Google sospende la monetizzazione dei contenuti pro guerra
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Google sospende la monetizzazione dei contenuti pro guerra

By Marco Cavicchioli - 15 Apr 2022

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Google di recente ha inviato a tutti i publisher di AdSense un messaggio con cui avvisa che, a causa della guerra in Ucraina, viene messa in pausa la monetizzazione dei “contenuti finalizzati a sfruttare, ignorare o giustificare la guerra”.

Google AdSense blocca la monetizzazione ai contenuti che esaltano la guerra

Non sarà facile stabilire con certezza quali contenuti informano riguardo la guerra, e quali invece cercano solo di sfruttarla.

Non si tratta pertanto genericamente di quei contenuti che sono in qualche modo legati alla guerra, o che contengano riferimenti alla guerra, ma solamente a quelli che la giustificano, la negano oppure si limitano a sfruttarla. 

Il punto più oscuro è quanto segue. Come fare a distinguere quei contenuti che si limitano a sfruttare la guerra da quelli che informano a riguardo? 

Google aggiunge che è già stata applicata in precedenza una misura simile ai contenuti contenenti dichiarazioni relative alla guerra in Ucraina, ma solamente in caso di violazione delle norme già esistenti. 

Come quelle sui contenuti dispregiativi o pericolosi, o i contenuti che incitano alla violenza o negano eventi tragici. 

Il recente aggiornamento invece ha come scopo quello di ampliare le restrizioni e chiarire meglio ai publisher le norme che verranno applicate dalla società. 

Ad esempio tra i contenuti non monetizzabili citano quelli che contengono eventuali dichiarazioni secondo cui le vittime sono responsabili della propria tragedia, o altre affermazioni simili di condanna delle vittime come dichiarazioni secondo cui è l’Ucraina a commettere un genocidio o ad attaccare deliberatamente i suoi stessi cittadini.

Pertanto per alcuni casi specifici è piuttosto chiaro quali contenuti non siano più monetizzabili, mentre su altri la società di fatto si è tenuta un ampio margine di libertà. 

Google AdSense

Quali contenuti bloccare di preciso

Va detto che già da tempo ci sono limitazioni non restrittive sulle pubblicità che possono essere inserite nei contenuti che hanno a che fare con eventi tragici, come le guerre, ma in tali casi si trattava solamente di impedire di ospitare pubblicità di inserzionisti non interessati a mostrare le loro comunicazioni su contenuti di questo tipo. 

Il messaggio inviato ai publisher di recente invece è molto più perentorio. Come già accaduto in passato, non solo non si potranno monetizzare contenuti che giustificano o negano la guerra, ma è possibile che si possa correre anche il rischio di chiusura dell’account AdSense in caso di violazioni ripetute e recidive. 

Se da un lato è piuttosto semplice individuare quali contenuti giustifichino o neghino la guerra tanto da non essere difficile per i publisher evitarne la monetizzazione, sembra decisamente più complicato individuare quelli che si limitano a sfruttarla. 

Alla luce di ciò è possibile attendersi critiche, polemiche, proteste o addirittura denunce contro questa decisione qualora venisse applicata a casi contestabili, non chiari o borderline. 

In particolare è su YouTube che potrebbero verificarsi problemi, visti tutti quelli già avuti negli anni passati ad esempio a causa dei canali che negavano la pandemia o diffondevano informazioni false. 

In altri termini questa mossa di Google AdSense potrebbe anche risultare un’arma a doppio taglio. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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