HomeBlockchainIl DNA diventa il nuovo cold wallet

Il DNA diventa il nuovo cold wallet

Read this article in the English version here.

L’idea è stravagante, ma non è detto che prima o poi non prenda piede. Domanda: lo sapevate che il DNA, alla base della vita di ogni essere vivente, è di fatto una memoria di informazioni? Una memoria molto capiente in grado di contenere moltissime informazioni.

Ad esempio, può archiviare la chiave privata di un indirizzo bitcoin (o più chiavi private di diversi indirizzi), oppure il seed di un wallet.

Infatti, chi possiede delle criptovalute ha un paio di problemi da risolvere: 1) come memorizzare le chiavi private di accesso, senza le quali di fatto perde il possesso dei token; 2) come evitare che gli vengano rubate.

Per evitare furti si utilizzano i cosiddetti cold wallet, ovvero si memorizza la chiave privata in un software non connesso ad Internet, o addirittura su fogli di carta ben nascosti, in modo che nessuno online possa scoprirla.

Ora esiste una startup, chiamata Carverr, che vuole usare nientemeno che il DNA come cold wallet.

Tale sistema di archiviazione su DNA, ove fosse davvero possibile, trasformerà i dati da informazioni digitali in informazioni biologiche.

Una volta effettuata il processo non saranno più necessari aggiornamenti software o connessione ad Internet: il DNA vive offline, è protetto dagli hacker e non può mai diventare obsoleto. Fantascienza? O meglio fantabiologia? Vai a saperlo.

Il sistema prevede che l’utente invii i propri dati tramite un servizio di messaggistica crittografato con sede in Svizzera. Può essere qualsiasi tipo di dato, non è necessario specificare a cosa servano i dati inviati (visto che è comunque pericoloso inviarli a terzi).

Grazie a uno speciale algoritmo il codice digitale di 1 e 0 viene convertito in una stringa di basi costituita da As, Ts, Cs e Gs, ovvero le basi chimiche del DNA.

A quel punto viene prodotta un filamento di DNA sintetico usando la stringa di basi precedentemente elaborata.

Quando la provetta è pronta può essere spedita all’utente o conservata da Carverr, perché va tenuta in un congelatore a 4° centigradi, sebbene si stia cercando di sviluppare una versione stabile a temperatura ambiente.

Il recupero dei dati richiede circa 48-72 ore dal momento della richiesta.

Il DNA va rimandato a Carverr per la decodifica che consente di recuperare i dati memorizzati: una volta recuperati vengono inviati all’utente sempre attraverso il canale di messaggistica criptato.

Il massimo teorico che è possibile memorizzare in un grammo di DNA sintetico è di 215 Petabyte, ovvero 215 milioni di miliardi di Byte, e nel caso in cui qualcuno rubi la fiala del DNA per poter decodificarlo dovrebbe conoscere il sistema usato per convertire i dati (che è noto solo a Carverr).

Il problema principale sembra essere quello dell’affidabilità di Carverr, che consiglia di fornire all’azienda una versione crittografata dei dati, senza fornire la chiave per decodificarli.

Tuttavia, in tal caso, sarebbe poi necessario ricordarsi la chiave crittografica con cui sono stati crittografati, quindi è un po’ un cane che si morde la coda.

Infatti, inviare i dati in chiaro non sembra comunque una buona idea.

Amelia Tomasicchio
Amelia Tomasicchiohttps://cryptonomist.ch
Esperta di digital marketing, Amelia inizia a lavorare nel settore fintech nel 2014 dopo aver scritto la sua tesi di laurea sulla tecnologia Bitcoin. Precedentemente è stata un'autrice di diversi magazine crypto all'estero e CMO di Eidoo. Oggi è co-founder e direttrice di Cryptonomist, oltre che Italian PR manager per l'exchange Bitget. E' stata nominata una delle 30 under 30 secondo Forbes. Oggi Amelia è anche insegnante di marketing presso Digital Coach e ha pubblicato un libro "NFT: la guida completa'" edito Mondadori. Inoltre è co-founder del progetto NFT chiamati The NFT Magazine, oltre ad aiutare artisti e aziende ad entrare nel settore. Come advisor, Amelia è anche coinvolta in progetti sul metaverso come The Nemesis e OVER.
RELATED ARTICLES

MOST POPULARS