News negative sulla crypto Ethereum
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News negative sulla crypto Ethereum

By Marco Cavicchioli - 22 Dic 2022

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Di recente sono uscite alcune news negative che riguardano la crypto Ethereum. 

Sono notizie legate in parte all’attuale bear market, che non accenna ad invertirsi, ed in parte legate al recente passaggio a Proof-of-Stake (PoS). 

Crypto news: l’influenza del bear market e del PoS su Ethereum 

In realtà la fase di calo del prezzo di ETH sembra essersi conclusa a giugno. 

Infatti con “bear market” si intende una fase di calo, e dal minimo annuale di 800$ del 18 giugno, il prezzo non è più sceso sotto questa soglia. 

In precedenza c’erano state due grosse fasi di calo, una iniziata dopo i massimi storici assoluti del 10 novembre 2021 (quasi 4.900$) e conclusa a fine gennaio a quota 2.200$ circa, ed un’altra iniziata ad inizio aprile e conclusa per l’appunto il 18 giugno. 

Da allora è iniziata una lunga fase di lateralizzazione, ancora in corso, contraddistinta da una risalita a quasi 2.000$ a metà agosto, e da due seguenti fasi di calo fino ai 1.080$ del 10 novembre scorso. 

Quindi se da un lato si può dire che il bear market di Ethereum in realtà è finito a fine giugno, dall’altro però non si può nascondere che non c’è ancora stata un’inversione di tendenza, e la fase di lateralizzazione attorno ai 1.200$ non è altro che la conseguenza del bear market della prima metà dell’anno. 

I problemi del passaggio al PoS

La sostituzione di Proof-of-Work (PoW) con Proof-of-Stake, avvenuta a metà settembre, ha portato diversi vantaggi. Ma ha anche introdotto due novità che possono avere effetti negativi. 

Il primo problema è che pochi nodi validatori con moltissimi ETH in staking stanno accumulando un potere notevole. Inoltre lo sviluppo di Ethereum è di fatto affidato ad un team non particolarmente ampio che decide e quasi impone le proprie decisioni all’intera community. 

Per questo motivo ieri il fondatore di Paxful, Ray Youssef, ha annunciato che ETH è stato tolto dal loro marketplace. 

Secondo Youssef, Ethereum non è decentralizzato, perché è controllato da un piccolo gruppo di persone, tanto che un giorno si potrebbe dover ottenere il loro permesso per poterlo utilizzare. 

Ha anche affermato che il problema principale è proprio il passaggio da PoW a PoS, perchè è PoW l’innovazione che rende Bitcoin “denaro onesto”. Invece PoS renderebbe ETH sostanzialmente una forma digitale di denaro fiat.

Il secondo problema è che PoS prevede rendimenti generati da meri investimenti finanziari. Sebbene non siano rendimenti fissi, o promessi e garantiti, c’è il rischio che l’attività di staking venga interpretata come un’attività di investimento che genera rendimenti. 

Infatti chi mette in staking i propri ETH su un nodo validatore ottiene in cambio una percentuale degli ETH incassati dal nodo per la validazione dei blocchi. 

A dire il vero le ultime modifiche al protocollo Ethereum hanno ridotto i premi per i validatori, dato che una parte delle fee pagate dagli utenti vengono bruciate. Ma ciò non toglie che chi mette ETH in staking continui a ricevere rendimenti di carattere meramente finanziario. 

Il problema è che questo potrebbe rientrare nella definizione di “security”, ovvero “contratti di investimento”, ed i contratti di investimento in molti Paesi possono essere offerti al pubblico solo se accompagnati da un prospetto informativo approvato dalle autorità. 

SEC e CFTC

Negli USA l’agenzia governativa che vigila sui mercati delle security è la SEC (Securities and Exchange Commission), mentre quella che vigila sui mercati delle commodity è la CFTC (Commodity Futures Trading Commission). 

La CFTC ultimamente aveva affermato che solo Bitcoin è sicuramente una commodity, facendo intendere che ETH invece potesse essere considerato una security. Poi ha fatto marcia indietro, dichiarando che anche ETH è una commodity, ma la questione potrebbe tornar fuori. 

In particolare molto potrebbe dipendere dall’esito della causa della SEC contro Ripple, perchè se XRP non venisse considerato una security allora di sicuro non lo sarebbe nemmeno ETH. Tale causa però ormai va avanti da due anni e non sembra volersi concludere. 

Nel caso in cui ETH venisse considerato una security, la sua vigilanza passerebbe dalla CFTC, che è molto meno rigida, alla SEC, che invece lo è molto di più. 

Per ora non sembrano esserci elevate probabilità che ciò possa accadere, ma la situazione è ancora tutta in divenire. 

News sulla decentralizzazione della crypto Ethereum 

In effetti è vero che il team di sviluppo di Ethereum, che di fatto impone i cambiamenti del protocollo all’intera community, non è particolarmente ampio. Quindi non è detto che rappresenti realmente la maggioranza degli utilizzatori. 

Tuttavia, chiunque non accetti i cambiamenti può forkare il protocollo Ethereum e proporne una versione più in linea con le proprie aspettative. Ciò è stato fatto diverse volte, l’ultima proprio a metà settembre quando alcuni miner si sono rifiutati di passare a PoS ed hanno lanciato Ethereum PoW. 

Va però ricordato che nessun fork di Ethereum ha mai avuto grande successo, nemmeno quell’Ethereum Classic che ha mantenuto la versione originale del protocollo quando il team di sviluppo di Ethereum decise di fare alcune contestatissime modifiche diversi anni fa. 

Se però in futuro il team di sviluppo di Ethereum dovesse compiere qualche errore evidente, potrebbero aprirsi scenari inediti per questo protocollo, con qualche fork alternativo che avrebbe maggiori chances di successo. 

Sta di fatto però che PoS funziona, e per ora non ha prodotto praticamente alcun reale problema significativo. I dubbi riguardano più che altro l’evoluzione futura del progetto, e non lo stato delle cose attuali. 

Marco Cavicchioli

"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".

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