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Nel settore vi sono molte crypto che rappresentano investimenti in blockchain: Bitcoin, Ethereum, Tron, Neo, solo per fare un esempio, sono coin che costituiscono diversi DLT, con diversi linguaggi di programmazione, diversa possibilità di supportare smart contract e transazioni al secondo.

Ricordiamo che le crypto sono definite tali perché hanno una blockchain proprietaria come nei casi citati sopra; al contrario, i token sono quelli che si appoggiano su altre blockchain, come per esempio i token ERC20 che usano la tecnologia Ethereum.

Comunque, se si vuole investire in cripto – quindi su una relativa blockchain (o magari in una società che sviluppano servizi collegati alla blockchain, come Oracle o IBM) – quali fattori vanno presi in considerazione?

Proviamo a dare alcune indicazioni di massima sui fattori guida che vanno considerati rilevanti nella scelta di un investimento nel settore, ricordando, comunque, che le valutazioni vanno fatte sempre caso per caso, considerando il progetto aziendale nel suo complesso.

Infatti, siamo in presenza di startup e quindi per anticipare il dato di crescita va capito se è il progetto e l’idea alla base a poter valere qualcosa.

Il mining

Prima di tutto valutare in che tipo di blockchain si vuole investire, soprattutto dal punto di vista del mining. Il mining è centralizzato? O è decentralizzato? Oppure non c’è mining?

Questo ultimo elemento è molto importante perché di fatto serve a dividere gli investimenti tra:

1) Aziende che utilizzano la blockchain solo come strumento gestionale dei cloud, ad esempio, alcune big della tecnologia;

2) Aziende con un mining centralizzato;

3) Aziende con un mining decentralizzato.

La legge di Metcalfe

La legge di Metcalfe è stata utilizzata in passato per il calcolo del valore dei network telefonici e informatici, ma oggi può essere applicata anche al calcolo del valore implicito di una blockchain.

La formula afferma che l’efficacia di un network è proporzionale al quadrato dei nodi che vi sono collegati. In parole più semplici, significa che un network funziona bene se è utilizzato.

Applicata alle criptovalute, però, la legge andrebbe leggermente modificata: invece dei nodi è più corretto parlare dei wallet attivi.

In realtà, le blockchain hanno i nodi, che di per sé sono già un ottimo dato da prendere in considerazione se si sta valutando la diffusione del network, ma i wallet sono un dato ancor più significativo per capire la popolarità di una crypto.

In sostanza, con questo calcolo viene fuori il logaritmo di un rapporto fra il valore di mercato in un certo giorno e la media mobile dei valori calcolati tramite la legge di Metcalfe nei 30 giorni precedenti.

Si tratta di un indicatore che può mostrare se siamo o meno in presenza di una bolla dei valori di mercato di una crypto rappresentativa di una blockchain.

Naturalmente, questa valutazione ha senso solo per quelle criptovalute distribuite e/o minabili. Per le società che usano la blockchain come strumento, questa può al massimo servire come valutazione complessiva del ramo aziendale relativo.

Quale progetto è alla base della blockchain

La blockchain è solo uno strumento per pagare i servizi o raccogliere i fondi, oppure è l’elemento base del progetto aziendale analizzato?

Abbiamo visto proprio recentemente che alcuni progetti, come Tron ed Eos, hanno cambiato blockchain al realizzarsi del progetto aziendale.

Attenzione quindi se state investendo nella blockchain definitiva o nel suo mero strumento finanziario.

Quali dati possono entrare nella blockchain

La blockchain nasce come database delle transazioni per poi evolversi in una forma di database più articolata all’interno della quale si possono salvare dati più complessi e veramente eterogenei: da oggetti grafici, a dati di produzione, ecc…

Però quel che è importante è l’interfaccia con cui questi dati vengono salvati: se è complessa avremo una minore facilità d’uso della DLT a livello retail.

Come accedere ai dati sulla blockchain

Quale interfaccia è necessaria per utilizzare i dati e dove questi saranno utilizzati? Una maggiore complessità dell’interfaccia di utilizzo, anche in questo caso, limiterà la diffusione dell’uso di quella blockchain.

Quanto è efficiente la blockchain

Un problema che si pone soprattutto oggi è quello dello scaling, cioè delle transazioni che una blockchain è in grado di supportare.

Il misuratore di questa grandezza è il TPS, Transaction per Second. Con Bitcoin, questo si aggira fra i 2,3  e i 3,7 TPS; per Ethereum è sopra gli 8 TPS, mentre Eos promette di superare i 3000 TPS.

Si tratta di un dato da tenere con le pinze, altrimenti non avrebbe alcun senso, per esempio, investire in bitcoin.

Il Consensus

Se la blockchain è decentralizzata, quindi esistono una pluralità di minatori, come viene governata la blockchain? Come è distribuito il diritto di voto? Esistono dei rappresentati? Esiste una fondazione?

Insomma, un aspetto importante è la governance, perchè se la DLT è tecnologia, anche questa deve funzionare.