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Ripple chiamata in causa in Australia
Ripple chiamata in causa in Australia
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Ripple chiamata in causa in Australia

By Alfredo de Candia - 25 Ago 2020

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Con un documento della corte dell’Australia, nel distretto di New South Wales, viene chiamata in causa Ripple in un processo in cui la si accusa di aver utilizzato un nome già registrato per il suo prodotto PayID. 

Per questo motivo di trademark e copyright Ripple dovrà presentarsi domani per la prima udienza.

Il processo coinvolge la NPP (New Payments Platform) australiana, azienda che si occupa di pagamenti in Australia ed è utilizzato da diverse banche per velocizzare i pagamenti all’interno del paese. Questa funzione, per l’appunto, si chiama PayID e fu lanciata nel febbraio del 2018.

Invece, Ripple ha lanciato la sua versione di PayID a giugno di quest’anno e quindi questo va in conflitto con l’azienda già esistente.

NPP e il sistema PayID

Per tutti quelli che non conoscessero PayID (Payment Identifier), si tratta di un sistema open source, quindi chiunque può utilizzarlo e il codice è aperto a tutti.

Questo sistema permette di collegare qualsiasi pagamento, come bonifici bancari, crypto, carta di credito o debito o anche pagamenti tramite app dai social. 

Da notare come questo sistema sia stato integrato anche nei famosi Unstoppable Domains, per poter sfruttare i pagamenti tradizionali sui domini decentralizzati.

Interessante anche che i rispettivi legali sono nomi conosciuti, perché NPP è rappresentato da Clayton Utz, uno dei sei maggiori studi legali dell’Australia, mentre Ripple si è affidata all’esperienza dello studio legale Kilpatrick Townsend Attorneys.

Altri problemi per Ripple

Insomma, a quanto pare ci sono altri problemi che l’azienda dovrà affrontare, insieme a tutti i problemi che l’affliggono Ripple in questo periodo, come i sospsetti di fallimento del token o i milioni di XRP rubati nei vari scam.

Non dimentichiamo anche che negli Stati Uniti Ripple è ancora impegnata in una causa contro la SEC per stabilire se XRP è una security o meno, con le relative conseguenze che questo comporterebbe.

Alfredo de Candia
Alfredo de Candia

Android developer da oltre 8 anni sul playstore di Google con una decina di app, Alfredo a 21 anni ha scalato il Monte Fuji seguendo il detto "Chi scala il monte Fuji una volta nella vita è un uomo saggio, chi lo scala due volte è un pazzo". Tra le sue app troviamo un dizionario di giapponese, un database di spam e virus, il più completo database sui compleanni di serie Anime e Manga e un database sulle shitcoin. Miner della domenica, Alfredo ha una forte passione per le crypto ed è un fan di EOS.

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