Negli Stati Uniti è partita una corsa alle acquisizioni che racconta molto più di una semplice fase di consolidamento industriale: è la scommessa collettiva del settore energetico sul fatto che la crescita del gas naturale USA sia appena all’inizio. Nel giro di pochi mesi, i colossi delle pipeline hanno messo sul piatto oltre 11 miliardi di dollari per comprare operatori più piccoli, convinti che la domanda futura — spinta da data center per l’intelligenza artificiale e dalle esportazioni di LNG — renderà quegli asset sempre più preziosi.
Summary
Punti chiave
- ONEOK ha acquistato gli asset di Brazos Midstream nel Permian Basin per 4,42 miliardi di dollari.
- Williams ha rilevato gli impianti di Momentum Midstream in Texas e Louisiana per 5,5 miliardi di dollari.
- Western Midstream ha pagato 1,6 miliardi di dollari per gli asset di Brazos nel Delaware Basin.
- La produzione di gas naturale USA è più che raddoppiata dal 2006 e potrebbe crescere di un altro 35% entro il 2050.
- Apollo Global Management ha investito 9 miliardi di dollari in ONEOK per finanziare l’acquisizione e ridurre il debito.
Una stagione di grandi acquisizioni nel settore delle pipeline
Le principali società di infrastrutture per il gas naturale stanno comprando in blocco i concorrenti privati più piccoli, in una fase che gli analisti definiscono ormai una vera stagione di shopping. Questa settimana ONEOK, con sede a Tulsa, in Oklahoma, ha acquisito gli asset di Brazos Midstream nel Permian Basin, nel Texas occidentale, per 4,42 miliardi di dollari.
L’operazione arriva a poca distanza da un’altra mossa di peso: Williams ha acquisito Momentum Midstream e i suoi impianti di raccolta e trattamento del gas in Texas e Louisiana per 5,5 miliardi di dollari. A maggio era stata Western Midstream a muoversi, pagando 1,6 miliardi di dollari per gli impianti di Brazos nel Delaware Basin, il lobo occidentale del Permian.
Il denominatore comune di queste tre operazioni è lo stesso: assicurarsi capacità di raccolta, trattamento e trasporto del gas prima che la domanda esploda davvero.
Perché la produzione di gas naturale USA continuerà a crescere
Negli ultimi vent’anni, dal 2006, la produzione statunitense di gas naturale è più che raddoppiata, dopo oltre tre decenni di output stagnante, e secondo le proiezioni del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti continuerà a salire fino al 2050. Oggi gli USA produttono circa un quarto del gas naturale mondiale, quasi il doppio della Russia, seconda in classifica, e guidano il mercato globale delle esportazioni di gas naturale liquefatto (LNG), nonostante abbiano iniziato a spedire LNG solo dieci anni fa.
Secondo le stime del Dipartimento dell’Energia, l’output potrebbe salire di un altro 35% da oggi al 2050, arrivando fino a 150 miliardi di piedi cubi al giorno (Bcf/d), contro i 50 Bcf/d di vent’anni fa. Il motore di questa crescita è duplice: da un lato il proseguimento della costruzione di terminal di esportazione LNG in Texas e Louisiana, dall’altro la domanda interna in forte accelerazione per alimentare i data center dedicati all’intelligenza artificiale.
Qui si tocca il primo punto che rende la notizia rilevante oltre la cronaca finanziaria: la domanda di gas per data center AI non è più un fattore marginale, ma sta diventando uno dei driver principali degli investimenti infrastrutturali energetici negli Stati Uniti. È un cambio di paradigma rispetto a un mercato che per decenni era stato guidato quasi esclusivamente da industria pesante ed export.
Cosa dicono gli analisti su questa ondata di acquisizioni
London Spivey, analista energetico di East Daley Analytics, ha spiegato a Fortune che ONEOK si è assicurata un buon valore per rafforzare la propria presenza nel Midland Basin, la porzione più matura del Permian, attraverso l’operazione con Brazos. Secondo Spivey, l’obiettivo è controllare l’intera catena: dai pozzi agli impianti di raccolta, fino al trattamento e al trasporto verso la domanda finale, che sia un data center o un terminal LNG.
L’accordo con Brazos comprende 700 miglia di linee di raccolta e 1,2 Bcf/d di capacità di trattamento del gas. Per Spivey, questa mossa riflette una dinamica ormai diffusa in tutto il settore: le grandi società quotate acquistano gli operatori privati uno dopo l’altro, consolidando progressivamente il mercato.
La strategia di ONEOK e la scommessa sul Texas
In un’intervista precedente all’accordo con Brazos, il CEO di ONEOK Pierce Norton ha raccontato a Fortune come l’azienda si stia posizionando in vista dell’aumento dell’offerta di gas naturale. Secondo Norton, sarà necessario più attività di perforazione negli Stati Uniti rispetto a oggi, il che probabilmente farà salire i prezzi del gas, spinti da una domanda sempre più trainata dalle esportazioni LNG e dai data center AI.
Norton ha aggiunto di essere in contatto costante con diversi sviluppatori di data center e che il Texas, in questo momento, sembra concentrare gran parte dell’attenzione del settore. Non è un caso: le esportazioni LNG in Texas e Louisiana si sviluppano lungo la stessa fascia costiera del Golfo dove gli operatori di data center stanno scegliendo di localizzare i loro progetti, attratti dalla disponibilità di gas per la generazione elettrica e da un contesto regolatorio favorevole al settore.
