Polkadot: il protocollo per un mondo multi-blockchain
Polkadot: il protocollo per un mondo multi-blockchain
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Polkadot: il protocollo per un mondo multi-blockchain

By Lorenzo Dalvit - 1 Mar 2020

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Trattare il protocollo Polkadot come l’ennesima scopiazzatura di una blockchain utile a cercare nuovi adepti e trader vogliosi di far crescere la sua criptovaluta sarebbe un errore.

Gavin Wood, a capo del progetto Polkadot con l’azienda Parity Technology, è un nome molto conosciuto in questo settore. 

Dopo aver scoperto Bitcoin nel 2011, Gavin, se ne disinteressa a causa dell’orientamento troppo incentrato sul concetto di moneta piuttosto che sulla tecnologia sottostante. 

Più tardi però l’ossessione per la teoria dei giochi e il cambio paradigmatico messo in campo dall’arrivo della blockchain lo avvicinano a Vitalik Buterin facendo nascere da questo incontro Ethereum.

Egli codifica la prima implementazione funzionale PoC-1 nel Gennaio del 2014 inventando poi Solidity, il linguaggio più utilizzato nella scrittura degli smart contract. 

Che siano stati usati per una ICO, per le DeFi o per un token non fungibile, sono stati certamente scritti con Solidity (da poco si aggiunge Viper ai linguaggi su Ethereum). 

Wood è anche autore dello Yellow Paper, la prima specifica formale che descrive una qualsiasi blockchain e sottolinea formalmente l’unicità del modello Ethereum. 

Anche fondatore o sostenitore di realtà come Grid Singularity, Blockchain Capital, Polychain Capital e Melonport, come ultima fatica si è prodigato nel scrivere il paper di Polkadot.

Polkadot è una proposta di multi-chain eterogenea e scalabile unica nel suo genere.

Polkadot, il protocollo spina dorsale delle blockchain

L’obiettivo di questa infrastruttura è semplice ed agnostico.

Il gruppo che l’ha voluta, e gli investitori che hanno puntato 120 milioni di dollari sul progetto, credono che un futuro multi-blockchain sia una realtà necessaria. 

Se ogni comunità o progetto del web3.0 dovesse sviluppare applicativi utili e condivisi basati su criptovaluta, l’interoperabilità diventerebbe un bisogno fondamentale. 

Governance diverse tra loro, che siano esse di nuova generazione o già esistenti, rappresentano modi diversi di intendere l’economia e i rapporti sociali all’interno di un gruppo.

Su questo bisogno si basa Polkadot: rendere possibile la comunicazione di modelli diversi in un’unica struttura. Questa avrebbe il compito di concretizzare il sogno di un Web3.0 blockchain based.

  • Polkadot sarà online tra giugno e settembre; 
  • Beta version in marzo 
  • I DOTs, le crypto di Polkadot saranno trasferibili entro maggio.

La sicurezza condivisa tra le catene incide sulla stessa pool di validatori la quale produce un registro di stati e transizioni unito.

Un sistema POS (proof of stake) ha il compito di validare le tx e rendere sicuro il network.

Il sistema prevede l’unione di diverse catene chiamate “Parachain” che potranno essere costruite attraverso quello che viene definito substrate: modello interno per creare criptovalute e sistemi decentralizzati basati su blockchain.

Parachain saranno anche considerate tutte le catene esistenti (Ethereum, Zcash, Bitcoin) che costruiranno ponti di collegamento all’universo Polkadot, una fra tutte è Ethereum del cui bridge (ponte) è già in atto la costruzione.

Come verrà lanciata Polkadot

Kusuma, oltre alla testnet, è una gemella di Polkadot già in funzione, ma con funzioni limitate. La sua sperimentazione ha anticipato delle problematiche, ormai risolte, che hanno leggermente posticipato la versione Beta in arrivo.

Inizialmente, grazie alla collaborazione con La web3 foundation, Polkadot verrà lanciata con un sistema di governance permissioned.

Spiccherà poi il volo attraverso il meccanismo Proof of Stake ufficiale che dovrebbe decentralizzare la rete. 

  • Si parte con 6-10 validatori in Proof of Authority, lo staking dei DOT sarà possibile da subito attraverso questo sistema di delega;
  • Appena raggiunti 100 validatori un aggiornamento porterà alla Proof of Stake;
  • Verificati i due passaggi precedenti, si avvieranno i moduli parachain e la governance on-chain sarà finalmente operativa;
  • Una proposta di governance avrà il compito di eliminare il modello SUDO. Esso permette agli sviluppatori di agire sul codice sorgente per eliminare bug e modificare il codice fino al lancio definitivo di una governance decentralizzata.

Sarà probabile vedere una negoziazione dei prodotti derivati basati su DOT, ma il team cercherà di scoraggiare la speculazione nelle fasi iniziali per permettere al processo di Staking di essere il più naturale possibile durante il lancio.

A cosa servono i DOTs

  • Governance;
  • Staking;
  • Strumento/moneta di validazione e attivazione del collegamento alle parachain.

È stato elaborato un sistema che attraverso una funzione di tesoreria decentralizzata, incentiva uno staking intorno al 50% per evitare problematiche di sicurezza. 

In funzione della partecipazione, incentivi e disincentivi regolano il sistema di validazione.

Il tasso di inflazione per il primo anno è del 10%, poi sarà regolato attraverso i meccanismi di consenso.

Polkadot killer di Ethereum?

Il motivo per il quale alcuni progetti dApp potrebbero preferire Polkadot ad altre blockchain, è la previsione di sfruttare la capacità di attrarre utenti e servire altre comunità blockchain insita nel bridge di interoperabilità di questa nuova catena.

Aragon è stato costretto ad usare Cosmos perché non ancora disponibile Polkadot, ma problemi come questi potrebbero aumentare in futuro.

Telegram open Network e Ethereum 2.0 sono anch’essi in arrivo. La loro morfologia, in alcuni aspetti, è simile ai concetti visti nel modello di parachain ideati da Gavin wood.

Modelli diversi ma con obiettivi simili, sia nella governance che nella scalabilità e interoperabilità.

Il vantaggio di Polkadot risiede nel tempo di uscita, secondo solo a Cosmos per obiettivi potrebbe attirare molta attenzione su di esso nei prossimi mesi.

La sfida con Ethereum è taciuta da molti, circola più un’idea di complementarità che di concorrenzialità. 

Il bridge con Ethereum potrebbe essere un grande vantaggio per la fase esplorativa di Polkadot. 

L’accesso a 300.000 account attivi giornalieri e 90 milioni di indirizzi generati in costante aumento, farebbe gola a tutti. 

Le nuove grandi blockchain hanno subito una contrazione del mercato forte, che ha visto un irrazionale atteggiamento di sfiducia.

Vedremo se il timing di Polkadot sarà più fortunato e il suo DOT più apprezzato, in una fase di mercato che sembra riaprirsi alla fiducia.

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Lorenzo Dalvit

Educatore appassionato di Blockchain, esperto di vendite e marketing, social community manager, direttore artistico, musicista, amante dei paradigmi dirompenti e della vita. Le mie competenze riguardano l'interazione e la connessione umana

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