Perché è scattata la corsa alla valuta digitale nazionale?
Criptovalute

Perché è scattata la corsa alla valuta digitale nazionale?

By Marco Cavicchioli - 21 Nov 2019

Chevron down

A quanto pare non è solo la Cina a lavorare su una propria valuta digitale nazionale. Recentemente, infatti, è emerso che anche USA e Giappone stanno studiando soluzioni simili. 

Per quanto riguarda gli USA è stato lo stesso Governatore della Federal Reserve ad ammettere pubblicamente che stanno studiando soluzioni di questo tipo. 

In una lettera destinata al Congresso Jerome Powell ha scritto

“Sebbene attualmente non stiamo sviluppando una valuta digitale della banca centrale, abbiamo valutato e continuiamo ad analizzare attentamente i costi e i benefici derivanti dal perseguire tale iniziativa negli Stati Uniti”. 

Inoltre, il Governatore della Fed dichiara che gli USA potrebbero essere in qualche modo meglio posizionati rispetto ad altri paesi che stanno valutando ipotesi simili. 

Uno di questi è il Giappone, visto che anche il Governatore della Bank of Japan Haruhiko Kuroda ha dichiarato che la stessa banca centrale giapponese sta conducendo ricerche in questa direzione, sebbene per ora non abbia in programma di emettere una valuta digitale nazionale. 

Kuroda ha detto in Parlamento: 

“Se le stablecoin garantite da società con una vasta base di clienti vengono emesse a livello globale, ciò potrebbe avere un impatto sulla politica monetaria e sulla stabilità del sistema finanziario”. 

È evidente che il progetto Libra abbia costretto le banche centrali a prendere in esame iniziative che altrimenti probabilmente sarebbero rimaste pure speculazioni, ma da qui alla reale emissione sul mercato di valute digitali nazionali ne passa ancora molto. Solo la Cina sembrerebbe realmente in procinto di farlo, nel giro di qualche mese

Questa appare come una specie di competizione tra le valute digitali nazionali delle banche centrali e le stablecoin. 

Paolo Barrai, di Terrabitcon, addirittura solleva l’ipotesi che, qualora esistesse una valuta digitale nazionale americana, gli USA potrebbero opporsi all’utilizzo di Tether (USDT). 

Infatti uno dei punti chiave sottolineati da Barrai è il controllo dell’utilizzo del denaro da parte delle autorità. 

Gli USDT possono essere scambiati in modo diretto, ed anonimo, tra le persone grazie a wallet P2P, ma questo potrebbe non essere vero per le valute digitali nazionali. 

Ad oggi non è chiaro se queste valute emesse dalle banche centrali potranno essere utilizzate anche con wallet P2P anonimi, come Tether, oppure potranno essere usate solo con wallet che richiedono la verifica dell’identità dell’utente. Nel secondo caso è lecito immaginare che, una volta in circolazione, gli Stati potrebbero opporsi alle stablecoin utilizzabili anche senza KYC. 

Inoltre, sempre Barrai fa notare che una valuta digitale nazionale potrebbe fare concorrenza ai sistemi di pagamento come PayPal o le carte di credito, perchè dovrebbe poter essere utilizzata con semplici App sul telefono cellulare, ed avrebbe costi delle transazioni enormemente ridotti. 

Tutto ciò potrebbe avere un notevole impatto negativo sugli introiti dei gestori dei classici sistemi di pagamento, tanto che Barrai dice: 

“Questo fa sì che le carte di credito da un giorno all’altro sarebbero obsolete”. 

Pertanto la strada per questo genere di iniziative sembra davvero molto in salita. 

 

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 11mila iscritti.

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Se continui ad utilizzare questo sito noi assumiamo che tu ne sia felice.