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E’ febbre per le crypto di Stato
E’ febbre per le crypto di Stato
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E’ febbre per le crypto di Stato

By Marco Cavicchioli - 1 Set 2018

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Dopo il Venezuela, che ha emesso il Petro e ne ha fatto la moneta nazionale, molti altri Paesi in giro per il mondo si stanno interessando all’emissione di una criptovaluta di Stato.

In primis c’è l’Iran, che ha problemi di inflazione della propria valuta fiat più o meno simili a quelli del Venezuela, anche se meno gravi. Lo sviluppo sia già iniziato e una moneta digitale potrebbe essere rilasciata nei prossimi tre mesi.

Anche le Isole Marshall hanno creato la loro criptovaluta di Stato, il SOV, che di fatto è la prima moneta sovrana dello Stato, visto che fino ad oggi hanno usato il dollaro americano. In teoria il SOV è già stato creato, anche se si attende ancora che entri in circolazione sui mercati.

C’è poi la Russia che, prima aveva annunciato che stava valutando l’ipotesi di emettere un crypto-rublo, ma poi ha fatto marcia indietro quando Putin ha dichiarato che, secondo lui, una criptovaluta di Stato non avrebbe senso.

Nonostante ciò, e nonostante il fatto che anche la Fed si sia pronunciata contraria alle criptovalute di Stato, ci sono anche altri Paesi che stanno valutando questa ipotesi.

Tempo fa, ad esempio, si era parlato dell’e-krona, la possibile criptovaluta di Stato svedese simile a Iota, mentre recentemente è l’India che sta studiando qualcosa di simile.

Inoltre, in Israele stanno studiando il crypto-Shekel, mentre qualche mese fa si ipotizzava che anche la Corea del Sud stesse valutando una propria valuta digitale, seguita pochi giorni da anche dalla Corea del Nord.

Anche la Svizzera sta studiando l’ipotesi di un e-franco, mentre l’Estonia ha dovuto rinunciare al proprio EstCoin a causa del fatto che appartiene all’area Euro. Infine c’è la Thailandia con il suo Project Inthanon.

D’altronde, come sostiene il Professor Antonio Maria Rinaldi, docente di Finanza Aziendale presso l’università “G. D’Annunzio” di Pescara, non si può fermare l’evoluzione dell’economia, quindi sebbene possa anche essere prematuro immaginare che le criptovalute di Stato possano diffondersi a breve, prima o poi potrebbero arrivare.

Da notare, però, che esistono almeno tre tipologie differenti di criptovalute di Stato.

La prima è una vera e propria criptovaluta, come il progetto della e-krona svedese, con tanto di registro distribuito e magari decentralizzato.

La seconda invece è quella di un token basato su una blockchain esistente, come il Petro che si basa sulla blockchain di NEM. In questo caso non si tratta di una criptovaluta in senso stretto, ma di un token basato sulla blockchain di un’altra criptovaluta.

La terza è quella di una moneta digitale di Stato, ovvero una Central Bank Digital Currency (CBDC) come quella allo studio in Thailandia, che di fatto non è altro che una valuta fiat a tutti gli effetti ma basata su blockchain, o similari.

Quest’ultima tecnicamente non è una vera e propria criptovaluta, ma essendo basata su blockchain viene spesso definita tale, anche se impropriamente.

Resta da capire se, come invece sostengono Putin e la Fed, una vera e propria criptovaluta di Stato abbia senso, o meno.

Il caso del Petro è sicuramente emblematico, anche se in realtà nessuno lo ha ancora visto in circolazione e ci sono forti dubbi sulla sua reale funzionalità.

Giacomo Zucco, founder di BlockchainLab, ci spiega la sua:

“Non ha assolutamente senso fare crypto di Stato. L’idea credo sia frutto interamente di un tentativo di cavalcare un hype, un’attenzione su questi argomenti per creare visibilità rispetto a certe operazioni. In particolare, le valute nazionali o sovrannazionali come l’euro, gestite da banche centrali, sono già in gran parte digitalizzate ma su gestione centrale. Sono sistemi datati che possono essere rinnovati, ma essendo centralizzati non hanno alcun bisogno della tecnologia che le criptovalute hanno introdotto, come la firma digitale e la Proof of Work che non richiedono nessun punto centrale. Siccome le valute nazionali non sono incensurabili e non hanno questo scopo, non hanno nessun bisogno delle tecnologie sottostanti bitcoin o altre crypto”.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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