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Black Rock: il legame tra cambiamenti climatici e crypto
Black Rock: il legame tra cambiamenti climatici e crypto
Blockchain

Black Rock: il legame tra cambiamenti climatici e crypto

By Lorenzo Dalvit - 16 Gen 2020

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I cambiamenti climatici sono nel mirino di Larry Fink e BlackRock, chi non si adegua verrà declassato. Sono previsti momenti difficili nel mondo a causa dei mutamenti che il pianeta sta subendo e ogni settore deve esserne responsabile, la blockchain e le crypto non sono esenti dal discorso.

BlackRock è un’azienda che propone soluzioni d’investimento e tecnologie utili a proteggere e rendere sostenibili le strategie finanziarie dei propri clienti. 

In una recente lettera rivolta ai direttori d’azienda, il colosso della finanza attraverso la voce del suo CEO Larry Fink, ha espresso un punto di vista forte e una linea aziendale severa.

“La consapevolezza sta cambiando rapidamente e credo che siamo al limite di un rimodellamento della finanza fondamentale.”

I cambiamenti climatici potrebbero modificare radicalmente il settore economico. Le problematiche strutturali che gli stati dovranno affrontare impatteranno molto sulle politiche monetarie, cosa succederà all’inflazione e ai tassi d’interesse? Come affronteremo il cambio paradigmatico di un settore energetico carbon-based? 

La risposta a queste domande per BlackRock sta nella responsabilità delle aziende e nella loro pianificazione.

Chi preferirà chiudere gli occhi di fronte al problema potrebbe avere vantaggi nel breve periodo ma nel lungo chi avrà saputo prepararsi avrà la meglio. Per gli azionisti questo si traduce in una sicurezza negli investimenti, per questa ragione l’azienda di Fink terrà molto in considerazione questi aspetti quando produrrà i suoi report.

Il ruolo della blockchain per il clima

Nella lettera emergono diversi punti di collegamento al settore:

  • Una necessità urgente di certificare attraverso supply chain la storia di un prodotto nelle varie fasi di produzione per garantire la sua sostenibilità ambientale. Certamente in questo la blockchain ha già iniziato il suo percorso come registro distribuito capace di garantire l’immutabilità del dato – anche se non può assicurare il corretto inserimento;
  • La crisi delle monete tradizionali e del settore bancario, colpiti dalle politiche monetarie dei Paesi in preda alle difficoltà climatiche, potrebbero favorire la crescita della finanza decentralizzata e l’adozione degli asset digitali disintermediati;
  • Il consumo energetico del comparto criptovalute potrebbe essere al centro di un dibattito etico e politico importante.

Proof of Work 

Non tutti i sistemi di consenso sono gli stessi. Le blockchain aggiungono un blocco alla loro catena validando attraverso sistemi diversi. Il più famoso è certamente la POW – proof of work – nata con Bitcoin. 

Accusata di essere energivora, questa soluzione si è finora difesa dagli ambientalisti sottolineando la capacità di sfruttare energia in eccesso in zone del pianeta più adatte al mining. 

Non vi è dubbio però che gli apparati hardware richiesti siano vittima di rapido deperimento e producano molto calore, tanto da dover essere raffreddati o collocati in zone fredde del pianeta per ottimizzare la loro resa. 

Dovessimo andare incontro ad un’adozione di massa di questa tecnologia le soluzioni di scaling on-chain potrebbero raggiungere dimensioni imbarazzanti

Proof of Work contro Proof of Stake

Bitcoin sta sperimentando sistemi di scaling off-chain, demandando molta della richiesta di transazioni ad una validazione esterna alla catena limitando la crescita degli apparati del mining.

Altri attori in concorrenza come Bitcoin SV e Bitcoin Cash, detti anche big blocker, sperimentano soluzioni che irrobustiscono il settore del mining puntando su di esso come motore della crescita e dello scaling. 

Da questa parte di ecosistema ci si aspetta un maggior consumo di energia, proporzionale alla dimensione del network. 

In particolar BSV sarà in prima linea nei consumi se applicherà il concetto di Metanet facendo passare lo storage dei dati in blockchain aumentando enormemente il numero di validazioni e quindi il ruolo della POW.

Ma ecco che Ethereum, seconda blockchain per capitalizzazione di mercato, sfida il settore introducendo la proof of stake, metodologia che promette un abbattimento dell’impatto ambientale netto.

Niente più proof of work per ETH? Siamo ancora lontani dalla versione 2.0 di questo protocollo e non siamo certi che il passaggio avverrà senza intoppi. 

Certamente se BlackRock dovesse utilizzare una blockchain o consigliare una diversificazione di portafoglio verso le crypto, dovrebbe scegliere una blockchain basata su POS.

Ricordiamo che Tezos e Cardano sono già funzionanti e attive con sistema POS e le sperimentazioni sono state molte negli anni a partire dalla mitica Peercoin.

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Lorenzo Dalvit

Chief Operations Officer presso Deepit AG

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