Facebook e le crypto: l’uomo non scala
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Facebook e le crypto: l’uomo non scala

By Massimo Chiriatti - 17 Mar 2019

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Facebook, la più grande piattaforma social del mondo, sta aggiungendo la funzione di trasmissione di denaro ai suoi miliardi di utilizzatori e potrebbe farlo con una crypto.

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Al momento i sistemi di pagamento sono ancora gestiti dai sistemi finanziari classici, ma oramai è molto evidente che chi conosce i clienti, chi ha più dati, chi ha una user experience adeguata, potrà fornire un servizio migliore e a minor costo.

Ci sono anche altri OTT che si presenteranno per occupare un mercato enorme e ricchissimo, ma c’è un problema teorico e una gigantesca sfida non solo per Facebook ma per tutte le grandi aziende over the top che volessero decidere di buttarsi nel mondo crypto.

Il problema teorico della coin di Facebook (e non solo…)

In economia non esiste un laboratorio dove si possa sperimentare le ricette poiché manca la dimostrazione di replicabilità, cioè la possibilità di ripetere gli stessi eventi.

Trattasi sempre di persone, e la loro risposta è sempre non deterministica, quindi imprevedibile. Non esistono modelli che in fase di applicazione sulla popolazione mondiale rispondano con buona probabilità alle teorie sperimentate su piccoli gruppi.

Si tratta di prevedere i comportamenti di miliardi di persone con le loro interrelazioni, che cambiano senza essere sempre logici e razionali. Un compito alquanto arduo, che potrebbe riservare sorprese non gradite.

La sfida pratica per le OTT

La sfida che ha davanti questa piattaforma è gigantesca, se vuole creare la propria crypto, perché dovrebbe:

  • Creare una banca, o comprarla, o fare accordi per emettere la propria stablecoin;
  • Creare un exchange, o comprarlo, o fare accordi per consentire lo scambio tra crypto e moneta fiat;
  • Creare un mercato, dove ci sia domanda della sua stablecoin;
  • Garantire con la crittografia end-to-end la privacy tra le parti non più anonime;
  • Rispettare i regolamenti finanziari (KYC, AML, ecc.) dappertutto;
  • Last but not least, monetizzare da tali scambi.

Per raggiungere questo obiettivo, Facebook sarebbe costretta a rimuovere qualsiasi riferimento alla decentralizzazione, alla trasparenza, al consenso da raggiungere e alla fiducia che può conferire l’uso di una blockchain. Infatti, non se ne prevede l’utilizzo, poiché come i messaggi, anche le transazioni risiederanno dentro il registro privato.

Facebook e le crypto

Terms e Conditions di Facebook

L’utente firma un contratto sociale obbligatorio, speriamo consapevolmente, ma ci sono dei dubbi che legga e comprenda le Terms and Conditions. Proviamo a sollevarli qui.

Nei fatti, qualsiasi utente della piattaforma darà informazioni riguardanti chi ha ricevuto i soldi, quanti ne possiede e come li spende o investe.

Avremo l’assoluto azzeramento della privacy sulla persona e della confidenzialità del dato, perché nelle transazioni si ottengono – rispettivamente – con l’anonimato e con la fungibilità, caratteristiche sulla carta impossibili da poter essere implementate con tale modello.

Questa volta la piattaforma o deflagra o rischia di diventare il padrone assoluto.

L’esito dipende sempre da noi, da quanto resisteremo a questa aggregazione su scala globale o se rinunceremo ai nostri diritti vivendo in un incubo. Qualche pioniere sta cercando, senza chiedere permesso a nessuno, il nuovo filone dell’oro digitale, anche escludendosi dal gruppo sociale rischiando fame e stenti, perché cercando l’oro troverà la libertà.

Fino a quando vivevamo in piccoli gruppi, ed eravamo stanziali, non avevamo il problema della fiducia. Ci si poteva fidare dell’altro, o la pena era diretta e immediata, ossia l’esclusione dal gruppo sociale, che poteva significare anche fame e stenti.

Man mano che il numero delle persone cresceva e si diventava sempre più mobili grazie alla tecnologia, si incontravano persone sconosciute. Per la complessità degli scambi, il baratto non era più sufficiente, occorreva la proprietà della moneta come unico mezzo di scambio e unità di conto nei mercati locali.

Quando i mercati sono diventati globali, grazie agli intermediari centralizzati sui quali le persone ripongono fiducia nella loro opera di connessione economica, abbiamo avuto la possibilità di transare remotamente, dando un’immensa spinta alla produttività e al progresso della società.

Quindi finora il percorso è stato seguito utilizzando:

  • La fiducia, con chi si conosce,
  • La moneta, con chi non si conosce ma si incontra localmente,
  • Gli intermediari, con chi si vuole avere scambi remotamente.

L’introduzione di un intermediario però comporta tempi e costi di transazione.

Operiamo in un mondo pieno d’incertezza, spendiamo tempo e risorse per stimare se e come le persone rispetteranno gli accordi. Qui entra in gioco la teoria dei giochi con il dilemma del prigioniero. Ci conviene cooperare o far solo i nostri interessi? Ogni iterazione è sempre una ricerca dell’ottimale risposta a questo dilemma.

Le istituzioni finanziarie e statali ci permettono di cooperare su una scala più ampia, ma con tanti problemi man mano che aumenta il potere con annessa potenziale corruzione.

Oggi la tecnologia ci mette a disposizione un’altra strada: le criptovalute e la blockchain per spostare valori in rete in sicurezza.

Massimo Chiriatti
Massimo Chiriatti

Tecnologo, collabora con Università e centri di ricerca per eventi di formazione sull’economia digitale. Prende parte attivamente a congressi e forum su temi riguardanti in particolar modo. l’innovazione nell’ICT. Membro di Assob.it, un’associazione senza scopo di lucro per lo studio delle criptovalute e per promuovere la tecnologia Blockchain.

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