Consob, due registri per gestire le crypto attività
Consob, due registri per gestire le crypto attività
Regolamentazione

Consob, due registri per gestire le crypto attività

By Marco Cavicchioli - 2 Gen 2020

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La Consob ha pubblicato un nuovo rapporto sulle crypto attività in cui propone due registri, uno per gli scambi di cripto attività, ed uno per i fornitori di servizi di portafoglio digitale. 

Il nuovo rapporto è quello finale relativo alla consultazione pubblica lanciata alcuni mesi fa, e costituisce il contributo dell’ente al legislatore nell’ottica della possibile definizione di nuove norme per disciplinare l’avvio e lo svolgimento delle ICO. 

L’idea di un registro per gli exchange non è nuova, visto che ad esempio in Corea del Sud ed in Giappone esiste già da tempo, e questo non farebbe altro che allineare anche l’Italia a quei paesi che hanno già provveduto a crearlo. 

A questa va aggiunta la proposta, molto simile, di creare un registro anche per gli intermediari che gestiscono asset crypto per conto terzi. 

La consultazione della Consob per giungere alle proposte odierne, è stata avviata il 19 marzo 2019, mentre il 21 maggio si tenne un public hearing a riguardo con oltre 200 partecipanti. La consultazione è stata chiusa il 5 giugno 2019, con 61 risposte pervenute, ed oggi viene pubblicato il resoconto finale. 

Nel rapporto viene evidenziato che la stessa definizione di cripto-attività non risulta essere sufficientemente chiara, a causa della difficoltà a distinguere tra quelle riconducibili alla categoria degli strumenti finanziari e quelle invece non riconducibili a questa categoria, tanto che molti dei soggetti coinvolti nella consultazione hanno auspicato l’introduzione di criteri più espliciti per determinare questa distinzione. 

Infatti la nozione di “strumento finanziario” è contenuta nella normativa europea di riferimento (MiFID), che tra le altre cose impegna le Autorità nazionali a evitare aggiunte normative a riguardo. In questa categoria rientrano le criptovalute come Bitcoin o Ethereum, considerate solamente come mezzi di pagamento, e per le quali non necessitano ulteriori norme oltre a quelle già esistenti. 

Un’altra definizione interessante è quella che, secondo la Consob, dovrebbe distinguere la blockchain dalla tecnologia generica dei registri distribuiti (DLT), intesa come una categoria più ampia nell’ambito della quale è sviluppata la tecnologia blockchain. 

Alla luce dell’esito della consultazione la Consob riterrebbe opportuno adottare soluzioni che assicurino sia la liquidità per gli investimenti in cripto attività, sia l’affidabilità delle piattaforme di scambio. 

Per questo ritiene necessario prevedere che il token proposto al mercato tramite ICO sia ammesso alla negoziazione all’interno di un sistema di scambi iscritti in un apposito registro tenuto dalla stessa Consob, o in un sistema analogo avente sede in un Paese diverso dall’Italia purché sottoposto ad un regime di regolamentazione e vigilanza in linea con quanto previsto dalla normativa italiana. 

Un medesimo ragionamento viene effettuato per i servizi di custodia dei token, definiti “servizi di portafoglio digitale”, in modo da individuare i requisiti che tali i fornitori dovrebbero soddisfare per essere iscritti in un altro apposito registro, tenuto sempre dalla Consob. 

Questi ultimi vengono definiti come i servizi relativi alla salvaguardia ed alla fornitura dell’accesso alle cripto-attività per conto terzi, anche attraverso la detenzione delle chiavi crittografiche private, al fine di detenere, conservare e trasferire cripto-attività. 

L’obiettivo di queste proposte è quello di ridurre i rischi, soprattutto per quanto riguarda gli investitori retail, tanto che non appaiono per nulla campate in aria. 

Ora resta da vedere se il legislatore italiano accoglierà questi suggerimenti.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 11mila iscritti.

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