Problemi per Binance nel giorno dell’arresto dell’ex CEO di FTX
Problemi per Binance nel giorno dell’arresto dell’ex CEO di FTX
Criptovalute

Problemi per Binance nel giorno dell’arresto dell’ex CEO di FTX

By Marco Cavicchioli - 14 Dic 2022

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Ieri è stato un giorno difficile sia per Binance che per l’ex CEO di FTX.

Stando ai dati rivelati da Nansen, da lunedì 12 a martedì 13 dicembre ha registrato un volume netto di deflussi di depositi superiore ai 2 miliardi di dollari, in ETH e token ERC20, e di 3 miliardi complessivi. 

Come mostra il grafico, è la prima volta che accade da giugno, e negli ultimi cinque mesi i flussi erano sempre stati positivi. 

In questo momento Binance risulterebbe detenere poco meno di 60 miliardi di dollari in criptovalute e token, la maggior parte dei quali in BUSD (26%) e USDT (20%), Seguiti da BTC (15%), BNB e ETH (10%). 

Le risposte di Binance Coin (BNB)

La paura di ieri ha inciso anche in modo significativo su BNB, ovvero Binance Coin. 

Domenica 10 il suo prezzo era di circa 290$, ma ieri è sceso fino a 262$. Tuttavia grazie alle buone performance di ieri pomeriggio dei mercati finanziari nel loro complesso, ora è risalito leggermente fino a 275$. 

Si è quindi evidentemente trattato di una paura temporanea, che ha però avuto un impatto non irrilevante. Basti pensare che rispetto a sette giorni fa BNB perde il 5%, mentre invece ad esempio BTC sta guadagnando il 4,5%, ed ETH il 4,2%. 

Da notare però che rispetto ai massimi dell’anno scorso, BNB in questo momento è a -60%, mentre BTC è ancora a -74% ed ETH a -73%. 

Quindi nonostante quello che è accaduto negli ultimi due giorni, BNB durante l’attuale bear market sta ancora performando meglio rispetto alle due principali criptovalute. 

Inoltre oggi le paure che hanno fatto scendere il prezzo di BNB negli ultimi due giorni sembrano essere svanite. 

Le cause dei problemi di Binance, FTX tra le prime

È possibile che ad indurre così tanti utenti a ritirare i propri fondi dall’exchange siano state le voci secondo cui c’erano problemi riguardo le prove fornite riguardo le riserve. 

Non si trattava di notizie certe, ma di indiscrezioni che di fatto mettevano in discussione la qualità di tali prove. 

La fonte però era il Wall Street Journal, cosa che ha dato credibilità a queste indiscrezioni. 

Infatti nel suo articolo il WSJ riporta che, secondo un investment manager ed ex membro della Financial Accounting Standards Board (FASB), il report della società di revisione Mazars riguardo le riserve dell’exchange sarebbe carente. Infatti mancherebbero informazioni relative alla qualità dei controlli interni, ed al modo in cui i sistemi di Binance liquidano gli asset per coprire i prestiti a margine.

Inoltre, secondo il WSJ mancherebbero anche informazioni sulla struttura societaria di Binance. tanto che il Chief Strategy Officer di Binance, Patrick Hillmann, non è stato in grado di indicare quale fosse la società madre perché l’azienda si troverebbe in una fase di riorganizzazione aziendale da quasi due anni.

Il report del WSJ indica anche che Binance sarebbe collateralizzato solo al 97%, senza tenere conto degli asset Out-Of-Scope promessi dai clienti come collaterale per gli asset In-Scope forniti tramite i servizi di prestito e di margin trading. Infatti questo genera un saldo negativo nel Customer Liability Report.

Se invece si includono gli asset In-Scope Binance sarebbe collateralizzato al 101%, così come dichiarato da Mazars. 

A rilanciare queste indiscrezioni è stato il professore della Duke University School of Law, ed ex capo dell’Office of Internet Enforcement della SEC, John Reed Stark. 

Secondo Reed Stark, che ha lavorato presso SEC Enforcement per più di 18 anni, questa sarebbe una “red flag”. 

Il problema

Come si può intuire dalle affermazioni riportate sul WSJ, non viene però messa in discussione la solvibilità dell’exchange. 

I problemi evidenziati sono due. 

