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Secondo un documento postato sul sito ufficiale di Mt. Gox, la corte di Tokyo ha approvato una petizione che chiedeva la fine della bancarotta fraudolenta per l’exchange e la restituzione dei fondi ai creditori che nel 2014 si erano visti rubare i propri bitcoin per un totale di $473 milioni.

Mt Gox, a causa di questo attacco hacker, era stato costretto ad andare in bancarotta fraudolenta con la promessa che i creditori sarebbero stati pagati con l’exchange rate del 2014, ovvero quando bitcoin aveva un valore di $480.

Da allora bitcoin si è apprezzato notevolmente, quindi il proprietario di Mt. Gox, Mark Karpeles, avrebbe potuto tenere i restanti fondi, ovvero centinaia di milioni di dollari.

Mt. Gox è stato uno dei primi casi di hackeraggio della storia delle crypto, nonché uno dei più significativi, e sicuramente la corte giapponese non era pronta alla valutazione del caso.

Oggi, però, la corte, forse con una conoscenza maggiore dell’ambito crypto, ha accettato la petizione dei creditori che, giustamente, chiedevano la restituzione delle proprie crypto, indipendentemente dal loro controvalore in dollari. Per chiarire: se gli utenti nel 2014 avevano perso 1 bitcoin, gli verrà restituito 1 bitcoin in crypto, non in valuta fiat.

Per fare il claim, i creditori avranno tempo fino al 22 ottobre 2018.

Ma arriviamo al punto.

Questo cosa comporta realmente?

E’ vero, Mt. Gox nel 2014 gestiva il 70% di tutte le transazioni del mondo e oltre 850.000 bitcoin sono stati rubati, quindi sicuramente i creditori non sono un numero esiguo di persone.

Ma il vero lato positivo della faccenda è ancora più grande. Si tratta, infatti, della fine della Tokyo Whale, e quindi di Nobuaki Kobayashi e del suo potere di modificare il prezzo dei mercati.

Kobayashi è il gestore dei fondi bitcoin (e dei bitcoin cash) che sono rimasti dopo il fallimento dell’exchange.

Il liquidatore è entrato in possesso di ben 162.106 BTC e, dato che non sono stati venduti fino alla fine del 2017, a questi si sono aggiunti anche i BCH a causa del fork di quasi un anno fa.

Essendo in possesso di cifre così ingenti, la Tokyo Whale, ha sempre venduto quando il prezzo di bitcoin saliva, di fatto influenzando il valore della crypto stessa, per le importanti quantità immesse sul mercato. Queste transazioni hanno, infatti, influito sull’andamento del prezzo di bitcoin e di bitcoin cash.

Ora, invece, grazie alla decisione della corte giapponese, la Tokyo Whale non dovrà più vendere crypto per restituire agli utenti valuta fiat, ma dovrà restituire direttamente i BTC e anche i BCH, secondo quanto spiegato da Trust Nodes. E questo, ovviamente, comporterà la fine della sua influenza sui mercati.

Insomma, è finita l’epoca delle manipolazioni di mercato da parte di Nobuaki Kobayashi.