FSA: approvati nuovi crypto exchange in Giappone
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FSA: approvati nuovi crypto exchange in Giappone

By Massimo Simbula - 18 Apr 2019

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Il principale ente di regolamentazione finanziaria in Giappone, la FSA, ha recentemente concesso licenze a due nuovi exchange crypto su 23 nuovi candidati.  

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L’agenzia giapponese dei servizi finanziari (FSA) ha approvato la richiesta di licenza presentata da Rakuten Wallet Co. Ltd. e Decurret Co. Ltd, consentendo loro di offrire servizi di scambio di criptovaluta nel Paese.

Secondo la FSA, ci sono attualmente 140 entità che hanno dichiarato interesse ad avventurarsi nel mercato di scambio di criptovalute in Giappone, incluse quelle che hanno effettuato consultazioni preliminari e indagini.

L’agenzia di regolamentazione ha dichiarato alla fine di marzo che 23 società avevano presentato la loro richiesta e che l’organismo sta ora esaminando sette di esse, con Rakuten Wallet e Decurret che soddisfano finora tutti i requisiti posti in essere.

Ad oggi il Giappone ha 19 operatori di crypto exchange autorizzati.

Il 15 aprile, il gigante giapponese dell’e-commerce Rakuten ha annunciato la concessione della licenza ufficiale della FSA per operare quale exchange di valuta digitale.  

La licenza concede a Rakuten l’autorizzazione a procedere in anticipo con il servizio di registrazione dell’account per il suo nativo Rakuten Wallet, in quanto la società prevede di lanciare il suo exchange entro giugno.

I clienti esistenti di Rakuten Bank possono creare istantaneamente il loro portafoglio semplicemente aggiornando le loro informazioni attraverso un’applicazione web.  

Al fine di garantire servizi ottimizzati per i clienti, Rakuten ha introdotto un servizio di chat di risposta automatica che, anche attraverso una tecnologia basata su sistemi di intelligenza artificiale (così dichiarano), consente di rispondere alle richieste dei clienti 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana.

L’apertura dell’account è gratuita e i fondi degli utenti sono conservati in un “cold wallet”, ha aggiunto la società, requisito, questo, previsto tra i criteri dell’FSA per il rilascio della licenza ad operare quale piattaforma exchange di crypto asset.

Dopo l’hack che ha portato alla perdita di circa $ 500 milioni in Coincheck, l’anno scorso, nel gennaio 2018, la FSA ha avviato diverse misure per garantire una migliore protezione e sicurezza degli investitori.

Il regolatore ha quindi imposto l’utilizzo di cold wallet non connessi in tempo reale sulla rete anche se, come rilevato dalla stessa FSA, un cold wallet non può essere da solo (come evidente) una misura di sicurezza sufficiente ad evitare altre tipologie di breach che possono arrivare, come statisticamente dimostrato in oltre il 40% dei casi, dagli stessi dipendenti di una azienda.

Pertanto la FSA, oltre a richiedere l’adozione di un cold wallet, è particolarmente severa nell’analizzare le misure di sicurezza interne poste a tutela dei dati gestiti dai dipendenti del gestore dell’exchange.

Il che ci richiama ancora una volta alla GDPR (il Regolamento europeo sulla protezione dati personali) che offre interessanti spunti per regolamentare i rapporti interni con i dipendenti e/o con i fornitori esterni, attraverso istruzioni e poteri ispettivi, nonché obblighi formativi continuativi.

Come noto, il Giappone, anche a seguito del caso MtGox si è sin da subito mosso per regolamentare l’uso e la diffusione delle criptovalute.

In un recente reportage di Sankei News, il primo ministro del Paese, Shinzō Abe, vuole che il prossimo incontro del G20 si concentri sui problemi posti dalla diffusione dei crypto asset e su come possono essere regolati a livello globale.

L’evento si terrà a giugno ad Osaka, e si ritiene che Abe abbia una notevole influenza sull’argomento.  

Il governo giapponese ha espresso la necessità di un accordo internazionale in materia di criptovalute e relativa tassazione al fine di evitare situazioni di conflitto tra paesi che possa portare a evidenti contraddizioni e problematiche interpretative, considerato il carattere transfrontaliero del fenomeno.

In questo contesto, è interessante notare il lavoro svolto dalla Japan Virtual Currency Exchange Association (JVCEA). Costituita nel marzo 2018, JVCEA è un’associazione autoregolamentata che lavora per stabilire standard di sicurezza nell’intera industria crypto.

L’iscrizione alla JVCEA e il relativo riconoscimento da parte della associazione, è riservato a quelle aziende che intendono operare in ambito crypto, al fine di ottenere da parte della citata FSA.  

Da una lettura di quanto accade in Giappone, direi in linea con quanto sta accadendo in Europa, Canada e Stati Uniti, si tende sempre più a riconoscere la sostanziale utilità dei crypto asset anche in considerazione del loro livello di adoption, e di conseguenza la necessità di regolamentare, da una parte gli operatori del settore e il mercato secondario di riferimento, e dall’altra un sistema fiscale omogeneo che consenta agli Stati di beneficiare dei crypto asset, inquadrandoli come nuovi mezzi di scambio e pagamento o come nuovi strumenti finanziari.

Per quanto questa impostazione sia criticabile da parte dei puristi, i quali vorrebbero i crypto asset e le attività connesse, privi di regolamentazione e non soggetti a fiscalità, va detto che l’inquadramento normativo e una eventuale imposizione fiscale non può che far crescere di valore tali asset e, quindi, favorirne il livello di adoption.

Una cosa è certa: l’inquadramento dei crypto assets come valuta estera è tipico di una mentalità retrograda e che non ha in alcun modo colto la portata tecnologica del fenomeno oltre che essere in netto contrasto con la sentenza della corte di giustizia Europea del 22 ottobre 2015 n. C-264/14.

Massimo Simbula
Massimo Simbula

Massimo Simbula, avvocato esperto in diritto industriale e nuove tecnologie. Nel 1999 associato dello Studio legale internazionale Tonucci con il quale ha seguito complessi processi di privatizzazione nel settore delle Telecom in Italia e all’estero, e processi privacy, finance e proprietà intellettuale. Dal 2007 senior legal di FENDI del gruppo LVMH per il quale ha seguito tutti gli aspetti di diritto societario e commerciale e di proprietà industriale. Fondatore dello Studio Legale Simbula operativo tra Cagliari e Milano, della Associazione Copernicani, membro della Oracle Community for security, del comitato dei saggi della Associazione Nazionale Protezione Dati e partner del network COINLEX specializzato in criptovalute, tecnologia Blockchain e PSD2. Ha curato le linee guida sul Cyberbullismo adottato dal Ministero dell’Istruzione italiano. Si occupa sin dal 2012 di Blockchain, Criptovalute e GDPR sia quale redattore di articoli e libri che come legale di numerose aziende operanti nel settore FinTech e Blockchain. E’ stato relatore in convegni e workshop in ambito ICO e tecnologia Blockchain e mentor in Italia e in Svizzera in progetti di accelerazione per startup operative in ambito Blockchain, e per tutte le tematiche connesse al GDPR.

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