Nell’arco di poche settimane, OpenAI ha smontato uno dei suoi presidi interni dedicati ai rischi più seri legati all’intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato dal Financial Times, lo scioglimento team OpenAI che si occupava di preparedness è avvenuto alla fine di luglio 2026, proprio mentre l’azienda guidata da Sam Altman attraversa una fase di profonda instabilità interna, con un’ondata di dimissioni dirigenziali che coincide con la corsa verso quella che si annuncia come una delle IPO più attese della storia tecnologica recente.
Summary
Punti chiave
- OpenAI ha sciolto il team preparedness alla fine di luglio 2026, secondo il Financial Times.
- Il team valutava i rischi gravi dei modelli AI e sviluppava strategie di mitigazione; le responsabilità sono state ridistribuite su aree specifiche come bio e cyber all’interno di team già esistenti.
- Negli ultimi anni OpenAI aveva già smantellato i team AGI readiness e superalignment.
- Figure chiave come l’ethics lead Chloé Bakalar, il chief futurist Josh Achiam e il capo della sicurezza Johannes Heidecke hanno lasciato l’azienda di recente.
- Dylan Scandinaro, arrivato da Anthropic a febbraio e a capo dell’ex team preparedness, si concentrerà ora sulle implicazioni dell’AI capace di auto-miglioramento ricorsivo.
Cosa faceva il team preparedness e perché il suo scioglimento pesa
Il compito del team preparedness era valutare se i modelli sviluppati da OpenAI presentassero rischi gravi, inclusi scenari come quello di un sistema capace di agire in modo autonomo e ostile, ad esempio violando le reti informatiche di altre aziende. Con la sua chiusura, secondo il Financial Times, le responsabilità non sono state semplicemente cancellate ma frazionate: aree specifiche come quella biologica e quella informatica sono passate sotto la gestione di team già esistenti all’interno della struttura aziendale.
Questa scelta segna un cambio di filosofia evidente. Invece di mantenere un presidio centralizzato e trasversale dedicato ai rischi catastrofici, OpenAI sta spingendo la gestione rischio AI OpenAI verso una logica più frammentata, distribuita tra funzioni operative diverse. Per un’azienda che punta a diventare un fornitore infrastrutturale per aziende di ogni settore, la domanda che si pone il settore è se questa dispersione di competenze renda più difficile individuare rischi trasversali che attraversano più aree tecniche contemporaneamente.
Una ristrutturazione della sicurezza che arriva dopo altri smantellamenti
Lo scioglimento del team preparedness non è un episodio isolato. OpenAI aveva già dissolto in precedenza i team dedicati all’AGI readiness e al superalignment, due strutture nate per affrontare gli scenari a più lungo termine legati allo sviluppo di un’intelligenza artificiale generale. La ristrutturazione sicurezza OpenAI degli ultimi anni racconta quindi una traiettoria coerente: il progressivo ridimensionamento delle squadre orientate alla ricerca sui rischi di lungo periodo, in favore di strutture più snelle e integrate nelle operazioni quotidiane.
È un punto che pesa particolarmente per chi osserva l’azienda da fuori. Man mano che OpenAI si avvicina a un debutto in borsa, gli investitori guardano con attenzione a come viene gestita ogni forma di rischio, non solo quello finanziario. Un allentamento dei presidi dedicati alla sicurezza dei modelli, in un momento di massima esposizione pubblica, alimenta interrogativi su quanto le priorità dell’azienda si stiano spostando verso l’esecuzione commerciale.
L’esodo dei dirigenti che accompagna il riassetto
Alle uscite dal fronte sicurezza si affianca una serie di partenze di alto profilo che ha scosso il vertice aziendale. Negli ultimi mesi hanno lasciato OpenAI l’ethics lead Chloé Bakalar, il chief futurist Josh Achiam e il capo della sicurezza Johannes Heidecke. A questi si sono aggiunti, secondo quanto riportato da CNBC, la chief revenue officer Denise Dresser e il chief operating officer Brad Lightcap, quest’ultimo uscito dopo otto anni per dedicarsi a “progetti speciali”. Anche Fidji Simo, arrivata da Instacart per guidare le applicazioni, si è allontanata a luglio per motivi di salute, mentre in aprile avevano già lasciato l’azienda Kevin Weil, vicepresidente per la Scienza, e la responsabile marketing Kate Rouch.
