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Telegram abbandona TON e Gram: l’annuncio di Pavel Durov
Telegram abbandona TON e Gram: l’annuncio di Pavel Durov
Blockchain

Telegram abbandona TON e Gram: l’annuncio di Pavel Durov

By Eleonora Spagnolo - 12 Mag 2020

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TON, la blockchain di Telegram, non vedrà la luce. L’annuncio è arrivato direttamente da Pavel Durov, creatore dell’app di messaggistica Telegram, che coltivava il sogno di lanciare la sua catena dei blocchi con tanto di criptovaluta, Gram. Ma alla fine, il contenzioso con la Sec degli Stati Uniti lo ha convinto a desistere. 

Nella lunga lettera spiega quanto accaduto. 

Purtroppo, un tribunale statunitense ha impedito che TON si realizzasse. Come? Immaginate che diverse persone mettano insieme i loro soldi per costruire una miniera d’oro – e poi dividere l’oro che ne esce. Poi arriva un giudice e dice ai costruttori della miniera: “Molte persone hanno investito nella miniera d’oro perché erano alla ricerca di profitti. E non volevano quell’oro per sé, volevano venderlo ad altre persone. Per questo motivo non è permesso dare loro l’oro”.

Se questo non ha senso per voi, non siete soli – ma questo è esattamente quello che è successo con TON (la miniera), i suoi investitori, e Grams (l’oro). Un giudice ha usato questo ragionamento per decidere che alle persone non dovrebbe essere permesso di comprare o vendere i Grams come se potessero comprare o vendere i Bitcoins. 

Finisce così un progetto durato due anni e mezzo, di cui Pavel Durov si dice orgoglioso di quanto fatto e di un progetto che, dice, doveva essere superiore a Bitcoin ed Ethereum in termini di velocità e scalabilità. 

Paradosso dei paradossi, spiega Durov, il giudice ha stabilito che i token Grams non possono essere venduti non solo negli Stati Uniti ma a livello globale, perché, a detta del giudice, un cittadino USA può comprarli altrove. 

È come vietare il caffè negli Stati Uniti e chiudere anche i bar in Italia per impedire che gli stessi cittadini consumino il caffè altrove, questa la tesi di Durov, che aggiunge: 

“Dubitiamo che qualcuno sarebbe d’accordo. Eppure, nonostante questo, abbiamo preso la difficile decisione di non procedere con TON”.

Durov aggiunge:

“Purtroppo, il giudice americano ha ragione su una cosa: noi, gente fuori dagli Stati Uniti, possiamo votare per i nostri presidenti ed eleggere i nostri parlamenti, ma siamo ancora dipendenti dagli Stati Uniti quando si tratta di finanza e tecnologia (per fortuna non di caffè). Gli Stati Uniti possono usare il loro controllo sul dollaro e sul sistema finanziario globale per chiudere qualsiasi banca o conto bancario nel mondo. Possono usare il loro controllo su Apple e Google per rimuovere le applicazioni dall’App Store e da Google Play. Quindi sì, è vero che altri paesi non hanno piena sovranità su cosa permettere sul loro territorio. Purtroppo, noi – il 96% della popolazione mondiale che vive altrove – dipendiamo dai decisori politici eletti dal 4% che vive negli Stati Uniti”.

Conclude con un “Ci abbiamo provato” e l’auspicio che le prossime generazioni possano imparare dagli errori commessi precedentemente: 

“Voglio concludere questo post augurando buona fortuna a tutti coloro che si battono per il decentramento, l’equilibrio e l’uguaglianza nel mondo. State combattendo la battaglia giusta. Questa battaglia potrebbe essere la più importante della nostra generazione. Ci auguriamo che riusciate dove noi abbiamo fallito”. 

Telegram, Ton e gli scam

Nella parte finale del comunicato, Pavel Durov annuncia che in giro ci sono altri progetti che portano i nomi di TON o Gram, ma non hanno nulla a che vedere con il progetto di Telegram, tanto che nessuno degli sviluppatori di TON è coinvolto e Telegram non li sosterrà in alcun modo. Durov è pratico: 

 “Fate attenzione e non lasciate che nessuno vi inganni.”

È la fine di un sogno e di uno dei progetti più entusiasmanti e coinvolgenti del mondo blockchain. La questione legale però non è finita: gli investitori sono pronti a rifarsi con una class action. 

 

Eleonora Spagnolo
Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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