si è chiuso il 30 giugno 2025, e Knaken non risultava tra i fornitori autorizzati quando le operazioni si sono fermate.

Va detto che la mancata autorizzazione non stabilisce di per sé cosa sia accaduto ai fondi dei clienti: status di licenza, ammanco fallimentare e possibile condotta penale restano questioni separate, che le autorità devono valutare sulla base dei documenti finanziari e di altre prove.

Sul fronte penale, i pubblici ministeri stanno conducendo un’indagine su possibili reati legati alle finanze della piattaforma, senza però aver ancora annunciato accuse, indicato sospetti o fissato una scadenza per la conclusione dell’inchiesta. Knaken aveva in parte collegato le proprie difficoltà finanziarie al furto di 23 bitcoin subito nel 2020, quando il valore rubato era stimato attorno a 140.000 euro; i successivi rialzi di prezzo avrebbero però cambiato il costo di un eventuale rimpiazzo di quelle monete. Gli investigatori non hanno ancora accettato pubblicamente il furto come spiegazione completa dell’ammanco.

I clienti possono continuare a presentare le proprie richieste a Hamm con estratti conto e documentazione di supporto. Il curatore dovrà verificarle, stabilirne la classificazione legale e cercare eventuali asset aggiuntivi prima di procedere a qualsiasi distribuzione, mentre sta valutando anche se gli amministratori di Knaken abbiano rispettato i propri doveri. Ronald J. ha detto di voler ancora proporre un accordo ai creditori, ma nessuna intesa definitiva, termine di pagamento o votazione dei creditori è stata finora annunciata: qualunque proposta dovrà inserirsi nella procedura fallimentare sotto controllo del tribunale.

FAQ

Qual è lo stato attuale del fallimento di Knaken?

Knaken è stata dichiarata fallita dal tribunale di Rotterdam il 16 luglio, dopo le accuse dei pubblici ministeri su 7 milioni di euro non contabilizzati.

Quanto denaro è stato raccolto dalla vendita delle criptovalute sequestrate a Knaken?

I pubblici ministeri olandesi hanno venduto le criptovalute rimaste a Knaken per 2,2 milioni di euro, destinati a finanziare la massa fallimentare.

Quali sono le prospettive di recupero per i creditori?

Il curatore Carl Hamm ha avvertito che i recuperi potrebbero restare limitati: i 2,2 milioni di euro coprono solo una parte della stima di 10-12 milioni investiti dai clienti.

Knaken era autorizzata secondo le norme crypto dell’UE?

No, Knaken non aveva l’autorizzazione richiesta dal quadro MiCA dell’Unione Europea e ha interrotto i servizi dopo la scadenza del periodo transitorio olandese, fissata al 30 giugno 2025.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Stefania Stimolo
Stefania Stimolo
Laureata in Marketing e Comunicazione, Stefania è un’esploratrice di opportunità innovative. Partendo come Sales Assistant per e-commerce, nel 2016 inizia ad appassionarsi al mondo digitale autonomamente, inizialmente in ambito Network Marketing dove conosce e si appassiona dell’ideale di Bitcoin e tecnologia Blockchain diventandone una divulgatrice come copywriter e traduttrice per progetti ICO e blog, ed organizzando corsi conoscitivi.
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