Bentivogli (Cisl): perché usiamo la blockchain
Bentivogli (Cisl): perché usiamo la blockchain
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Bentivogli (Cisl): perché usiamo la blockchain

By Marco Cavicchioli - 2 Mar 2020

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Dopo l’annuncio del sindacato italiano Fim Cisl di aver avviato i test per l’emissione delle tessere sindacali sulla blockchain di Ethereum, abbiamo avuto modo di intervistare il segretario generale, Marco Bentivogli, in modo da approfondire la conoscenza di questo progetto. 

Segretario Bentivogli, quali sono gli obiettivi della sperimentazione in corso dell’emissione delle tessere sindacali su blockchain? 

L’obiettivo è mettere a punto la “app” progettata insieme al Laboratorio di Ricerca di Alkemy guidato da Alessandra Spada, nell’ambito del progetto Secure Open Nets – programma Horizon 2020 – e con il supporto specialistico delle aziende Geckosoft e Security Pattern – perché ci sono molti aspetti sia della filiera del tesseramento che della tecnologia per i quali c’è bisogno di una fase di sperimentazione. 

Con la tessera, all’interno delle organizzazioni sindacali, nei contesti delle federazioni territoriali e a livello nazionale, i delegati hanno una visione complessiva e sicura dei propri iscritti. La tessera su blockchain  – applicazione distribuita basata su tecnologie nativamente sicure – permetterà di avere un conteggio affidabile dei lavoratori iscritti con dati certificati e utili per offrire nuovi servizi e per analisi. Senza dimenticare la riduzione dei costi relativi alla stampa dei moduli cartacei e, più in là, anche dei supporti di plastica.

Stiamo inserendo tessere sindacali già esistenti un processo che richiederà diverse settimane e che interesserà diversi territori dal Nord al Sud Italia. L’obiettivo è quello di valutare la scalabilità e l’usabilità del sistema,andando a raccogliere informazioni per capire se è possibile rendere più semplici e intuitivi alcuni passaggi nel pieno rispetto dei principi di sicurezza e privacy. 

Oltre alle tessere, avete intenzione in futuro di ampliare i servizi offerti che sfruttano questa tecnologia? 

Questa tecnologia apre scenari del tutto inediti per la rappresentanza, il lavoro sta subendo grandi trasformazioni spazio e tempo cominciano ad essere variabili indipendenti dove la rappresentanza è sempre più difficile da mettere in campo senza gli strumenti tecnologici adeguati. Per questo serviranno sempre più Smart Union e sindacalisti in grado di maneggiare tecnologie come smart contract, blockchain, big data ecc. Sono strumenti con potenzialità inedite e inesplorate, le abbiamo indicate insieme a Massimo Chiriatti nel manifesto pubblicato nel 2018 sul Sole 24 Ore: Blockchain Italia, manifesto per un nuovo bene pubblico digitale – Intrecciando le  potenzialità della blockchain e della manifattura digitale di Industria 4.0, le implicazioni possono essere veramente notevoli. In particolare, dov’è necessario trovare soluzioni innovative, come la gestione della remunerazione di servizi legati a filiere complesse e articolate sia a monte sia a valle della produzione. Ma anche i cosiddetti “Smart Contracts”, rendendo tali ambienti per la prima volta interamente programmabili e automatizzabili semplificando i rapporti giuridici, con vantaggi in termini di trasparenza. 

Per quanto se ne sa, siete il primo sindacato al mondo a sperimentare una soluzione del genere. Quanto credete sia necessario per un sindacato moderno essere al passo con i tempi anche dal punto di vista tecnologico? E quanto è importante sperimentare anche in questo settore? 

Non è solo necessario è indispensabile. Se il sindacato non anticipa i cambiamenti in atto nel mondo del lavoro, avrà sempre più difficoltà nel suo ruolo di rappresentanza. Per mantenere attuale quell’idea: “insieme promotori di giustizia sociale” bisogna essere al passo con i tempi e usare tutti gli strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione. La sperimentazione che abbiamo avviato oggi è in quella direzione di anticipare i tempi per non essere impreparati. Il futuro come ho già detto avrà sempre più bisogno di  Smart Union e sindacalisti in grado di maneggiare tecnologie come smart contract, blockchain, big data ecc. 

C’è qualche motivazione precisa per la scelta di utilizzare la blockchain di Ethereum, o è solamente perché era quella che dal punto di vista tecnico si adattava meglio alla sperimentazione? 

La blockchain Ethereum è tra le più diffuse, e si distingue per la possibilità di supportare nativamente gli smart contract e i token digitali, non solo criptovaluta. Le transazioni dei token digitali sono tutte registrate sulla blockchain, permettendo il mantenimento di un registro sicuro. Questo consente di associare in modo univoco la tessera sindacale ad un token, ceduto all’intestatario della tessera contestualmente alla creazione. La scelta di Ethereum è stata presa anche dopo aver valutato gli strumenti disponibili a supporto dello sviluppo e dell’utilizzo di applicazioni basate su blockchain. Nella fase appena conclusa è stato fondamentale avere a disposizione strumenti maturi per poter supportare lo sviluppo in tempi rapidi di un prototipo, e siamo sicuri che nelle prossime fasi avranno un ruolo decisivo nel garantire una maggiore usabilità dell’applicazione finale. 

Per registrare i dati sulla blockchain di Ethereum bisogna effettuare delle transazioni per le quali si devono pagare delle commissioni in Ether (ETH): il sindacato quindi dovrà acquistare ETH sul mercato? 

Il sistema sviluppato può essere realizzato sia sulla versione pubblica che su un’istanza privata della piattaforma Ethereum. Quando si parla di blockchain Ethereum pubblica ci si riferisce alla rete principale (quella su cui vengono scambiati gli Ether, la criptovaluta di Ethereum) e alle reti di test ufficiali. Si tratta di reti distribuite, in cui nessuna singola entità gestisce la totalità dei nodi. Una blockchain Ethereum privata è invece una rete indipendente realizzata da una singola (o poche) entità che hanno in gestione la totalità dei nodi. Mentre sulla blockchain Ethereum pubblica le transazioni hanno un costo in Ether (ETH), su una blockchain privata non ci sono costi diretti per le transazioni. 

Per rendere più rapida e agile la sperimentazione, in questa fase abbiamo deciso di utilizzare la blockchain pubblica di test: questo ci consentirà di sperimentare il nostro sistema utilizzando un’infrastruttura equivalente alla rete reale, senza dover però acquistare Ether reali. L’opportunità di passare alla rete principale Ethereum o ad una rete privata, verrà valutata solo in una fase successiva alla sperimentazione. Assieme ai risultati che emergeranno dai primi test sul campo, prenderemo in considerazione una serie di aspetti associati alle proprietà tecnico-funzionali delle due soluzioni: sicurezza, scalabilità, trasparenza, e ovviamente il costo delle transazioni rispetto al costo di mantenimento di un’infrastruttura privata. 

 

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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