Secondo il suo proprietario, Roger Ver, il sito Bitcoin.com sarebbe sotto attacco da parte di un gruppo di hacker con appoggi da parte di istituzioni governative.

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Il sito è stato spesso al centro di polemiche perché promuove, sotto falso nome, Bitcoin Cash e non il vero Bitcoin.

L’imprenditore quarantenne lo afferma sulla base di una comunicazione di sicurezza giuntagli da Google Suite nella quale viene messo in guardia per tentativi di violazione della sua email legata a Bitcoin.com.

“Questa email è per informarvi che ci sono degli hacker appoggiati dal governo che potrebbero cercaredi compromettere l’account dell’utente @bitcoin.com”, si spiega nella mail.

Roger Ver ha quindi ipotizzato:

“Dato che Bitcoin.com è lo strumento fondante per la libertà economica è probabile che sia sotto attacco da parte di un governo”.

Questo tipo di avvisi viene inviato da Google abbastanza frequentemente, dopo che i suoi protocolli di sicurezza sono sono stati aggiornati nel 2017.

Per attacco governativo Google intende che gli attacchi sono compiuti da infrastrutture complesse di cyber spionaggio collegate in qualche modo ad enti governativi e mette in guardia da malware, trojan o altri strumenti malevoli che potrebbero essere stati installati.

Questi vengono denominati APT, Advanced Persistent Threat e viene quindi consigliato un security check del proprio account ed eventualmente una serie di operazioni di sicurezza, quali l’installazione della verifica a due fattori, il cambio frequente di password etc.

L’attacco può riguardare l’email, ma è anche da estendersi a tutti gli strumenti G Suite come, ad esempio, Google Docs.

Google, da quanto risulta, dovrebbe riconoscere gli attacchi governativi sulla base di un database che ha sviluppato nel tempo di IP sospetti per cui, ogni qual volta registri un’attività proveniente da questi operatori, la segnala come attività proveniente da un apparato statale.

In realtà, potrebbe anche essere opera di hacker che hanno lavorato, o lavorano, per un governo, ma che nel caso specifico stiano però agendo in proprio.

Particolarmente noti sono gli hacker cinesi e nordcoreani, spesso indicati dietro ad alcune imprese fra le più note di attacco cibernetico, ma non sempre si è in grado di identificare con certezza la provenienza degli attacchi.