Il primo è un problema di credibilità, che fa sì che il report di Mazars non possa essere considerato prova inconfutabile della solvibilità di Binance. Questo però non significa che l’exchange non sia solvibile, ma solo che le prove che ha fornito a riguardo non sono sufficientemente robuste per far sì che ogni dubbio possa essere sciolto. 

Qualcosa di simile è accaduto per anni a Tether, che tuttavia nel frattempo non ha mai avuto problemi di solvibilità, e quest’anno fino a prova contraria ha dimostrato chiaramente di esserlo. Anche Binance finora ha sempre dimostrato di esserlo. Manca però la certezza che possa esserlo anche in futuro, ma questo è un problema che hanno praticamente tutte le aziende. La differenza in tal caso la fanno il livello di rischio, e la durata del periodo in cui l’azienda sicuramente rimarrà solvibile con le risorse attuali. 

Il secondo invece è un problema tecnico della metodologia con cui vengono calcolate le riserve. 

L’analisi del WSJ infatti rivela che il 101% calcolato da Mazars sarebbe corretto, ma solo se si includessero nel conteggio anche gli asset In-Scope. Poi però aggiunge di fatto di ritenere meglio non includerli, perchè sono solo asset promessi, ed in tal caso la copertura totale scenderebbe al 97%. 

Anche questo non significa affatto che la società sia insolvente, ma solo che potrebbe aver problemi a coprire tutti gli asset In-Scope. 

In altre parole i mercati spot, ovvero quelli in cui vengono scambiati solo e direttamente token e criptovalute, sarebbero pienamente coperti, mentre per il mercato interno dei derivati le coperture sono in parte fornite da asset promessi dai clienti che prendono fondi in prestito.

Questo, ad esempio, non è molto diverso da una banca che eroga prestiti utilizzando come garanzia le buste paga di un lavoratore con un contratto a tempo indeterminato. 

I legami tra Binance e FTX

Una coincidenza, però, vuole che proprio ieri sia stato arrestato Sam Bankman-Fried (SBF), il fondatore ed ex CEO di FTX. 

Binance, ed in particolare il suo CEO Changpeng CZ Zhao, sono stati i primi a dare il via su larga scala al processo che ha portato all’enorme richiesta di prelievi da FTX che l’ha portata all’insolvenza. 

Lo stesso SBF una volta fallito FTX aveva dichiarato pubblicamente che CZ aveva vinto. 

SBF nel corso degli anni, utilizzando i fondi che i clienti di FTX depositavano sull’exchange, si è costruito una fitta rete di relazioni personali anche e soprattutto politiche, a fronte di enormi donazioni ai vari candidati, in particolare democratici. 

Inoltre, grazie ai genitori ha sempre avuto anche ottimi contatti in ambito universitario. 

Viene da pensare che forse alcuni amici di SBF abbiano colto l’occasione per provare in qualche modo a vendicarsi di ciò che CZ ha fatto a FTX a novembre. 

Ma c’è una grossa differenza: FTX non è crollato a causa di Binance, ma a causa della sua pessima gestione, forse addirittura illecita. CZ ha solo acceso la miccia, ma la bomba l’aveva costruita in partenza lo stesso SBF. 

Infatti, mentre Binance non sembra affatto insolvibile, nemmeno dopo le indiscrezioni del WSJ, FTX invece lo era di sicuro già da tempo, solo che mancava un sufficiente volume di prelievi a mostrarlo pubblicamente. Da notare che il fallimento di FTX è avvenuto dopo prelievi ripetuti per un totale di circa 6 miliardi di dollari. 

Invece, nei giorni scorsi Binance ha retto molto bene all’elevato volume dei prelievi, definito dallo stesso CZ “business as usual”. 

Va anche aggiunto che il report di Mazars è stato pubblicato solo la settimana scorsa, quindi le tempistiche sono assolutamente compatibili con un comportamento sincero da parte del WSJ. 

Ora che questo breve periodo di paura riguardo la tenuta di Binance sembra essere passato, non resta che capire se tornerà tutto alla normalità, o se si dovessero presentare nuovamente anche nel futuro prossimo ipotesi simili. 

Non bisogna comunque dimenticare che è piuttosto banale che concorrenti che si contendono gli stessi clienti si attacchino pubblicamente l’uno con l’altro per cercare magari di screditare l’avversario in modo da indebolirlo. Quindi non è per nulla assurdo immaginare che agli attacchi contro Binance possano partecipare anche altri exchange crypto. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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