Blockchain in Banking, il report delle agenzie che scelgolo la tecnologia
Blockchain

Blockchain in Banking, il report delle agenzie che scelgolo la tecnologia

By Daniele Chicca - 10 Ott 2018

Chevron down

La blockchain ha trovato un altro supporter nel mondo finanziario tradizionale: l’agenzia di rating DBRS.

Read this article in the English version here.

In un lungo report intitolato “Blockchain in Banking: A Reality Check”, l’istituto canadese parla delle potenzialità della rete decentralizzata alle base delle crypto, citando la capacità di migliorare l’efficienza delle banche nel portare a termine operazioni complesse, “migliorando al contempo i livelli di sicurezza e trasparenza”.

Gli ambiti in cui è possibile un cambiamento di paradigma e che più potrebbero beneficiare della rivoluzionaria tecnologia sono, secondo DBRS, quello legale, commerciale e ovviamente finanziario, per quanto riguarda per esempio i pagamenti, le compensazioni, le attività di anti-riciclaggio, le operazioni di verifica dell’identità, le analisi contabili interne, la ‘due diligence’ della clientela e attività di “know your customer” (KYC).

Blockchain presenta opportunità ma anche rischi per le banche

Come tutte le innovazioni tecnologiche ancora giovani, la blockchain presenta opportunità ma anche rischi, specie per il settore bancario. “L’impatto potrebbe essere significativo per le banche, per i mercati concorrenziali e per la protezione dei consumatori.

A causa della mancanza di informazioni sufficienti e di uno storico abbastanza consistente, tuttavia, oggi come oggi è difficile fare stime attendibili sui pro e sui contro per il settore bancario.

La maggior parte delle applicazioni si trovano infatti ancora allo stadio iniziale. Detto questo, le potenzialità sono sotto gli occhi di tutti e secondo l’agenzia “i tassi di adozione sono destinati ad aumentare sul lungo termine”.

Dal momento che la tecnologia viene definita “ancora immatura” e pone dei rischi in termini di operatività e reputazione, i prossimi test (Proof of Technology and Pilots) avranno un ruolo fondamentale perché si possa verificare il rapporto tra rischio e opportunità.

Perché distributed ledger technology piace tanto alle banche

La blockchain mania che impazza tra istituti finanziari e startup dell’universo fintech si spiega con il fatto che può essere applicata in numerosi modi e domini. “Può essere implementata come tecnologia di rottura oppure come ossatura dell’infrastruttura di mercato dedicata ad asset finanziari digitali”.

Il libro mastro immutabile e decentralizzato può essere usato come piattaforma software da un’impresa finanziaria che vuole verificare e rendere trasparenti tutti i processi aziendali, oppure anche come uno strumento per migliorare la gestione delle transazioni di denaro.

Ad attirare l’interesse delle banche per la tecnologia alla base del Bitcoin e di altre criptovalute sono proprio le caratteristiche che la rendono unica: la possibilità di rendere sicure, efficaci, rapide e trasparenti le operazioni eseguite al suo interno.  

Al contrario dei database e dei ledger tradizionali, la tecnologia blockchain si basa sulla combinazione di aspetti diversi tra loro, come la decentralizzazione, la crittografia e gli smart contract, che sono in grado di migliorare l’efficienza e la velocità delle transazioni”.

La distributed ledger technology potrebbe rappresentare per le banche la conquista del sacro Graal: ottenere informazioni attendibili senza il bisogno di servirsi di intermediari, abbreviando e rendendo più sicuro tutto il processo.

Rimangono dei rischi sul fronte del quadro regolamentare e legale e dal punto di vista informatico (attacchi hacker), nonché prettamente pratico (difficoltà di integrazione con i sistemi attuali). Per fare il passo successivo, insomma, la DLT deve trovare la giusta via di mezzo tra sicurezza e scalabilità.

Le reti permissionless come la blockchain Bitcoin sono più trasparenti e più sicure, ma meno scalabili, anche se è in arrivo una soluzione grazie a Lightning Network. Nel caso delle blockchain permissioned, invece, i sistemi sono più personabilizzabili, più veloci ma anche più opachi.

Daniele Chicca
Daniele Chicca

Laureato in lingue e letterature straniere all'Università di Bologna, con un anno da undergraduate presso la UCL di Londra. Giornalista professionista dal 2007, si è con il tempo specializzato in finanza, economia e politica. Dopo tre anni presso il desk di Reuters a Milano, ha lavorato per diverse testate, contribuendo tra le altre cose a portare a un incremento del traffico progressivo sul sito Wall Street Italia e offrendo servizi di vario genere da inviato per Radio Rai e per le agenzie stampa AGI e TMNews (ex Apcom). Al momento è responsabile della redazione, della linea editoriale e del coordinamento di un importante sito di informazione economica e finanziaria

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.