Il DNA diventa il nuovo cold wallet
Il DNA diventa il nuovo cold wallet
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Il DNA diventa il nuovo cold wallet

By Ilaria Stirpe - 30 Ago 2018

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L’idea è stravagante, ma non è detto che prima o poi non prenda piede. Domanda: lo sapevate che il DNA, alla base della vita di ogni essere vivente, è di fatto una memoria di informazioni? Una memoria molto capiente in grado di contenere moltissime informazioni.

Ad esempio, può archiviare la chiave privata di un indirizzo bitcoin (o più chiavi private di diversi indirizzi), oppure il seed di un wallet.

Infatti, chi possiede delle criptovalute ha un paio di problemi da risolvere: 1) come memorizzare le chiavi private di accesso, senza le quali di fatto perde il possesso dei token; 2) come evitare che gli vengano rubate.

Per evitare furti si utilizzano i cosiddetti cold wallet, ovvero si memorizza la chiave privata in un software non connesso ad Internet, o addirittura su fogli di carta ben nascosti, in modo che nessuno online possa scoprirla.

Ora esiste una startup, chiamata Carverr, che vuole usare nientemeno che il DNA come cold wallet.

Tale sistema di archiviazione su DNA, ove fosse davvero possibile, trasformerà i dati da informazioni digitali in informazioni biologiche.

Una volta effettuata il processo non saranno più necessari aggiornamenti software o connessione ad Internet: il DNA vive offline, è protetto dagli hacker e non può mai diventare obsoleto. Fantascienza? O meglio fantabiologia? Vai a saperlo.

Il sistema prevede che l’utente invii i propri dati tramite un servizio di messaggistica crittografato con sede in Svizzera. Può essere qualsiasi tipo di dato, non è necessario specificare a cosa servano i dati inviati (visto che è comunque pericoloso inviarli a terzi).

Grazie a uno speciale algoritmo il codice digitale di 1 e 0 viene convertito in una stringa di basi costituita da As, Ts, Cs e Gs, ovvero le basi chimiche del DNA.

A quel punto viene prodotta un filamento di DNA sintetico usando la stringa di basi precedentemente elaborata.

Quando la provetta è pronta può essere spedita all’utente o conservata da Carverr, perché va tenuta in un congelatore a 4° centigradi, sebbene si stia cercando di sviluppare una versione stabile a temperatura ambiente.

Il recupero dei dati richiede circa 48-72 ore dal momento della richiesta.

Il DNA va rimandato a Carverr per la decodifica che consente di recuperare i dati memorizzati: una volta recuperati vengono inviati all’utente sempre attraverso il canale di messaggistica criptato.

Il massimo teorico che è possibile memorizzare in un grammo di DNA sintetico è di 215 Petabyte, ovvero 215 milioni di miliardi di Byte, e nel caso in cui qualcuno rubi la fiala del DNA per poter decodificarlo dovrebbe conoscere il sistema usato per convertire i dati (che è noto solo a Carverr).

Il problema principale sembra essere quello dell’affidabilità di Carverr, che consiglia di fornire all’azienda una versione crittografata dei dati, senza fornire la chiave per decodificarli.

Tuttavia, in tal caso, sarebbe poi necessario ricordarsi la chiave crittografica con cui sono stati crittografati, quindi è un po’ un cane che si morde la coda.

Infatti, inviare i dati in chiaro non sembra comunque una buona idea.

Ilaria Stirpe
Ilaria Stirpe

Laureata con lode all'Università La Sapienza di Roma, consegue il master in Visual Merchandising specializzandosi in Marketing per le strategie comunicative dei Social. Precedentemente lavora come Web Writer, Seo Specialist e reporter per testate regionali online.

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