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Fallimento Poolin e vendita asset: 500 milioni di debiti, appena 10 di beni

Un altro grande nome del mining di Bitcoin finisce in tribunale. Poolin Technology, storico gestore di pool di mining, ha depositato istanza di fallimento Chapter 11 insieme a due società affiliate, aprendo un capitolo giudiziario che punta dritto verso una vendita forzata degli asset. Il fallimento Poolin e vendita asset segna così l’epilogo di una crisi di liquidità che covava da anni e che ora si intreccia con le difficoltà più ampie dell’intero settore del mining.

Punti chiave

  • Poolin Technology PTE. LTD., Lonestar Taproot LLC e Lonestar Dream, Inc. hanno depositato istanza volontaria di Chapter 11 il 22 luglio 2026 presso il tribunale fallimentare del New Jersey.
  • Le passività stimate vanno da 100 a 500 milioni di dollari, contro attivi stimati tra 1 e 10 milioni di dollari.
  • Il tribunale ha approvato le procedure d’asta il 17 agosto: eventuale asta il 10 settembre 2026, udienza sulla vendita fissata per il 18 settembre.
  • Poolin aveva già affrontato una crisi di liquidità nel 2022, sospendendo i prelievi da PoolinWallet ed emettendo sei token IOU.
  • I creditori si incontreranno da remoto il 28 agosto 2026 per la riunione ai sensi della Section 341.

Fallimento Chapter 11 di Poolin: la richiesta e il tribunale competente

Le istanze sono state depositate presso lo U.S. Bankruptcy Court for the District of New Jersey e i tre casi vengono amministrati congiuntamente sotto la causa guida di Poolin, numero 26-18325, davanti al giudice Eamonn J. O’Hagan. Secondo la pagina informativa del caso curata da Verita Global, Lonestar Taproot ha ricevuto il numero di causa 26-18326 e Lonestar Dream il 26-18327. Le tre società restano debitori in possesso mentre la procedura Chapter 11 prosegue il suo corso.

Le date chiave del procedimento

Il calendario giudiziario si sta rivelando piuttosto denso. I creditori di Poolin sono convocati per il 28 agosto alle 9 del mattino, ora orientale, in una riunione da remoto ai sensi della Section 341, come indicato nell’avviso Chapter 11 modificato depositato il 5 agosto. Chi intende presentare una richiesta di credito può inviare i moduli originali firmati al Poolin Claims Processing Center, gestito da KCC con il marchio Verita Global, a El Segundo, in California: sono accettati solo l’invio postale statunitense o la consegna a mano, mentre fax e altri canali elettronici restano esclusi. Al momento, però, non è stata ancora fissata una scadenza generale per la presentazione delle richieste di credito, un dettaglio che potrebbe pesare sulla partecipazione dei creditori.

Attivi, passivi e numero di creditori coinvolti

I numeri depositati in tribunale disegnano uno squilibrio netto tra ciò che Poolin possiede e ciò che deve. La società stima passività comprese tra 100 e 500 milioni di dollari, a fronte di attivi valutati soltanto tra 1 e 10 milioni di dollari. La platea dei creditori coinvolti nella procedura fallimentare di Poolin è stimata tra 10.001 e 25.000 soggetti, e la petizione indica che dovrebbero essere disponibili fondi per una distribuzione ai creditori non garantiti, anche se l’ammontare effettivo resta una stima da verificare nel corso della procedura.

Questo scarto tra attivi e passivi è il cuore del problema: spiega perché la strada scelta non sia una ristrutturazione del debito in senso classico, ma una liquidazione ordinata degli asset residui, gestita sotto la supervisione del tribunale per tutelare quanto possibile il valore recuperabile per i creditori.

Come procederà la vendita degli asset

Il nucleo operativo del fallimento Poolin e vendita asset è la procedura di cessione che il tribunale ha già messo in moto. I debitori hanno dichiarato di essere entrati in Chapter 11 per condurre un processo di vendita ordinato, pensato per preservare il valore a beneficio dei creditori e delle altre parti interessate. Nella dichiarazione di primo giorno, Michael DuFrayne, chief restructuring officer delle società, ha spiegato che l’obiettivo del Chapter 11 è portare a termine la vendita degli asset del gruppo.

Il 17 agosto il tribunale ha approvato le procedure d’offerta relative a praticamente tutti gli asset dei debitori, autorizzando Poolin e le sue affiliate a designare un cosiddetto stalking horse bidder, l’offerente di riferimento che fissa l’asticella minima per l’asta. L’ordinanza ha definito anche le regole per l’eventuale asta, il trattamento di determinati contratti e contratti di locazione, e la data dell’udienza sulla proposta di vendita.

Il calendario prevede che le offerte qualificate siano presentate entro l’8 settembre, mentre un’asta è prevista per il 10 settembre 2026 nel caso arrivino offerte concorrenti valide. L’udienza in tribunale sulla vendita proposta è fissata per il 18 settembre alle 11 del mattino, ora orientale, davanti al giudice O’Hagan a Trenton. La procedura di offerta riguarda gli asset detenuti sia da Poolin che dalle sue due affiliate statunitensi.

