Il divieto della Cina sulle criptovalute crea opportunità per altri Stati
Il divieto della Cina sulle criptovalute crea opportunità per altri Stati
Criptovalute

Il divieto della Cina sulle criptovalute crea opportunità per altri Stati

By Vincenzo Cacioppoli - 2 Ott 2021

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Il 24 settembre scorso la PBOC, la Banca Centrale Cinese ha dichiarato tout court le criptovalute nel Paese, scatenando subito un crollo delle quotazioni dei mercati crypto, con discese del 10% in poche ore sia per Bitcoin che Ethereum. 

Conseguenze post divieto alle criptovalute da parte della Cina

Questa decisione è stata giustificata dal fatto che le criptovalute sono diventate per la Banca Centrale cinese uno strumento per favorire il riciclaggio e il finanziamento delle azioni criminose. 

Già da mesi nel Paese era diventata illegale l’attività di mining (circa il 48% di tutto il mining mondiale era in Cina), ma una mossa così repentina ha sorpreso e scatenato congetture e ipotesi sulle possibili conseguenze.

Secondo alcuni osservatori, la Cina, grazie al controllo sulle attività economiche e sulla finanza, ha solo potuto fare quello che altri Stati, USA in testa, non potrebbero fare. 

Le criptovalute e la loro disintermediazione spaventano gli organi di controllo e il sistema finanziario tradizionale, che vede minacciato il suo ruolo centrale nell’economia produttiva mondiale. 

Secondo altri, come il professore dell’Università di New York Dr Sean Stein Smith, questa decisione potrebbe invece offrire nuove opportunità per altri Stati:

Il divieto delle transazioni crittografiche dovrebbe essere visto come un’opportunità per le economie basate sul libero mercato, di assumere un ruolo di leadership nello sviluppo di applicazioni crittografiche open source”. 

Stesso concetto espresso dal venture capitalist, in corsa per un seggio al Senato in Arizona, Blake Masters, pochi giorni fa, che ha affermato che per gli USA il bando cinese sarebbe un’opportunità da non lasciarsi sfuggire, auspicando che il Governo acquisti Bitcoin per creare una riserva di valore.

Secondo una ricerca di Coin Shares, la Cina perderebbe circa 6 miliardi di dollari all’anno dal divieto della attività di mining, soldi che sicuramente farebbero gola a molti, come dimostrato dal Texas o dal Canada, che hanno accolto a braccia aperte i miner cinesi transfughi.

Banca Centrale cinese
Divieto della Banca Centrale cinese

I mercati hanno reagito prontamente alla notizia

I mercati crypto, dopo un primo momento di smarrimento con cali importanti, hanno riguadagnato buona parte delle perdite accumulate, segno evidente che il divieto cinese non ha inciso troppo sull’umore degli investitori. 

Guardando quello che è accaduto con il mining, molte delle farm presenti in Cina si sono trasferite in altri Paesi, come il Canada, il Texas, l’Uzbekistan e la Romania, dove i costi energetici sono favorevoli. 

I mercati hanno reagito senza isterie, anche perché abbastanza abituati a decisioni di questo tipo da parte della Cina. Ragionando sul medio termine, le quotazioni del Bitcoin rispetto al 21 maggio, giorno del bando all’attività di mining in Cina, sono in rialzo del 12% circa.

Divieto Banca Centrale cinese crea nuove opportunità per gli investitori crypto?

La società di gestione di risorse digitali Coin Shares, nel suo rapporto della settimana scorsa, ha registrato per le principali criptovalute tra cui Bitcoin, Ethereum, Binance, Solana e XRP afflussi per 95 milioni di dollari.

Questo, sempre secondo gli analisti della società, indicherebbe un crescente interesse verso le criptovalute da parte degli investitori istituzionali, malgrado, o forse anche grazie, al bando cinese.

Bitcoin avrebbe ricevuto circa 50 milioni di dollari di afflussi ed Ethereum 29 milioni, segno tangibile che molti investitori hanno approfittato dei ribassi delle principali criptovalute in seguito alle notizie dalla Cina per acquistare a prezzi più convenienti.

Questa decisione cinese potrebbe essere un’ottima opportunità per altri Stati che andrebbero a guadagnare un vantaggio competitivo per sfruttare le nuove risorse digitali a proprio favore. 

Molte società di criptovalute hanno la loro sede legale a Singapore, che è  uno dei primi Stati al mondo ad aver annunciato un preciso quadro normativo per regolare il mondo delle criptovalute.

L’innovazione tecnologica delle cripto non si può arrestare

“Reprimere e tentare di comprimere questi modelli completamente nuovi in strutture esistenti sembra allettante e potrebbe anche funzionare a breve termine, ma alla fine non riuscirà a contenere o ridurre il dinamismo che questo settore continua a mostrare”, ha affermato Stein Smith, intendendo come ormai la tecnologia delle criptovalute sia entrata in una fase di maggiore maturità, e che quindi tentare di fermarla resti un’operazione destinata a fallire.

 “L’innovazione, lo spirito imprenditoriale o la distruzione creativa – qualunque sia l’etichetta più popolare in quel momento – è una forza che non può essere eliminata” dice il professore esperto ed appassionato di blockchain e criptovalute, aggiungendo che “ i nuovi modi di fare impresa, indipendentemente dal settore in questione, alla fine vengono giudicati come successi o fallimenti a seconda che il mercato desideri o meno queste nuove idee. Tentare di regolamentare, restringere o ostacolare le idee che forniscono valore ai clienti e agli utenti finali e migliorano l’esperienza di coloro che sono coinvolti è uno sforzo inutile”. 

Vincenzo Cacioppoli

Vincenzo è genovese di nascita ma milanese di adozione. E' laureato in scienze politiche. E' un giornalista, blogger, scrittore, esperto di marketing e digital advertising. Dopo una lunga esperienza nel marketing tradizionale, comincia attività con il web e il digital advertising nel 2011 fondando una società Le enfants. Da sempre appassionato di web e innovazione, nel 2018 approfondisce le tematiche legate alla blockchain e alle criptovalute. Trader indipendente in criptovalute dal marzo 2018, collabora con aziende del settore come content marketing specialist. Nel suo blog. mediateccando.blogspot.com, da tempo si occupa soprattutto di blockchain, che considera come la più grande innovazione tecnologia dopo Internet. A novembre è prevista l'uscita del suo primo libro sulla blockchain e il fintech.

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