Una Blockchain sotto il Vesuvio
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Una Blockchain sotto il Vesuvio

By Giancarlo Donadio - 29 Giu 2018

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Sono passati poco più di tre mesi da quando, il 19 aprile, il comune di Napoli ha lanciato la sua call per sviluppatori, divulgatori e appassionati, per studiare possibili applicazioni della blockchain allo scopo di semplificare, ad esempio, il rapporto tra istituzioni e cittadini e magari offrire una nuova opportunità di pagamento.

Alla chiamata hanno risposto ben 300 persone, da diverse parti d’Italia e anche al di fuori dei confini nazionali. Cosa è avvenuto finora? C’è qualcosa di concreto in vista?

Tra i protagonisti incaricati di portare avanti il progetto troviamo Felice Balsamo, coordinatore, insieme a Mauro Forte, Alessandro Verna e a Vincenzo Scognamiglio, quest’ultimo esperto di finanza e presente nel team di PonyU, startup attiva nella logistica urbana.

Le attività sulla blockchain napoletana sono partite con la creazione di gruppi di lavoro, come spiega Felice Balsamo: “Abbiamo costruito un primo gruppo di divulgatori, con circa 100 esperti nella materia tra studiosi, laureandi e giornalisti. Sessanta esperti in materia finanziaria, contabile e legale, oltre a un centinaio di programmatori”.

I primi incontri sono partiti a inizio giugno. Quello 9 giugno ha visto come protagonisti i divulgatori; il 23 giugno si sono invece riuniti gli esperti finanziari e legali, mentre il 30 giugno si terrà il primo incontro con gli sviluppatori.

Il progetto Blockchain Napoli: le macro-aree di lavoro

Lo scopo dei primi incontri è quello di organizzare dei team misti per ognuno dei progetti che il Comune intende realizzare. Chiarisce Vincenzo Scognamiglio: “C’è un primo progetto che studia l’utilizzo della blockchain nei processi amministrativi della macchina comunale. Un secondo punta a creare dei sistemi che consentano ai turisti di utilizzare le criptovalute come forma di pagamento per accedere a monumenti o servizi di trasporto. Un terzo ambito vuole generare e distribuire una nuova criptovaluta, legata all’economia della città di Napoli”.

Gli esempi di Barcellona, Portogallo e Costa Rica

Nelle prime discussioni sono emerse alcune possibili indicazioni circa lo sviluppo di un wallet open source, basato su una blockchain esistente, allo scopo di realizzare delle micro-transazioni.

Continua Balsamo: “Si pensi a un turista che arriva a Napoli, scarica uno dei wallet compatibili, sposta la sua criptovaluta preferita sul wallet della città di Napoli e ottiene la conversione del momento che può utilizzare fino alla ripartenza”.

Intanto, si studiano anche altre soluzioni, adottate in realtà come Barcellona, in Portogallo o in Costa Rica, per offrire un supporto alla povertà, inviando ad esempio token/valuta a coloro che hanno un reddito basso.

Il calendario

Al prossimo incontro del 30 giugno ne seguirà un altro, il 15 luglio, quando si incontreranno insieme i tre gruppi che finora si sono riuniti singolarmente.

“Dopo il 15 luglio, la road map continuerà con i primi incontri con le associazioni di categoria, per spiegare agli esercenti i vantaggi e le opportunità della blockchain”, spiega Scognamiglio.

Allo stesso tempo è stato creato un canale di comunicazione su Slack. Conclude Balsamo: “Proprio su Slack i gruppi di lavoro formati per argomento potranno simulare soluzioni. Per ogni progetto, circa 20 volontari con le loro competenze prepareranno un “manuale” a partire dal mese di luglio. Ogni problema riscontrato sul campo, dovrà essere trattato, discusso e risolto online per poterlo poi applicare nella realtà”.

Giancarlo Donadio
Giancarlo Donadio

Giancarlo inizia a scrivere di business con Millionaire. Con la rivista di Milano collabora alla realizzazione di "Startup. Sogna, credici, realizza. Dall'idea al successo” per Hoepli. Dal 2016 collabora con Startupitalia! dove si specializza su fintech, blockchain, criptovalute, all'interno della rubrica SmartMoney. Oggi è cofondatore di Pandant, web agency focalizzata su content marketing e personal branding

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