Questa concentrazione di uscite dirigenziali arriva mentre OpenAI ha depositato in via confidenziale la propria documentazione per l’IPO nel giugno 2026, senza però fornire ancora una tempistica precisa per il debutto, in un contesto in cui la società viene valutata 852 miliardi di dollari. Il timing non è casuale agli occhi di alcuni osservatori: un investitore del settore ha definito su X l’esodo dei dirigenti “un enorme segnale d’allarme” proprio nella fase in cui l’azienda dovrebbe proiettare massima stabilità verso Wall Street.
Le critiche: la sicurezza sacrificata ai prodotti?
Non tutti leggono questi movimenti come semplice normale turnover. Jan Leike, che si dimise da OpenAI nel 2024, ha dichiarato al Financial Times che l’azienda starebbe trascurando la sicurezza per concentrarsi sulla creazione di “prodotti scintillanti”. È una critica che si inserisce in un filone di dubbi ricorrenti sollevati da ex dipendenti negli ultimi anni, e che il team preparedness OpenAI era nato in parte per contrastare, offrendo una funzione di controllo indipendente dalle pressioni di prodotto.
Perché conta davvero questo scetticismo? Perché arriva proprio nel momento in cui OpenAI deve convincere il mercato, i regolatori e il pubblico che la sua espansione commerciale non sta erodendo le garanzie di sicurezza sui modelli più avanzati. Se lo scioglimento team OpenAI venisse percepito come un arretramento sostanziale piuttosto che come una semplice riorganizzazione interna, l’impatto reputazionale potrebbe pesare tanto quanto quello finanziario nella fase pre-IPO.
Il nuovo focus: intelligenza artificiale capace di auto-miglioramento
A guidare quello che era il team preparedness resta Dylan Scandinaro, arrivato in OpenAI da Anthropic nel febbraio scorso. Il suo mandato, secondo quanto riferito, si sposterà ora sulle implicazioni dell’AI “recursive self-improving”, ovvero sistemi capaci di migliorare autonomamente le proprie capacità senza intervento umano diretto. È probabilmente l’area di rischio più delicata tra quelle rimaste sul tavolo, perché riguarda scenari in cui il controllo umano sui sistemi potrebbe progressivamente affievolirsi.
Resta da capire come questa funzione, ormai non più organizzata come team dedicato ma incardinata su una singola figura di riferimento, potrà monitorare con la stessa efficacia rischi che per definizione richiedono capacità di analisi trasversale. L’impatto scioglimento OpenAI su questo fronte specifico sarà probabilmente uno degli aspetti più osservati dagli esperti di sicurezza AI nei prossimi mesi, proprio perché riguarda la frontiera tecnologica più incerta e meno regolata.
FAQ
Perché OpenAI ha sciolto il team preparedness?
Secondo il Financial Times, OpenAI ha deciso di ridistribuire le responsabilità del team, che valutava rischi gravi come attacchi informatici o minacce biologiche legate ai modelli AI, integrandole in team già esistenti dedicati a specifiche aree come bio e cyber.
Chi guida ora le funzioni ex preparedness in OpenAI?
Dylan Scandinaro, arrivato da Anthropic a febbraio 2026 e già a capo del team preparedness, continua a occuparsi dei rischi legati all’AI, ma con un focus specifico sulle implicazioni dei sistemi capaci di auto-miglioramento ricorsivo.
Quali altri team di sicurezza ha smantellato OpenAI in passato?
Prima del team preparedness, OpenAI aveva già dissolto i team dedicati all’AGI readiness e al superalignment, entrambi orientati a valutare rischi di lungo periodo legati allo sviluppo di un’intelligenza artificiale generale.
Contenuto realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e con revisione editoriale umana.