Ruoli chiave: chief restructuring officer e legali

Ad affiancare DuFrayne nella gestione della crisi c’è un team legale e consulenziale piuttosto ampio. Lo studio Archer & Greiner, P.C. rappresenta i debitori nei procedimenti, con gli avvocati Stephen M. Packman, Alexander J. Andrews, Doug Leney e Natasha Songonuga tra i nomi indicati negli atti. Il tribunale ha inoltre approvato l’incarico di DuFrayne LLC come crisis manager e di Verita Global come consulente amministrativo, mentre Oon & Bazul LLC assiste come consulente per il diritto fallimentare a Singapore e McCarn, Weir & Sherwood P.C. segue le questioni relative a petrolio, gas e risorse minerarie.

Le infrastrutture di mining e il rapporto con Bitmain

Secondo la dichiarazione di DuFrayne, Lonestar Dream aveva già completato in gran parte la chiusura delle operazioni nei propri siti di mining al momento del deposito dell’istanza, dopo aver interrotto i servizi per il cliente Elektron Energy e avviato la rimozione delle relative attrezzature dagli impianti. Una forza lavoro limitata è stata mantenuta per proteggere i siti e le apparecchiature, supportare la vendita degli asset e gestire la procedura fallimentare.

Lonestar Taproot, invece, detiene le attrezzature e altre proprietà collegate agli impianti di mining, incluse infrastrutture legate all’energia, edifici, migliorie e impianti di sottostazione elettrica, secondo quanto riportato nella documentazione depositata.

La partnership storica con Bitmain

Lonestar Taproot ha operato in passato come partnership che coinvolgeva Lonestar Dream e il produttore di hardware per il mining Bitmain, tra marzo 2022 e dicembre 2023. Gli atti giudiziari indicano che Bitmain aveva contribuito con circa 34,4 milioni di dollari e ne aveva ricevuti circa 24,1 milioni al momento del ritiro dalla partnership, dopo che quest’ultima aveva registrato perdite significative. Un dettaglio che complica la valutazione degli asset attualmente in vendita, dato il precedente di perdite già accumulate su quelle stesse infrastrutture.

La crisi di liquidità del 2022 e le pressioni sul settore mining

I problemi finanziari di Poolin non nascono nel 2026. Già nel settembre 2022 la società aveva sospeso i prelievi da PoolinWallet dopo aver affrontato problemi di liquidità e un’ondata di richieste di ritiro. In quell’occasione l’azienda annunciò l’emissione di sei token IOU, rappresentativi dei saldi degli utenti in BTC, ETH, USDT, LTC, ZEC e DOGE con un rapporto 1:1. Poolin dichiarò allora di stare valutando diverse opzioni per superare la carenza di liquidità, tra cui la ricerca di nuovi investimenti, operazioni di conversione del debito in capitale e la vendita di asset.

Nello stesso periodo la società aveva bloccato prelievi, flash trade e trasferimenti interni tramite PoolinWallet, lasciando invece invariate le normali operazioni di mining e i pagamenti diretti del pool, oltre a sospendere alcuni servizi di swap nel tentativo di preservare la liquidità disponibile.

Perché conta oggi questo precedente? Perché mostra come le crepe che hanno portato al fallimento Poolin e vendita asset fossero visibili da tempo, e perché segnala ai detentori dei vecchi token IOU un livello di incertezza aggiuntivo sull’esito finale della procedura, ancora tutto da chiarire.

Il caso Poolin si inserisce in un quadro settoriale più ampio, segnato da margini sempre più stretti per i miner di Bitcoin. Un’analisi di luglio ha evidenziato come i miner pubblici abbiano venduto Bitcoin a un ritmo record nel primo trimestre 2026, con oltre 32.000 BTC ceduti mentre l’hashprice scendeva ai minimi post-halving. Lo stesso report collocava l’hashprice in un intervallo compreso nell’alta fascia dei 20 dollari per petahash al giorno a metà 2026, ben sotto la soglia di circa 35 dollari considerata il punto di pareggio per le macchine di mining più datate. Le difficoltà finanziarie non riguardano solo Poolin: a maggio anche Bitcoin Depot, quotata al Nasdaq, ha depositato istanza di Chapter 11 dopo aver messo offline la propria rete di ATM crypto, citando pressioni regolatorie e perdite finanziarie come cause del progressivo smantellamento delle attività.

FAQ

Quali società sono coinvolte nel fallimento Chapter 11 di Poolin?

Poolin Technology PTE. LTD., Lonestar Taproot LLC e Lonestar Dream, Inc. hanno depositato congiuntamente l’istanza di protezione fallimentare secondo il Chapter 11.

Qual è la situazione finanziaria stimata di Poolin nel deposito fallimentare?

Le passività di Poolin sono stimate tra 100 e 500 milioni di dollari, mentre gli attivi sono valutati tra 1 e 10 milioni di dollari.

Qual è il piano per gli asset di Poolin durante la procedura fallimentare?

Il tribunale fallimentare ha approvato le procedure di offerta per vendere praticamente tutti gli asset, con un’asta prevista per il 10 settembre 2026 nel caso arrivino offerte concorrenti.

Quali problemi finanziari precedenti aveva affrontato Poolin prima del fallimento?

Nel 2022 Poolin aveva sospeso i prelievi da PoolinWallet a causa di una crisi di liquidità, emettendo sei token IOU che rappresentavano i saldi degli utenti in diverse criptovalute.

Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

Alessia Pannone
Laureata in scienze della comunicazione e attualmente studentessa del corso di laurea magistrale in editoria e scrittura. Scrittrice di articoli in ottica SEO, con cura per l’indicizzazione nei motori di ricerca, in totale o parziale autonomia.
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