Gli exchange crypto Gemini e Kraken tagliano le spese
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Gli exchange crypto Gemini e Kraken tagliano le spese

By George Michael Belardinelli - 24 Gen 2023

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L’inverno crypto dovuto alla serie di fallimenti del 2022 ha indotto l’exchange Gemini a ridurre il suo organico del 10%, altri tagli verranno effettuati anche dalla piattaforma Kraken. 

Gemini e Kraken si trovano a fare i conti con i danni che il mondo crypto ha subito, la paura che salda afferra gli investitori a ristretto le maglie della liquidità e degli scambi e così le società corrono ai ripari.

L’exchange crypto Gemini

Gemini, fondata dai fratelli Winklevoss, gli stessi fratelli della causa a Facebook per 65 milioni di dollari all’epoca dei fatti è uno dei pochissimi exchange che sottostanno alle leggi bancarie dello stato di New York.

La piattaforma a causa dei danni causati dal fallimento di FTX, dalla paura e dal recente fallimento di Genesis, si è unita a un consistente gruppo di società che ha scelto di operare una spending review partendo proprio dalla principale voce di costo, il personale. 

Gemini vantava 1300 dipendenti a giugno dello scorso anno ma da lì in poi ha iniziato una serie di tagli in varie tranches fino a quest’ultima. 

Il 10% del personale è stato tagliato a giugno 2022, un altro 7% il mese successivo e altre 100 persone hanno perso il lavoro a novembre.

La società non è la sola ad incorrere a tagli del personale, anche Coinbase, Crypto.com, Genesis e Kraken avevano adoperato tagli l’11 novembre ovvero quando SBF aveva dichiarato il fallimento. 

“Speravamo di evitare ulteriori riduzioni dopo quest’estate, tuttavia, le persistenti condizioni macroeconomiche negative e le frodi senza precedenti perpetuate da malintenzionati nel nostro settore non ci hanno lasciato altra scelta che rivedere le nostre prospettive e ridurre ulteriormente l’organico”,

ha scritto Cameron Winklevoss in una missiva aziendale.

Con quest’ultima ondata di tagli, la terza in otto mesi, la società di Cameron e Tyler Winklevoss dovrebbe aver terminato l’operazione di razionalizzazione dei costi interna a Gemini. 

Winklevoss e Silbert ai ferri corti 

Tra Winklevoss e Silbert ci sono stati diversi affari, i due giganti della finanza si sono fatti le ossa da tempo ed accumulavano Bitcoin già quando questo valeva poco meno di una pizza. 

Ora il rapporto tra gli imprenditori scricchiola a causa come sempre accade del “Dio denaro”.

Gemini con il suo prodotto Earn dava la possibilità a chi avesse investito nello strumento di ritorni dell’8% sui depositi fatti. 

Il risultato straordinario ma pur sempre non il migliore del comparto crypto che in alcuni casi toccava per lo stesso prodotto un rendimento del 20% era ottenuto tramite Genesis. 

Genesis in sostanza si vedeva prestare i soldi da Gemini e tramite un team di trading serrato riusciva anche grazie al buon periodo per il comparto crypto ad elargire i rendimenti.  

Con i vari cigni neri Three Arrows Capital, Terra-Luna e soprattutto FTX di Sam Bankman-Fried, i problemi sono arrivati puntuali come il contagio portato dai fallimenti appena citati. 

Le criptovalute sono andate a picco, e ovviamente Gemini è andata in crisi di liquidità poiché Genesis non è riuscita a continuare il suo ruolo di acceleratore né è riuscito a rimborsare le cifre prestate da Gemini stesso. 

Genesis non ha permesso nuovi prestiti e si è affrettata a bloccare l’operatività ai propri utenti. 

“FTX ha creato turbolenze di mercato senza precedenti, con conseguenti richieste di prelievo anomale che hanno superato la nostra attuale liquidità”.

Per Winklevoss le cause vanno addebitate proprio a Silbert, il magnate sarebbe reo di non aver ridato indietro i 900 milioni di dollari depositati dagli utenti di Gemini e girati alla società causando lo stallo sia di Gemini che di Genesis stessa. 

Genesis a sua volta aveva contratto un ulteriore debito di più di un miliardo di dollari da 3AC al tempo in cui quest’ultima aveva avuto i propri problemi finanziari. 

Silbert intervenne facendo un prestito di 1,1 miliardi di dollari tra le due società di cui faceva parte (Genesis e CDG). 

Secondo Gemini, Genesis non è stata chiara sul prestito interno e invece che rendere più solide le fondamenta della società potrebbe essere servito solo ad allungare la vita a discapito degli investitori di Gemini stessa. 

Il sospetto è che si tratti di un semplice:

“pagherò cambiario di 10 anni ed era un espediente completo che non ha fatto nulla per migliorare la posizione di liquidità immediata di Genesis o rendere il suo bilancio solvibile”.

Inoltre la Securities and Exchange Commission (SEC) ritiene che le società di crypto Gemini e Genesis offrissero titoli non registrati e non token, in sostanza una causa fotocopia di quella intentata dal regolatore nei confronti di Ripple Labs. 

L’exchange crypto Kraken

La piattaforma del mostro Marino chiude i battenti in Giappone.

Uno delle maggiori piattaforme di scambio (terza lo scorso anno) con sede in America, rientrerà dell’investimento fatto con la propria presenza nello stato asiatico. 

Da febbraio di quest’anno Kraken lascerà gli uffici Sol Levante a causa delle condizioni in cui versa il mercato giapponese e in generale il mondo crypto operando una politica di spending review come già iniziato da altre società del comparto.

La società ha scelto di lasciare a casa il 30% dei dipendenti e di stoppare la registrazione presso la Financial Services Agency (FSA) a partire dal 31 gennaio. 

Allo stop coinciderà il rientro degli investimenti fatti dagli utenti giapponesi in crypto sulla piattaforma. 

L’exchange ha tranquillizzato circa i dubbi di solvibilità rassicurando che le casse della società sono coperte e che gli investimenti saranno ripagati. 

Kraken aveva comunicato il licenziamento di massa che riguarda il 30% dei dipendenti già da un mese spiegando come fosse una ferita necessaria per liberarsi dalla stretta del mercato ed evitare il fallimento. 

Jesse Powell, CEO della società ha confermato il licenziamento di più di 1000 dipendenti.

Powell ad ogni modo rimane ottimista sul settore delle crypto e tranquillo che la società del mostro marino che dirige si salverà dai mari tempestosi in cui è finito il comparto.

George Michael Belardinelli

Ex Corporate manager presso Carifac Spa e successivamente Veneto Banca Scpa, blogger e Rhumière, negli anni si appassiona alla filosofia e alle opportunità che l'innovazione e i mezzi di comunicazione ci mettono a disposizione, in fissa con il metaverso e la realtà aumentata

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