Una nuova Bretton Woods
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Una nuova Bretton Woods

By George Michael Belardinelli - 13 Mar 2022

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Gli accordi di Bretton Woods

Nel luglio del 1944 nasce nell’omonima città del New Hampshire quelli che saranno ricordati come “Gli accordi di Bretton Woods”. 

Questi accordi volgevano a stabilire nuove regole mondiali in ambito di politica monetaria, rapporti commerciali e rapporti finanziari internazionali. 

I paesi più industrializzati del mondo si riunirono e da quel momento fino al 1971, anno in cui vennero sostituiti da nuove regole, traghettarono il mondo in una nuova era. 

Le monete non erano più legate all’oro e il dollaro americano diventava ufficialmente la valuta principale e di riferimento per le altre valute. 

I cambi avrebbero dovuto essere il più stabili possibile e le politiche monetarie oltre che gli interventi delle banche centrali nel mondo dovevano volgere a questo interesse. 

Dal ’71 in poi venne sostituito dallo Smithsonian Agreement senza grossi stravolgimenti in continuità con la visione che ebbero i partecipanti ai primi accordi. 

Una nuova Bretton Woods

A seguito dello scoppio della guerra in Ucraina (ovvero dal 24 febbraio di quest’anno) sia sul lato ucraino che su quello russo, la guerra si è finanziata anche con ingenti capitali derivanti dalle criptovalute.

Ucraini e Russi infatti, per finanziarsi i primi e per sfuggire alle sanzioni della comunità internazionale e della Nato i secondi, hanno attinto a piene mani da Bitcoin e compagni. 

Questo ha generato un apprezzamento della moneta virtuale e con il tempo si è fatta strada l’idea di un opportunità. 

Se il dollaro aveva sostituito l’oro, il Bitcoin o una moneta virtuale avrebbe potuto sostituire il dollaro? 

È questa una delle domande che sono venute in mente ai grandi della terra specialmente in Europa e Russia. 

Intorno a questa idea si sta studiando la possibilità che nasca una nuova Bretton Woods.

A prescindere dai conflitti c’è l’ipotesi che si ridisegnino nuovamente i confini e le regole degli scambi internazionali, commerciali e le politiche monetarie questa volta con un faro puntato sulle cryptovalute. 

L’idea ha suscitato scalpore ma sempre più analisti sono convinti che quantomeno i potenti della terra si debbano parlare per vagliare questa ipotesi e per dare regole comuni valide in tutto il pianeta. 

Alex Borniakov che è il vice-ministro ucraino per le transazioni digitali è intervenuto sul tema. 

Borniakov ha evidenziato come le transazioni siano cresciute in modo esponenziale passando da poco frequenti a in crescita minuto per minuto. 

Sono stati raccolti milioni per finanziare la difesa e che in concreto hanno permesso di acquistare giubbotti antiproiettile e almeno 400.000 razioni militari per le milizie di Kiev. 

L’evidente successo nel reperire fondi tramite crypto ha attirato l’attenzione ed è un processo nuovo in un mondo vecchio almeno dal punto di vista finanziario. 

Nel frattempo in Russia

In Russia il tessuto produttivo perde grosse fette di mercato per scelta politica delle case madri e per il calo della domanda. 

Il calo della domanda però ha regalato sorprese quando ad esempio McDonald’s Russia ha annunciato la chiusura dei suoi store nel paese e nel Mc di Mosca si sono registrate file chilometriche per l’ultimo Big Mac. 

L’azienda americana infatti ha scelto di chiudere i battenti nel paese seguendo la via già tracciata da Starbucks, Coca-Cola, Pepsi e Ikea. 

L’azienda però nonostante si privi degli introiti dalla vendita al consumatore mantiene la forza lavoro che potrebbe tornare utile in caso di successo della diplomazia. 

George Michael Belardinelli

Ex Corporate manager presso Carifac Spa e successivamente Veneto Banca Scpa, blogger e Rhumière, negli anni si appassiona alla filosofia e alle opportunità che l'innovazione e i mezzi di comunicazione ci mettono a disposizione, in fissa con il metaverso e la realtà aumentata

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