Agenzia delle Entrate vs IRS: le tasse crypto in Italia e negli USA
Agenzia delle Entrate vs IRS: le tasse crypto in Italia e negli USA
Regolamentazione

Agenzia delle Entrate vs IRS: le tasse crypto in Italia e negli USA

By Eleonora Spagnolo - 16 Gen 2022

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Chi investe in criptovalute si trova prima o poi alle prese con una domanda: come deve pagare le tasse. In Italia, troverà una risposta dall’Agenzia delle Entrate, mentre negli Stati Uniti se la dovrà vedere con l’IRS, acronimo che sta per Internal Revenue Services.

Agenzia delle Entrate vs IRS, similitudini e differenze

Come riporta il sito ufficiale, l’Agenzia delle Entrate in Italia ha il compito di svolgere le funzioni relative alla gestione, all’accertamento, al contenzioso e alla riscossione dei tributi.

Sono simili negli Stati Uniti, le funzioni svolte dall’IRS che deve applicare le leggi fiscali, occuparsi delle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti e fare accertamenti o indagini penali.

Agenzia delle Entrate e criptovalute in Italia

Veniamo ora ad esaminare come si comporta l’Agenzia delle Entrate in materia di criptovalute.

La regolamentazione in Italia non è affatto chiara, tanto che più di qualche volta l’Agenzia delle Entrate è stata chiamata a fare chiarezza tramite degli interpelli.

Il punto principale è se le criptovalute vanno inserite nella dichiarazione dei redditi. Nello specifico, c’è una sezione, il quadro RW, dove le criptovalute andrebbero inserite.

Secondo una risoluzione e due diversi interpelli, l’Agenzia delle Entrate intende assimilare le criptovalute alle valute estere. Per questo se generano dei redditi imponibili, vanno inserite nel quadro RW. Le tasse si pagano solo quando la giacenza media supera i 51.645,69 euro per sette giorni consecutivi. Sono tassate le plusvalenze, ovvero i guadagni, ai quali si applica un’imposta del 26%.

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In Italia si pagano le criptovalute sulle plusvalenze

L’IRS e le tasse crypto negli Stati Uniti

L’IRS invece ha una sezione FAQ sul proprio sito ufficiale dove spiega come relazionarsi con le criptovalute.

Viene spiegato che:

“La valuta virtuale è trattata come una proprietà e i principi fiscali generali applicabili alle transazioni di proprietà si applicano alle transazioni che utilizzano la valuta virtuale”. 

Nel caso degli Stati Uniti, le criptovalute vanno dichiarate nel modulo 1040.

A fare chiarezza su come si trattano le criptovalute ai fini fiscali negli USA, l’IRS ci aveva pensato già nel 2014 con un’apposita nota nella quale viene spiegata che la vendita o gli scambi di valute virtuali o anche il loro utilizzo per pagare dei beni, o come strumento di investimento, ha delle conseguenze fiscali che comportano delle responsabilità.

È del tutto evidente che dal lato fiscale gli Stati Uniti sono nettamente avanti rispetto all’Italia. Queste disposizioni però potrebbero cambiare quando entrerà in vigore l’Infrastructure Bill che obbligherebbe i broker a comunicare all’IRS le transazioni crypto per poter applicare loro un prelievo fiscale. 

Il problema non è tanto il pagamento delle tasse, quanto una definizione di broker decisamente allargata per la natura decentralizzata del settore. Non c’è dubbio che, comunque, sfuggire alle tasse non sarà facile neppure per un settore “pseudo anonimo” come quello delle criptovalute.

Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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