Deep Fake contro blockchain, tra fallimenti e nuove soluzioni
Deep Fake contro blockchain, tra fallimenti e nuove soluzioni
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Deep Fake contro blockchain, tra fallimenti e nuove soluzioni

By Lorenzo Dalvit - 23 Feb 2020

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Può la blockchain risolvere il problema del deep fake e delle fake news? Certamente il mondo della blockchain e del Web3.0 sono terreno fertile per questo genere di iniziative. Siamo passati dal risolvere il problema attraverso la tracciabilità del dato fino ad ipotizzare un nuovi sistema di incentivi per colpire gli articoli falsi o meramente sensazionalistici. 

Secondo un recente rapporto di Gartner, entro il 2023 fino al 30% delle notizie e dei contenuti video mondiali sarà autenticato come reale dai registri blockchain.

Questo servirà a contrastare chi ha fatto del Deep Fake un lavoro, secondo Avivah Litan, Vicepresidente della ricerca Gartner e coautore del “Predicts 2020: “Tecnologia Blockchain”

La manipolazione di testi, foto e video per scopi politici, in periodi di elezioni – basti pensare al recente caso dell’Indonesiaha portato all’aumento di instabilità governative in diversi Paesi del mondo.

Il problema è fortemente incentivato dalla massiccia diffusione dei social media.

Articoli e altri contenuti basati su informazioni false spesso attirano più spettatori delle notizie vere, un vantaggio per gli inserzionisti senza scrupoli, ma un problema per il pubblico a cui vengono propinate. 

I primi 20 articoli scritti con notizie false sulle elezioni presidenziali degli Stati Uniti del 2016, hanno ricevuto più coinvolgimento su Facebook rispetto ai primi 20 articoli ufficiali redatti dai principali media. 

I siti web che diffondono notizie false utilizzando account controllati da bot e sono di solito gestiti in modo anonimo, questo rende difficile perseguire chi li promuove.

“I modelli di intelligenza artificiale che supportano la scrittura di testi e la produzione di video possono essere utilizzati per diffondere rapidamente contenuti falsi personalizzati e altamente credibili che fungono da nuova generazione di armi informatiche.Il monitoraggio delle risorse e la dimostrazione della provenienza sono due casi d’uso di successo chiave per la blockchain autorizzata e possono essere facilmente applicati al monitoraggio della provenienza dei contenuti delle notizie,”ha affermato Litan nello studio. 

Tentativi di combattere le fake news

Il mondo dell’informazione ha deciso di combattere la disinformazione e la falsificazione dei contenuti. 

Le più grandi testate giornalistiche hanno trovato strategie originali per arginare il problema. 

  • Il Wall Street Journal, ad esempio, ha creato un gruppo di lavoro che guiderà i giornalisti nell’identificazione delle fake news.
  • Google riorganizza l’indicizzazione delle pagine in funzione della rilevanza dei fatti contenuti al loro interno e non solo in base alla forza del sito web che li promuove. Sembra però che l’algoritmo non possa ancora risolvere alla fonte il problema, difficoltà e una scarsa incentivazione ad affrontare il problema non hanno permesso al colosso americano di trovare una soluzione definitiva.
  • Facebook si è messo più di impegno accettando la sfida, specifici algoritmi sono stati organizzati per riconoscere l’attendibilità usufruendo anche della segnalazione dei lettori. Anche qui i risultati sono stati scarsi.

Ma c’è veramente un interesse da parte di questi grandi gruppi ad arginare il problema o forse non saranno loro ad occuparsene in futuro?

La blockchain contro il deep fake

La blockchain è stata dichiarata tra le diverse tecnologie emergenti, quella che rivoluzionerà il modo in cui le informazioni vengono prodotte e diffuse

Grazie alla tracciabilità, trasparenza e alla natura decentralizzata della blockchain il problema delle fake news può essere gestito in maniera concreta. 

Risalire all’origine del primo inserimento del dato dal quale è stata scaturita un’informazione virale potrebbe essere di grande aiuto. 

Numerose sono le startup e le più grandi compagnie che cercano di risolvere la problematica delle fake news tramite la blockchain. 

  • Userfeeds: una startup polacca, aveva dato il via alla realizzazione di un sistema di ranking che verificava l’attendibilità dei contenuti su piattaforma Ethereum.  Uno dei fondatori ha però decretato la fine del progetto a causa di una gestione non ottimale delle risorse.
  • Orange, la maggiore compagnia francese di telecomunicazioni, ha firmato una nuova collaborazione con la startup Block Expert che ha creato la soluzione safe.press per combattere le fake news attraverso la tecnologia blockchain. 

Viene certificata la provenienza dei comunicati stampa dalla compagnia. Rimane il problema che spesso le notizie sono distribuite tramite le agenzie di stampa dove vengono falsate le fonti.

  • Recentemente, il New York Times ha diffuso maggiori dettagli sul suo innovativo The News Provenance Project. Il progetto verrà applicato da prima al fotogiornalismo certificando l’autore. 

I materiali fotografici sono facilmente modificabili e dopo un’accurata analisi, la soluzione si rivelerebbe nell’implementazione di una proof of concept tramite Blockchain.  Il New York Times ha infatti dichiarato di aver già iniziato a sviluppare la sua p.o.c. in collaborazione con IBM, utilizzando HyperLedger Fabric.

Incentivi per combattere il Deep Fake

Come scrive Harvard Business Report, una vera soluzione deve risolvere le sfide strutturali dei media e cambiarne il sistema degli incentivi.

Già proposto in un vecchio articolo su Hackernoon, potremmo usare le strutture del prediction market messe a disposizione da Augur o Gnosis

Così facendo si potrebbe sfruttare l’incentivo alla produzione di notizie votate come attendibili dalle masse dopo la pubblicazione. 

Smart contract e piattaforme in grado di programmare gli incentivi economici sono pronte al cambio paradigmatico.

Resta il fatto che il sistema è ancora complesso e forse momentaneamente inapplicabile ad un elevato numero di utenti per via delle frizioni e difficoltà di utilizzo.

Ma come sta succedendo per le DeFi la complessità nell’utilizzo sta facendosi via via sempre più modesta.

L’intelligenza della nuova generazione di sviluppatori dovrà concentrarsi sulle politiche dell’incentivo per combattere le fake news. 

Cimentandosi con le piattaforme blockchain in cui i micropagamenti sono collegati ad un registro decentralizzato ed immutabile, il web3.0 non deve premiare la notorietà ma la qualità e l’attendibilità di una notizia attraverso forme di incentivo innovative.

È certamente disponibile una tecnologia capace di aiutarci nel difendere la veridicità delle fonti, ma per ottenere un cambiamento concreto è necessario che le agenzie e gli stessi individui lo vogliano realmente. Per questo serve un giornalismo ed un’informazione più etici.

 

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Lorenzo Dalvit

Educatore appassionato di Blockchain, esperto di vendite e marketing, social community manager, direttore artistico, musicista, amante dei paradigmi dirompenti e della vita. Le mie competenze riguardano l'interazione e la connessione umana

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