Ripple risponde alla SEC: perché il caso Fife deve restare fuori
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Ripple risponde alla SEC: perché il caso Fife deve restare fuori

By Eleonora Spagnolo - 12 Gen 2022

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Dopo che la SEC ha paragonato la vicenda di Ripple al caso Fife, a stretto giro è arrivata la risposta dell’azienda crypto.

Il caso Fife: la replica di Ripple alla SEC

Ad intervenire su Twitter è l’avvocato James K. Filan che ha pubblicato la risposta che Ripple ha fatto pervenire alla giudice Analisa Torres del Distretto Sud di New York.

Nella nota si legge che:

“La questione di fronte a questa Corte si pone in una posizione procedurale completamente diversa: se la risposta di Ripple espone in modo plausibile una teoria legale riconoscibile per la sua difesa affermativa, tale che dovrebbe essere permesso di sviluppare prove e presentare la difesa su un registro più completo”.

Il concetto di fair notice

La differenza sostanziale tra il caso di Fife e quello di Ripple è che entrambe poggiano le loro tesi difensive sul concetto di fair notice. La SEC, in entrambi i casi, sarebbe dovuta intervenire a tempo debito per notificare ad entrambe che stavano vendendo qualcosa che necessitava di autorizzazione. 

Ma tutta la difesa del caso Fife si basa sul concetto di fair notice, mentre per Ripple la questione del fair notice non preclude alla presentazione di ulteriori prove per dimostrare il comportamento seguito quando sono stati venduti i token XRP. 

Per questo, secondo la difesa di Ripple: 

“Fife non sostiene la mozione della SEC di respingere la difesa affermativa di Ripple che non ha avuto un preavviso adeguato che XRP era un contratto di investimento. La corte in Fife ha determinato solo che non avrebbe, nella fase di dichiarazione, respinto il reclamo adeguatamente formulato della SEC sulla base della sfida del giusto processo degli imputati”.

La tesi della difesa si conclude così: 

“Anche se [il caso] Fife – una decisione fuori dal circuito che non è vincolante per questa Corte – sostenesse la posizione della SEC (e non lo fa), questo ancora non farebbe altro che creare una “questione controversa o sostanziale di diritto” che richiede il rifiuto della mozione della SEC”. 

In pratica, per Ripple il caso Fife non deve incidere sul processo in corso, che anzi deve andare a fondo e non limitarsi a giudicare una sentenza precedente.

XRP come una security

Nel caso Fife, infatti l’imputato del processo era accusato di gestire cinque società che compravano delle azioni per conto dei loro clienti successivamente all’acquisto di “penny stock”, senza avere l’adeguata licenza. Il caso di Ripple è diverso: l’azienda è accusata di aver venduto token XRP giudicati security.

Dunque in un caso le azioni (security), ci sono, nell’altro no, o meglio, si tratta della vendita di un token su blockchain che la SEC ha giudicato security. La tesi di Ripple è che se XRP è una security, lo sono anche Bitcoin ed Ethereum, a maggior ragione Ethereum che si è finanziata inizialmente con una ICO. 

Quando la vicenda arriverà ad una conclusione, sarà chiara definitivamente la posizione delle autorità statunitensi nei confronti delle criptovalute. Una pronuncia, in un senso o in un altro, non potrà che orientare la giurisprudenza e definire una cornice più chiara per la regolamentazione delle criptovalute

prezzo XRP
XRP resta lontana dai record del 2018

Il prezzo di XRP

Intanto XRP non sembra curarsi delle incertezze sul suo futuro dovute alla causa con la SEC. Al contrario la criptovaluta di Ripple sembra seguire l’andamento del mercato crypto e dopo una settimana turbolenta, oggi guadagna il 2,3%

XRP ora vale 0,76 dollari, in calo dell’8% su base settimanale. La crypto tuttavia, nonostante la bullrun del mercato nel 2021, non è riuscita a segnare nuovi record e si è spinta “solo” fino a 1,96 dollari, la metà dei 3,84 dollari toccati a gennaio 2018. 

Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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