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Bitcoin: in caso di crisi mondiale, rompere il vetro
Bitcoin: in caso di crisi mondiale, rompere il vetro
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Bitcoin: in caso di crisi mondiale, rompere il vetro

By Contest Writer - 24 Giu 2020

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Come reagisce Bitcoin durante una crisi mondiale?

Nei ritmi forsennati dell’era ante-Covid19, non c’era tempo per fermarsi a ragionare, quindi si dava tutto per scontato, senza preoccuparsi troppo di monete fiat o quantitative easing

Ma il virus ha fermato la nostra quotidianità e con essa anche l’economia, obbligandoci ad aprire gli occhi su una crisi sistemica che troppo a lungo abbiamo ignorato nella speranza che si risolvesse da sola, quasi come il risveglio da un brutto sogno. 

L’idea che stampare moneta all’infinito sia l’unica via di salvezza non è solo illusoria ma anche tremendamente pericolosa. È un po’ come se per calmare il dolore la nostra priorità fosse esclusivamente la morfina, trascurando la cancrena che prima o poi ci porterà alla morte. 

Purtroppo quel che manca oggi (clamorosamente) è una prospettiva di lungo respiro, un New Deal che non si concretizza sia per mancanza di progetti politici che per mancanza di fiducia. 

Mentre sui progetti politici intervengono gli statisti (beato chi ne dispone), riconquistare la fiducia nelle istituzioni, quelle finanziarie prima di tutto, è opera veramente titanica per chiunque intenda farsene carico. 

Ma quindi, con quali strumenti affronteremo le pesanti nubi nere che si addensano all’orizzonte? A questa domanda nessuno sembra saper dare risposta diversa dai colpi di bazooka o dai prestiti del Meccanismo Europeo di Stabilità. 

Eppure, la maniglia da tirare in caso di emergenza non solo esiste ma è pure bella grossa. 

Bitcoin durante la crisi mondiale

Più si studia il progetto bitcoin, più si comprende la vastità della sua portata e le grandi conseguenze che la sua mass adoption potrebbe avere sugli abitanti del pianeta Terra. 

Ma rimaniamo nel territorio della fiducia. 

Sappiamo che essa viene meno quando chi la chiede, una volta ottenuta, ne abusa indiscriminatamente sino alla completa perdita di credibilità. 

Con l’avvento di bitcoin e della tecnologia blockchain, il problema viene risolto alla radice: la fiducia viene scissa dalle individualità personali od istituzionali per essere affidata ad un registro diffuso troppo grande e troppo oneroso per essere corrotto o distorto da qualcuno a danno di qualcun’altro. 

Il principio del database distribuito funziona all’esatto opposto dell’accentramento oligarchico delle grandi istituzioni finanziarie mondiali e, ad essere onesti, è l’unico appiglio che potrebbe cavarci fuori da un eventuale crollo verticale della fiducia nell’attuale sistema economico-finanziario. 

Ma mentre diversi soggetti istituzionali (fortunatamente sempre più numerosi) hanno definitivamente sdoganato bitcoin e si apprestano a dare cittadinanza all’universo dei crypto-asset, uno zoccolo duro di parrucconi stile ancien regime continua a identificare le criptovalute come il male assoluto. 

In realtà, da tempo bitcoin ha superato la prova dei fatti diventando una solida realtà. 

Perfino la sua proverbiale volatilità (croce e delizia degli speculatori) non è che un semplice peccato di gioventù, destinata probabilmente a placarsi con il raggiungimento della sua maturità in vista del total supply. 

Ciò che deve scandalizzare non è il fatto che un progetto di libertà abbia visto la luce senza chiedere il permesso alla cultura dominante; ciò che disturba è piuttosto l’ignoranza ed il pregiudizio che sono i veri limiti all’adozione di massa di una grande invenzione. 

Ma mentre nell’ufficialità delle dichiarazioni nessun governo osa ammettere di holdare bitcoin o shortare all’occorrenza per limare qualche decimale di debito pubblico, alcuni di questi stessi governi sperperano inutilmente ingenti somme nel tentativo di arginare giuridicamente qualcosa che esula completamente dal proprio universo paradigmatico. 

Allo stesso modo è ipotizzabile che non poche cancellerie abbiano inteso risulti più conveniente interiorizzare o tutt’al più copiare bitcoin e la tecnologia sottostante piuttosto che contrastarla con ogni mezzo. Dopo tutto se il mondo finanziario centralizzato dovesse collassare, per affrontare l’incendio di una nuova crisi economica mondiale sarà opportuno vincere ogni falso pudore e rompere anche il vetro dell’estintore bitcoin messo lì apposta per salvarci le terga. 

Paolo Menegatti

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