Separatamente dall’accordo con Brazos, ONEOK e i suoi partner stanno costruendo l’Eiger Express Pipeline, un’infrastruttura di 450 miglia pensata per trasportare gas dal Permian all’area di Houston, con entrata in servizio prevista nel 2028. L’interesse dei clienti è stato talmente alto che la capacità pianificata è stata aumentata da 2,5 a oltre 3,5 Bcf/d. Questo progetto, insieme ad altre pipeline di lungo raggio in fase di sviluppo dal Texas occidentale verso il Golfo, punta a risolvere un problema di colli di bottiglia che in passato ha causato prezzi spot regionali negativi, con alcuni produttori costretti persino a pagare per far smaltire il gas in eccesso.
Come ONEOK ha costruito la propria scala attraverso le acquisizioni
La mossa su Brazos non nasce dal nulla, ma è l’ultimo capitolo di una strategia di crescita per acquisizioni che ONEOK persegue da anni. Nel 2023 la società ha comprato Magellan Midstream per 18,8 miliardi di dollari, debito incluso. Nel 2024 sono arrivate le acquisizioni di EnLink Midstream e Medallion Midstream. Se le operazioni Magellan e Medallion erano concentrate soprattutto su petrolio grezzo e prodotti raffinati, l’acquisizione di EnLink ha invece riguardato in modo massiccio le infrastrutture del gas in Texas, Louisiana e Oklahoma — un tassello che Norton ha definito perfettamente coerente con la strategia dell’azienda.
Il nuovo accordo con Brazos si inserisce in questa traiettoria e si integra bene con l’impronta già esistente di ONEOK, ha spiegato Norton durante una conference call della società questa settimana, definendola una tappa decisiva di una strategia costruita negli anni per crescere nelle regioni produttive più attrattive e collegare quella offerta al sistema integrato dell’azienda.
C’è però un nodo da sciogliere: le acquisizioni precedenti hanno lasciato ONEOK con un carico di debito significativo. Per finanziare l’operazione Brazos senza appesantire ulteriormente il bilancio, Apollo Global Management ha deciso di rilevare una quota minoritaria in ONEOK attraverso un investimento da 9 miliardi di dollari, ripartito in 4 miliardi destinati all’acquisizione di Brazos e 5 miliardi destinati alla riduzione del debito.
È qui che si misura il secondo motivo per cui questa storia conta oltre il singolo comunicato aziendale: l’ingresso di un fondo come Apollo segnala quanto il capitale privato consideri strategico — e finanziariamente solido — il settore del midstream gas negli Stati Uniti, proprio nel momento in cui la domanda legata all’AI e all’export sta ridisegnando le priorità di investimento energetico.
Il Permian come epicentro della scommessa sul gas
Il Permian Basin, insieme alla Haynesville Shale in Louisiana e nel Texas orientale, è destinato ad aumentare ulteriormente la propria produzione per stare al passo con la domanda. Come ha osservato Norton, con la maturazione e il progressivo esaurimento del petrolio nel Permian, i volumi estratti produrranno proporzioni sempre più alte di gas naturale: anche a parità di output petrolifero, la produzione di gas naturale è quindi destinata a salire senza bisogno di nuova attività estrattiva.
Per ONEOK, come sintetizzato da Norton, la logica è quella di un’unica catena integrata: toccare il gas in ogni fase possibile, dal pozzo al trasporto finale. Una filosofia che, secondo Spivey, spiega bene il comportamento aggressivo delle grandi società quotate: scelgono i bacini su cui puntare e li acquisiscono pezzo dopo pezzo, nel tentativo di diventare l’operatore dominante in quell’area.
FAQ
Perché la produzione di gas naturale USA continuerà a crescere?
La produzione di gas naturale degli Stati Uniti è più che raddoppiata dal 2006 e potrebbe aumentare di un altro 35% entro il 2050, spinta dalla crescente domanda dei data center per l’intelligenza artificiale e dalle esportazioni di LNG.
Quali sono le principali acquisizioni recenti nel settore delle pipeline?
ONEOK ha acquisito gli asset di Brazos Midstream nel Permian Basin per 4,42 miliardi di dollari; Williams ha comprato gli impianti di Momentum Midstream in Texas e Louisiana per 5,5 miliardi di dollari; Western Midstream ha rilevato gli asset di Brazos nel Delaware Basin per 1,6 miliardi di dollari.
Come sta finanziando ONEOK le sue recenti acquisizioni?
Apollo Global Management ha investito 9 miliardi di dollari in ONEOK, destinando 4 miliardi di dollari all’acquisizione degli asset di Brazos Midstream e 5 miliardi di dollari alla riduzione del debito della società.
Quali progetti infrastrutturali sono in corso per sostenere il trasporto del gas?
ONEOK e i suoi partner stanno costruendo l’Eiger Express Pipeline, lunga 450 miglia, con capacità ampliata a oltre 3,5 Bcf/d, la cui entrata in servizio è prevista nel 2028 per alleviare i colli di bottiglia nel trasporto del gas.
Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

