Panetta (BCE): le criptovalute non hanno ragione di esistere
Panetta (BCE): le criptovalute non hanno ragione di esistere
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Panetta (BCE): le criptovalute non hanno ragione di esistere

By Eleonora Spagnolo - 13 Dic 2021

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È difficile vedere motivi che giustifichino l’esistenza delle criptovalute nella finanza. A dirlo è Fabio Panetta, membro del board della Banca Centrale Europea (BCE), nel corso di una lectio magistralis tenuta in Italia e organizzata da Federcasse.

Il suo è un attacco a tutto campo che non si può comprendere se non tenendo presente che nel corso dello stesso convegno ha parlato anche di euro digitale. 

Panetta, BCE: criptovalute come i mutui subprime

Nel corso del convegno, a proposito di criptovalute, Fabio Panetta ha dichiarato senza troppi giri di parole, che il loro valore:

“Ha il potenziale di generare rischi per la stabilità finanziaria che non devono essere sottostimati. Ad esempio l’ammontare è superiore al valore dei mutui subprime che fecero da detonatore della crisi finanziaria globale del 2007-2008. Le criptoattività sono in effetti una scommessa e sono scambiate da operatori il cui unico interesse è venderle a un prezzo più alto”. 

L’euro digitale, invece,

“Non ha nulla a che fare con le criptovalute come il Bitcoin”.

Sempre sulle criptovalute, Panetta ha continuato sottolineando il problema dell’inquinamento che producono e il loro utilizzo per attività criminali.

Panetta ha aggiunto:

“Per di più esse non forniscono agli investitori in buona fede alcuna protezione di natura informativa o contro i rischi cibernetici. Nel complesso, è difficile vedere motivi che giustifichino l’esistenza delle crypto-attività nel panorama finanziario”.

Quello che non è stato detto

Detto in questi termini, le criptovalute potrebbero essere il male assoluto. Ma ci sono dei dettagli che il membro della BCE non ha detto e che rendono le criptovalute non troppo diverse dalla moneta fiat né dalle azioni.

Quando si parla di criptovalute scambiate da soli speculatori, indubbiamente è vero: le crypto sono uno strumento speculativo, così come lo sono le azioni regolarmente scambiate nei mercati finanziari con tutti i derivati che già in passato hanno fatto danni di proporzioni enormi, come, appunto, i mutui subprime.

Ma le criptovalute, Bitcoin in testa, sono anche usate come riserva di valore. Il loro utilizzo non può essere relegato a mero strumento speculativo.

Il discorso legato all’inquinamento invece è un problema reale, sul quale in realtà molte blockchain stanno lavorando. Ad esempio, il mining di Bitcoin si sta spostando verso energia pulita, mentre Ethereum con il passaggio alla PoS, ridurrà drasticamente i consumi.

Per quel che riguarda le attività criminali, è bene ricordare che i malintenzionati sanno sfruttare benissimo anche le valute fiat, anzi forse sono persino più pratici.

Sulle protezioni dai rischi di sicurezza, in realtà le criptovalute possono essere più che sicure: basta custodirle in hardware wallet e avere cura di non perdere le chiavi di accesso.

Su una cosa Panetta ha indiscutibilmente ragione: l’euro digitale non ha nulla a che vedere con Bitcoin. Bitcoin infatti è una moneta decentralizzata e in mano alla community, l’euro digitale sarà solo una versione elettronica della moneta emessa dalla Banca Centrale Europea.

Panetta BCE criptovalute
Fabio Panetta

L’euro digitale

A proposito di euro digitale, è chiaro che diventerà realtà, anche se ci vorrà un po’. Panetta ha dichiarato a proposito che l’euro digitale sarà inevitabile:

“Sarà difficile che non venga attuato”. 

Nel corso del convegno, è stato spiegato anche come sarà e quando diventerà realtà.

Secondo Panetta, la moneta digitale darebbe gli stessi servizi della moneta cartacea, presentandosi come uno strumento sicuro, privo di costi, e di facile utilizzo.

Si tratta di un “processo ambizioso” e “complesso”, che servirà a garantire stabilità e sarà in definitiva, indispensabile.

“In assenza di interventi pubblici, il sistema potrebbe essere egemonizzato dai grandi operatori globali, in primo luogo le Big Tech, che rispetto alla banca centrale avrebbero una cura molto minore della stabilità del sistema finanziario. L’euro digitale, se concepito in maniera appropriata, eviterà pertanto scenari peggiori, conferendo stabilità al sistema finanziario”.

Nel convegno si è anche parlato dei tempi, considerato che la Cina è ad un passo dal rilascio della sua CBDC, o yuan digitale. Panetta ha dichiarato:

 “Se tutto avrà successo ci vorranno 5 anni”.

Una moneta già in ritardo

Queste parole lasciano intendere che si andrà oltre i 4 anni di cui aveva già parlato la presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde. 

In pratica, l’Europa sarebbe in forte ritardo rispetto alla Cina, che minaccia di alterare lo scenario economico grazie alla sua valuta digitale.

Resta da valutare se, quando saranno provati gli effetti del digital yuan, anche BCE e Federal Reserve decidano di dare un’accelerata ai loro progetti di valute digitali.

Le “unstablecoin”

Panetta ha anche parlato delle stablecoin ribadendo che non sono affatto stabili, per questo, ricorda, le ha ribattezzate unstablecoin.

A suo avviso:

“Una delle stablecoin più diffuse promette ‘stabilità’ investendo in attività di per sé poco rischiose come la carta commerciale, e detiene una quota elevata dello stock di questi strumenti in circolazione. In presenza di tensioni, vendite massicce di attività volte a far fronte a un aumento repentino dei riscatti potrebbero generare instabilità sull’intero mercato della carta commerciale. Il fenomeno potrebbe estendersi e contagiare altre stablecoin e comparti contigui del sistema finanziario, fino a raggiungere le  banche che custodiscono la liquidità delle stablecoin. I rischi potrebbero essere amplificati da opacità circa la composizione delle attività di riserva, dalla mancanza di controlli sui conflitti di interesse tra emittenti e detentori di stablecoin, da casi di frode o cattiva amministrazione e dal legame che esiste tra stablecoin e crypto-attività”.

Panetta ha anche ricordato che un terzo delle stablecoin avviate in passato sono già defunte. I rischi delle stablecoin si potrebbero ridurre se queste affidassero le loro riserve in forma di depositi presso la banca centrale. Ma, spiega l’esponente della BCE, sarebbe una contraddizione:

“Ciò limiterebbe però la sovranità monetaria, in quanto uno dei compiti fondamentali della banca centrale, la creazione di moneta, verrebbe di fatto delegato a un soggetto privato che lo eserciterebbe per finalità di natura commerciale e non di pubblico interesse”.

Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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