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Le differenze tra la blockchain e le DLT
Le differenze tra la blockchain e le DLT
Blockchain

Le differenze tra la blockchain e le DLT

By Marco Cavicchioli - 5 Gen 2020

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Quali differenze ci sono tra la blockchain e la distributed ledger technology, detta anche DLT? 

Innanzitutto bisogna specificare che DLT è una categoria che comprende diverse tecnologie tra loro simili, di cui la blockchain fa parte. 

Tuttavia paradossalmente è nata prima la blockchain, grazie a Bitcoin, esattamente il 3 gennaio 2009, e poi in seguito sono nate altre tecnologie simili, come ad esempio Tangle, che nel loro complesso vengono definite per l’appunto le tecnologie del registro distribuito, o DLT. 

La prima blockchain, quella di Bitcoin, aveva infatti alcune precise caratteristiche che non tutte le DLT hanno. 

Sebbene in realtà esistessero già dei registri costituiti da catene di blocchi, quella di Bitcoin è stata la prima blockchain decentralizzata, per l’appunto con un registro distribuito senza un gestore e senza un singolo point-of-failure. 

Oltre ad essere costituita da una catena di blocchi collegati in sequenza l’uno all’altro da appositi codici crittografici, detti hash, le altre caratteristiche salienti della blockchain di Bitcoin sono la decentralizzazione, ed il fatto di essere pubblica ed aperta. 

Invece, le altre DLT possono differire dalla blockchain di Bitcoin sia per quanto riguarda la struttura a catena di blocchi sia per le altre caratteristiche peculiari di cui sopra. 

L’unica cosa che accomuna tra di loro tutte le DLT, compresa la blockchain, è il fatto di essere dei registri distribuiti, ovvero non presenti in un’unica copia, ma distribuiti in molte copie identiche tutte raggiungibili online.

Infatti, anche la blockchain di Bitcoin è dotata di questa caratteristica, solo che ne ha anche altre che non la fanno assomigliare necessariamente a tutti gli altri registri distribuiti. 

Innanzitutto non tutti i registri distribuiti sono costituiti da una catena di blocchi: ve ne sono anche alcuni basati su architetture decisamente differenti, come ad esempio Tangle che è basato su grafici aciclici. Tuttavia pare che la maggioranza delle DLT si basi effettivamente su catene di blocchi. 

Inoltre, non tutte sono pubbliche, aperte e decentralizzate. Anzi, le DLT che hanno queste caratteristiche non sono moltissime, visto che proliferano sempre più registri distribuiti chiusi, permissioned o centralizzati. 

Il fatto però è che la vera e profonda straordinarietà della blockchain è proprio quella di essere decentralizzata, pubblica e aperta, ovvero permissionless e trustless. Anzi, in questo la vera blockchain è davvero rivoluzionaria, visto che prima di Bitcoin non esisteva nulla di simile. 

Tuttavia, spesso i due termini, blockchain e DLT, vengono erroneamente utilizzati come sinonimi, tanto che purtroppo si sta ormai diffondendo la cattiva abitudine di utilizzare il termine blockchain per riferirsi anche a registri distribuiti non decentralizzati. 

Questa abitudine è ormai talmente diffusa che potrebbe addirittura arrivare ad imporsi come nuovo standard linguistico, costringendo anche i tecnici esperti ad utilizzare il termine blockchain nel modo scorretto con cui si sta imponendo le linguaggio comune. 

Anzi, a dire il vero nemmeno sulla definizione stessa del termine blockchain c’è unanimità di vedute. 

Infatti, analizzando ad esempio il codice della prima versione di Bitcoin, la 0.1.0, c’è un riferimento esplicito di Satoshi Nakamoto alla block chain (scritto staccato), intesa però solamente come catena di blocchi concatenati. 

Pertanto da un lato c’è chi appoggia questa prima definizione del termine, sebbene fosse scritto staccato e si riferisse solamente ad una banale concatenazione di blocchi, mentre dall’altro molti altri definiscono blockchain come quella che ha le stesse caratteristiche della catena di Bitcoin, cioè una catena di blocchi concatenati pubblica, aperta e decentralizzata. 

Inoltre, scegliendo quest’ultima come definizione migliore del significato del termine blockchain, andrebbe aggiunto che una blockchain, proprio perché decentralizzata, pubblica ed aperta, dovrebbe avere anche alcune altre caratteristiche per poter essere definita tale, cioè: 

  • essere completamente trustless, 
  • essere resistente alla censura, 
  • essere virtualmente immutabile, 
  •  essere Byzantine Fault Tolerance (BFT), ovvero in grado di continuare ad operare anche se alcuni nodi falliscono o agiscono in modo disonesto.

Quindi, per ricapitolare, la vera blockchain è quella di Bitcoin e similari, come ad esempio Ethereum. 

Alcuni sistemi invece si basano su registri distribuiti e decentralizzati non basati su catene di blocchi, come ad esempio IOTA che si basa su Tangle. 

Altri invece si basano su registri distribuiti non decentralizzati, come ad esempio Hyperledger di IBM. 

Solo le blockchain che appartengono al primo gruppo andrebbero definite tali, mentre tutte le altre rientrano, insieme a blockchain, nella più ampia categoria delle DLT.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 11mila iscritti.

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