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Bitcoin e frode fiscale: il caso dell’ex dipendente Microsoft
Bitcoin e frode fiscale: il caso dell’ex dipendente Microsoft
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Bitcoin e frode fiscale: il caso dell’ex dipendente Microsoft

By Eleonora Spagnolo - 10 Nov 2020

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Un ex dipendente di Microsoft è stato condannato a 9 anni di prigione per aver messo in piedi una truffa da 10 milioni utilizzando anche Bitcoin e commettendo anche una frode fiscale.

L’uomo è un cittadino ucraino di 26 anni, residente a Washington. Stando a quanto rivela il dipartimento di giustizia degli Stati Uniti, dal 2016 al 2018 (l’anno in cui è stato licenziato), è riuscito a frodare Microsoft con un sistema davvero ben congegnato. 

La sua mansione nell’azienda era quella di testare la piattaforma di vendita di Microsoft. In virtù di questo incarico, ha avuto accesso al “currency store value” (CSV), un sistema dove erano disponibili per esempio le gift card.

L’ucraino si è impossessato di volta in volta di un ammontare considerevole di gift card che poi rivendeva. Inizialmente ha utilizzato il suo account per impossessarsi di beni pari a 12.000 dollari. Poi ha iniziato ad utilizzare gli account email di altri colleghi.

 Da esperto informatico ha tentato di celare il furto e le vendite, e per farlo ha utilizzato anche dei mixer Bitcoin con cui nascondere i fondi transitati sul suo conto corrente. Secondo gli inquirenti, con questo sistema avrebbe “ripulito”, 2,8 milioni di dollari in Bitcoin. Però ha commesso un errore, non dichiarando i Bitcoin al fisco, sostenendo che erano un regalo di un parente. E il fisco, si sa, non perdona.

La truffa a Microsoft e la frode fiscale con Bitcoin

Con i proventi della truffa l’uomo ha acquistato una casa da 1,6 milioni di dollari vista lago, e un veicolo Tesla da 160.000 dollari. Niente male.

Tutto questo gli è valso le accuse di truffa, riciclaggio, furto di identità, evasione fiscale, accesso improprio a dispositivi digitali, accesso improprio alle mail. 

Per il giudice James L. Robart, l’uomo:

“Non ha avuto alcun rispetto per la legge”.  

Per il procuratore Brian T. Moran, l’imputato non ha avuto alcun rispetto neppure dei colleghi: 

“Rubare al tuo datore di lavoro è già abbastanza cattivo, ma rubare, e farlo apparire come se i tuoi colleghi fossero da incolpare mostra chiaramente il danno oltre i dollari e i centesimi. Questo caso ha richiesto sofisticate capacità tecnologiche per investigare e perseguire, e sono lieto che i nostri partner legali e l’Ufficio del procuratore degli Stati Uniti abiano avuto le capacità necessarie per portare tali criminali alla giustizia”.

I pubblici ministeri hanno scritto alla Corte, testualmente, che l’imputato viveva la vita di un milionario, con uno schema che prevedeva bugie ed inganni ad ogni passo: 

“Ha portato i suoi colleghi ad un passo dal licenziamento, usando i loro conti di test per rubare CSV.  Invece di assumersi la responsabilità, ha testimoniato e ha detto una serie di oltraggiose menzogne. Non c’è alcun segno che egli provi rimorso o rimpianto per i suoi crimini”.

Lui si è difeso sostenendo che non intendeva rubare a Microsoft, stava solo lavorando ad un progetto di cui avrebbe beneficiato la compagnia. 

Ad ogni modo il caso è una pietra miliare per la lotta ai crimini informatici. Come spiega Ryan L. Korner dell’IRS (Internal Revenue Service, l’agenzia addetta alla riscossione dei tributi negli Stati Uniti): 

“Il processo ha segnato una grande vittoria per l’IRS-CI e la squadra federale per la criminalità informatica. Gli atti criminali di furto da Microsoft, e la successiva presentazione di false dichiarazioni dei redditi, sono il primo caso in cui Bitcoin ha una componente fiscale”.

In pratica, il tentativo del giovane ucraino era quello di utilizzare Bitcoin per nascondere il furto. Ma le indagini dimostrano che Bitcoin non è anonimo. Prosegue Korner: 

“In parole povere, la sentenza di oggi dimostra che non si può rubare denaro via Internet e pensare che Bitcoin nasconda i propri comportamenti criminali. Il nostro complesso team di esperti di crimini informatici, con l’assistenza dell’Unità Crimini informatici dell’IRS-CI, vi darà la caccia e vi riterrà responsabili delle vostre malefatte”.

Eleonora Spagnolo
Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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