La Russia fornirà elettricità al Kazakistan per il mining di Bitcoin
La Russia fornirà elettricità al Kazakistan per il mining di Bitcoin
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La Russia fornirà elettricità al Kazakistan per il mining di Bitcoin

By Marco Cavicchioli - 3 Ott 2022

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In Russia il governo ha avviato i preparativi per fornire elettricità al Kazakistan per il mining di criptovalute. 

Lo riferisce il quotidiano locale RBC, secondo cui i governi dei due paesi hanno concordato di modificare l’accordo esistente sulle misure per garantire il funzionamento parallelo dei due sistemi energetici. In particolare riferisce che il governo russo ha ordinato di apportare le opportune modifiche a questo accordo per consentire la fornitura di energia elettrica ai miner crypto. 

La Russia concede elettricità al Kazakistan per sostenere il crypto mining locale

Il Kazakistan è decisamente più piccolo della Russia, eppure stando agli ultimi dati disponibili vi sarebbe localizzato più di tre volte l’hashrate di Bitcoin del suo enorme vicino. 

Tra l’altro curiosamente in questi giorni l’hashrate del mining di Bitcoin ha toccato un nuovo record massimo assoluto a livello globale, superando per la prima volta nella storia i 270 Ehash/s. 

Il record risale a ieri, mentre oggi l’hashrate risulta in calo, sotto i 260 Ehash/s. 

Di questi, più del 13% a livello globale appartengono a miner che operano in Kazakistan. 

Infatti, quando circa a metà dell’anno scorso la Cina vietò completamente il mining azzerando completamente il proprio hashrate, molti miner cinesi si trasferirono nel vicino Kazakistan. Il Paese è ricco di idrocarburi fossili, quindi la generazione di elettricità ha costi molto bassi. Per questo motivo i miner in fuga dalla Cina hanno trovato terreno fertile. 

A ciò si aggiunge una certa benevolenza da parte delle autorità del paese nei confronti dei miner di Bitcoin, cosa che spiega anche perchè non si siano di fatto opposti all’incremento del consumo di elettricità dovuto a questo spostamento di massa. 

A dire il vero anche la Russia ha visto crescere il suo hashrate nel corso degli ultimi anni, ma si è ridotta la percentuale a livello globale, passando dal 5% al 4% circa nel giro di tre anni. 

Tuttavia, questi sono dati che risalgono a gennaio, ovvero prima che iniziasse la guerra in Ucraina e scattassero le sanzioni internazionali. 

Curiosamente a partire da settembre 2021 l’hashrate della Cina è tornato ad essere il secondo maggiore al mondo, con una percentuale superiore al 20%. 

È possibile che l’aumento dell’hashrate a livello globale innescatosi a partire dalla metà di agosto, con il prezzo di Bitcoin in calo, possa essere dovuto in parte anche a queste dinamiche, oltre a quelle legate all’incremento significativo dell’efficienza delle macchine. 

Quest’ultimo in particolare consente di avere hashrate maggiori con la stessa quantità di elettricità consumata, o anche con meno. I miner hanno tutto l’interesse ad incrementare il loro hashrate, perchè il mining è una competizione in cui vince di più chi ha hashrate maggiore, ma hanno anche l’interesse a non aumentare i costi o addirittura a ridurli. 

Il mining diventa più efficiente, ma c’è carenza di energia elettrica

Se Cina e Russia hanno da tempo un rapporto conflittuale con le criptovalute, in Kazakistan invece sembra che il mining non sia affatto mal visto. 

Tuttavia, il significativo aumento dei consumi energetici dovuto al mining, potrebbe causare carenza di disponibilità di elettricità per altri utilizzi. 

Probabilmente è per questo motivo che il Paese ha chiesto aiuto al suo enorme vicino in modo da ottenere l’elettricità eventualmente mancante. Va ricordato che Russia e Kazakistan non solo per molti decenni hanno fatto parte entrambe dell’Unione Sovietica, ma sono stati a lungo partner anche dopo il suo scioglimento. 

RBC in particolare riferisce che Inter RAO, ovvero l’unico operatore russo di import/export di elettricità, con le opportune modifiche agli accordi tra i due Paesi potrà vendere elettricità al Kazakistan stipulando appositi contratti direttamente con le imprese kazake che fanno mining crypto. 

Problemi di carenza di disponibilità di energia elettrica a causa del mining crypto si sono verificati in Kazakistan a gennaio di quest’anno, quando il governo fu costretto a far chiudere forzosamente 200 società di mining per un certo periodo di tempo. Nonostante ciò il mining non è stato bandito, e l’accordo per l’acquisto di elettricità supplementare dalla Russia dimostra chiaramente il desiderio da parte del governo kazako di lasciar continuare questo tipo di attività, a patto che non crei problemi di disponibilità di elettricità ai cittadini ed alle altre imprese. 

RBC riferisce anche che il Kazakistan sta sviluppando attivamente il settore crypto, tanto che entro la fine dell’anno sarebbe prevista l’emissione di una carta crypto da utilizzare per i comuni pagamenti nei negozi.

Inoltre, la scorsa settimana è stato presentato un disegno di legge per regolamentare il mining crypto nel Paese, anche se non è ancora stato approvato. 

È più che evidente, non solo che il Kazakistan voglia continuare a permettere lo svolgimento di attività tali all’interno del suoi confini, ma voglia anche favorirne lo sviluppo in modo che sia sostenibile economicamente e socialmente. Un atteggiamento simile nei confronti del mining crypto in Russia ad esempio non c’è, sebbene siano stati fatti passi in avanti nei confronti dell’utilizzo concreto delle criptovalute. 

Il Kazakistan investe sullo sviluppo del crypto mining

In Kazakistan in particolare sembra che il governo consideri il mining crypto un’attività interessante grazie alla ricchezza che produce in loco, e vorrebbe favorire il fatto che tale ricchezza prodotta in Kazakistan venga spesa all’interno dei confini del Paese. 

Non è il solo Paese a ritenere interessante la ricchezza prodotta in loco dal mining crypto, così come non è nemmeno l’unico ad aver avuto problemi di carenza di energia elettrica dovuta all’elevato consumo di questa attività. Però, è uno dei pochi ad aver deciso di prendere in mano la situazione e cercare delle soluzioni che non siano come quelle cinesi di limitarsi a bandirlo. 

Oltretutto, in Cina il ban è solo fittizio, perchè dopo un primo momento in cui tutti i miner sembravano essersi adeguati e rassegnati, sono bastati pochissimi mesi per far evaporare la rassegnazione come neve al sole. 

Il caso cinese è emblematico, perché il governo cinese è ancora un regime autoritario solitamente in grado di imporre ai propri cittadini le proprie decisioni. Invece per quanto riguarda il mining crypto è stato in grado solo di scatenare un terrore passeggero che è semplicemente svanito nel giro di qualche mese. La situazione ora non è tornata come prima, ma a quanto pare in alcune zone della Cina le autorità chiudono un occhio sul mining probabilmente perché interessate in qualche modo ai guadagni che produce.

In fondo anche in Russia la parabola del rapporto tra autorità e criptovalute segue un trend simile. Infatti con il passare del tempo sono sempre più tollerate, se non addirittura sfruttate per cercare di aggirare le sanzioni internazionali. 

Il Kazakistan da questo punto di vista ha semplicemente mostrato maggior realismo e maggior visione a lungo termine, sebbene in realtà non abbia ancora risolto il problema dell’elevato consumo energetico, dato che con l’accordo stipulato con la russa Inter RAO lo ha solo spostato in parte nel Paese confinante. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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