Report Tech Economy, la blockchain in Italia
Report Tech Economy, la blockchain in Italia
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Report Tech Economy, la blockchain in Italia

By Marco Cavicchioli - 2 Mar 2020

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Secondo un recente report sulla diffusione della conoscenza della blockchain in Italia, reso noto da Tech Economy, più della metà degli italiani ne ha perlomeno sentito parlare. 

Anzi, per la precisione rispetto all’anno scorso sono scesi dal 52% al 31% le persone che dichiarano di non averne mai sentito parlare. 

Ciononostante è una tecnologia ancora decisamente meno conosciuta rispetto ad altre che si sono già ampiamente diffuse, come ad esempio i social network o intelligenza artificiale e la realtà aumentata. 

Questi dati sono stati estrapolati dalla seconda edizione della ricerca Retail Transformation 2.0, elaborata dal Digital Transformation Institute e Cfmt, che rivela anche che il numero di persone che dichiara di sapere in generale di cosa si tratti è cresciuto del 12% in un anno, sebbene il numero di persone che si definiscono in grado di definire in modo preciso come funzioni sia aumentato solamente del 2%. 

In genere, a conoscere meglio questa tecnologia sono persone con grado di istruzione elevato e competenze digitali avanzate, con una maggioranza di uomini che sono il 17% in più rispetto alle donne. 

Non c’è invece molta differenza tra il 28% di coloro che dichiara di essere completamente a loro agio con questa tecnologia ed il 30% che invece dichiara di non esserlo affatto. Inoltre, il 41% risulta essere disposto a testarla. 

Il 69% degli intervistati comunque dichiara ad esempio di non aver mai acquistato un prodotto facendo riferimento alla sua tracciabilità garantita tramite blockchain, rivelando che questo utilizzo sia ancora relativamente marginale, sebbene in crescita. Infatti, nel 2018 questa percentuale era ben più alta: 81%. 

Tra gli altri il 6% afferma di essere un utente regolare di questa tecnologia, mentre il restante 25% dichiara di aver provato almeno una volta. 

Inoltre, il 46% ha dichiarato di essere interessato agli smart contract per risparmiare tempo e denaro, garantendo affidabilità. 

Per quanto riguarda le criptovalute invece le differenze rispetto al 2018 sono meno evidenti. 

Ad esempio, attualmente l’80% degli intervistati dichiara di non aver mai usato criptovalute, mentre l’anno precedente furono l’81%. 

Inoltre, permane l’associazione della tecnologia della blockchain con le criptovalute, tanto che molti intervistati nel definire il termine blockchain hanno detto che si tratta della tecnologia sulla quale si basano le criptovalute. 

Il 3% ha dichiarato di essere un utente regolare delle criptovalute, mentre il 17% afferma di aver provato ad utilizzarle. 

Tra questi sono in crescita soprattutto i millennials, +13%, e chi ha competenze digitali elevate, +7%. Addirittura il 28% degli intervistati afferma che in futuro non utilizzeremo più le valute fiat, ma solamente le criptovalute come Bitcoin.

Il Presidente del Digital Transformation Institute, Stefano Epifani, ha commentato i risultati di questa ricerca dicendo: 

“La tecnologia blockchain, nella sua espressione più forte e significativa, ha trovato per ora un momento di saturazione. Che ovviamente non sarà eterno, ma impone una riflessione sulla differenza tra il tempo del quale le persone hanno bisogno per assorbire l’innovazione e quello che le aziende vorrebbero che fosse. 

Blockchain è forse la tecnologia che nel corso degli ultimi 12 mesi è stata più sovraesposta e, allo stesso tempo, fraintesa. Guardare al numero di quanti pensano di sapere di cosa si tratta e rapportarlo a quanti la usano effettivamente dà immediatamente contezza di quanto tale convinzione di competenza sia spinta da un tam tam mediatico privo di conseguenze pratiche in termini progettuali. E non è un caso che mentre abbondino proof of concept siano rari i proof of work”.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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