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Computable Contract: cosa sono?
Computable Contract: cosa sono?
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Computable Contract: cosa sono?

By Marco Cavicchioli - 11 Gen 2020

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Cosa sono i cosiddetti computable contract? E quali differenze hanno con i ben più famosi smart contract? 

Con il termine computable contract si intendono tutti quei contratti che, oltre ad essere comprensibili all’uomo, lo sono anche per le macchine. Per essere più precisi, sono contratti la cui logica può essere compresa anche da un computer, in modo che questo possa analizzarli e verificare se sono stati rispettati o no. 

Quindi, non sono una tipologia particolare di contratti, ma genericamente ricadono in questa definizione tutti quei contratti la cui logica può essere memorizzata in un computer in modo che questo possa analizzarla, comprenderla e verificarla. 

Come si può facilmente intuire, gli smart contract devono per forza essere anche dei computable contract, ma non tutti i computable contract sono anche smart contract: tra queste due definizioni c’è lo stesso rapporto che c’è tra blockchain e DLT: così come la blockchain è un sottoinsieme delle DLT, gli smart contract sono un sottoinsieme dei computable contract. 

Infatti, la particolarità specifica degli smart contract, che li differenzia da altri computable contract, è quella di essere autoeseguibili

A dire il vero la definizione smart contract come contratto informatico autoeseguibile è un po’ forzata, perché di fatto non sono altro che programmi informatici che eseguono in automatico transazioni, in particolare su blockchain. Alcuni infatti non definiscono questi ultimi come veri e propri contratti, ma come semplice “denaro programmabile”. 

Invece, la categoria più generica dei computable contract comprende tutti quei contratti veri e propri che possono essere, come si dice in gergo, dati in pasto ad un computer, e che non necessariamente devono anche essere autoeseguibili. 

A dire il vero, creare dei contratti che possano essere realmente compresi da una macchina non è affatto semplice, anche perchè un computer non sarebbe comunque in grado di comprenderne il significato allo stesso livello concettuale o simbolico profondo di una persona esperta. 

Si tratta, infatti, concretamente di utilizzare linguaggi informatici per creare dei testi o dei programmi accettati da tutte le parti coinvolte, in modo da consentire anche ai computer di identificare in modo affidabile le varie componenti del contratto. Inoltre, le stesse parti che sottoscrivono il contratto devono fornire al computer le regole per reagire in modo sensato e coerente con il significato delle promesse contrattuali. 

Questo fa sì che i computable contract abbiano attualmente alcuni limiti, in particolare non possono essere eccessivamente complessi, non possono coinvolgere argomenti legali astratti, difficili o incerti che richiedono di dover ricorrere all’interpretazione umana. 

Spesso si tratta fondamentalmente di fornire ai computer termini e condizioni contrattuali riguardo soggetti ben definiti e criteri deterministici in assenza di una significativa incertezza giuridica. 

Inoltre, i computer non sono in grado di comprendere la stragrande maggioranza dei contratti legali tradizionali, quindi non è possibile prendere un qualsiasi contratto tradizionale e tradurlo in un linguaggio comprensibile alle macchine. 

In altre parole sono ancora pochi gli ambiti in cui è possibile utilizzare i computable contract, e questi vanno scritti appositamente in quanto tali, e non tradotti da classici contratti cartacei. 

Tuttavia, il sottoinsieme degli smart contract, sebbene ancora più limitato di quello dei computable contract a causa del fatto che le macchine non devono solo comprenderli ma anche eseguirli in automatico, ha già dimostrato ampie potenzialità, tanto che l’intera finanza decentralizzata (DeFi) si basa su di essi. 

 

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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