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Buone notizie per il mining di Bitcoin negli USA

Nei giorni scorsi sono state pubblicate alcune buone notizie riguardanti il mining di Bitcoin, in particolare negli USA. 

In attesa dell’halving di aprile, che dimezzerà il premio per i miner, la situazione sembra tutt’altro che preoccupante, anche perchè l’halving è un evento ampiamente previsto e certo. 

Ultime notizie in USA: Le dichiarazioni della senatrice Lummis sul Bitcoin mining

La senatrice repubblicana per lo Stato del Wyoming, Cynthia Lummis, ha dichiarato ad esempio che il suo Stato sarebbe felice di ospitare un maggior numero di miner di Bitcoin. 

Lummis è ormai da molti anni uno dei principali politici statunitensi sostenitori di Bitcoin, tanto da aver redatto insieme alla collega democratica Kirsten Gillibrand un disegno di legge che avrebbe potuto regolamentare il settore crypto. 

Purtroppo soprattutto a causa dell’opposizione dei democratici, sostenuti di fatto dal governo di Joe Biden, questo disegno di legge non è ancora stato approvato, ma in caso di vittoria dei repubblicani a novembre potrebbe essere la base su cui sviluppare una nuova regolamentazione crypto negli USA. 

Va ricordato che mentre quest’anno nella UE entra in vigore la nuova regolamentazione crypto del cosiddetto MiCA, gli USA invece non hanno ancora nemmeno un preciso disegno di legge per regolamentare il settore, proprio perchè quello di Lummis-Gillibrand si è arenato al Congresso a causa della mancanza di una maggioranza che lo sostenga. 

I vantaggi del mining di Bitcoin

Lummis sostiene che il mining di Bitcoin potrebbe avere impatti positivi sulla gestione delle reti energetiche e per lo sviluppo di risorse energetiche nuove o non recuperabili in altro modo. 

Si riferisce ad esempio al cosiddetto flare gas, ovvero gas di scarto prodotto dall’estrazione di petrolio che ad esempio in Texas viene utilizzato per produrre elettricità a bassissimo costo per alimentare delle mining farm. 

Si riferisce però anche a quelle energie rinnovabili la cui produzione non può essere regolata, come il fotovoltaico o l’eolico. 

In questi casi c’è il rischio di produrre troppa energia elettrica quando magari serve di meno, e di non riuscire a produrne quando serve di più. Ciò riduce i ricavi ma tiene alti i costi di produzioni, rendendo a volte poco conveniente produrre energia elettrica in questo modo.

Il mining di Bitcoin invece consentirebbe di monetizzare l’energia prodotta in eccesso, mantenendo alti i ricavi. 

Il disaccordo con il Dipartimento dell’Energia

Nel suo tweet di sabato Cynthia Lummis sottolinea che l’EIA (Energy Information Administration), ovvero  l’agenzia statistica e analitica del Dipartimento dell’energia del governo degli USA (equivalente al ministero dell’energia), ha dovuto sospendere temporaneamente un suo sondaggio “invadente e sconsiderato” sul mining. 

Infatti il giorno prima si era generato un disaccordo significativo tra i miner di Bitcoin e varie agenzie energetiche statunitensi, come l’EIA, ma anche DOW e OMB, riguardo alla raccolta di dati sul consumo energetico dovuto al mining crypto.

Questo disaccordo ha portato il Texas Blockchain Council a denunciare le agenzie energetiche statunitensi, di fatto obbligando il dipartimento dell’energia a sospendere momentaneamente il sondaggio. 

Il problema è che, secondo le società di mining che erano state obbligate a rispondere a quel sondaggio, veniva chiesto loro di comunicare informazioni riservate e sensibili che avrebbero potuto provocare danni alle stesse aziende. 

L’EIA invece sostiene che tali informazioni sarebbero necessarie per accertare se un maggiore utilizzo di elettricità da parte dei miner potrebbe essere dannoso per l’affidabilità della rete elettrica.

Il Texas Blockchain Council ha anche dichiarato che le aziende che fanno mining crypto, pur consumando quantità elevate di energia elettrica, sarebbero in grado addirittura di migliorare l’affidabilità della rete stessa. 

Il caso è ancora aperto, e dal suo esito potrebbero generarsi interessanti conseguenze. 

Il record dell’hashrate

Nel frattempo l’hashrate del mining di Bitcoin è di nuovo sui massimi di sempre. 

Proprio oggi infatti è stato registrato il picco orario massimo di sempre, sopra i 717 Eh/s. 

Il precedente record era stato registrato il 12 febbraio a 710 Eh/s. 

Per quanto riguarda le medie giornaliere invece il record rimane quello del 3 di febbraio, quando per la prima volta nella storia di Bitcoin sono stati sfiorati i 650 Eh/s di media giornaliera. 

A dire il vero però la media settimanale, che è la stima più indicativa, è in leggero calo dopo il picco massimo di 609 Eh/s dell’8 febbraio. 

Il 20 febbraio era scesa a 551 Eh/s, anche se negli ultimi giorni è risalita fino a 579. 

Il mining di BTC quindi sembra ancora in grandissima forma, nonostante la certezza che ad aprile il protocollo Bitcoin in automatico dimezzerà il premio per i miner. 

Il fatto però è che l’halving è un evento così certo e prevedibile che tutti i miner sono già corsi ai ripari da tempo.

Molto probabilmente si limiteranno a spegnere le macchine meno efficienti, ovvero più costose, lasciando accese solo quelle più nuove, in modo da poter continuare a minare con profitto anche con il premio dimezzato. 

Il mining di Bitcoin in Borsa: recenti prezzi e notizie in USA

Ricordando che al giorno d’oggi oltre a Bitcoin si minano solamente più criptovalute minori, come Dogecoin, Litecoin, Bitcoin Cash e Ethereum Classic, le performance in borsa dei titoli azionari delle aziende di mining crypto sono illuminanti, da questo punto di vista. 

Prendendo come riferimento il titolo MARA di Marathon Digital Holdings, società statunitense leader in questo settore, da metà ottobre ad oggi il prezzo delle sue azioni è salito da 7,7$ a 24$, con un incredibile +210% in quattro mesi che raramente si vede sulle borse tradizionali (è quotato al Nasdaq). 

Si tratta di un titolo addirittura più volatile di Bitcoin stesso, forse anche proprio per i dubbi sul fatto che l’halving possa avere un forte impatto negativo sulla redditività dell’azienda. 

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli
"Classe 1975, Marco è stato il primo a fare divulgazione su YouTube in Italia riguardo Bitcoin. Ha fondato ilBitcoin.news ed il gruppo Facebook "Bitcoin Italia (aperto e senza scam)".
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