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Ripple vuole creare liquidità per le CBDC
Ripple vuole creare liquidità per le CBDC
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Ripple vuole creare liquidità per le CBDC

By Marco Cavicchioli - 23 Ott 2020

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Il CTO di Ripple, David Schwartz, ha detto che, per creare liquidità per le varie CBDC che usciranno nei prossimi anni, ci sarebbe spazio per un asset neutrale e privo di giurisdizione, in grado di interagire anche con altre stablecoin e nuove classi di asset tokenizzati, come security token e token DeFi.

Ha anche condiviso gli appunti di una conferenza che ha tenuto recentemente a Berkeley in cui ha parlato di Ripple descrivendolo come un modo per migliorare i pagamenti internazionali per i clienti aziendali grazie a RippleNet

Durante questa conferenza ha parlato anche di CBDC, ovvero le valute digitali delle banche centrali, dicendo che potrebbero rendere i settlement più veloci, affidabili e meno costosi, ricordando che oggi i pagamenti internazionali sono molto inefficienti. 

Ripple per far funzionare le CBDC

Secondo Schwartz, il più grande ostacolo per i pagamenti internazionali moderni è spesso l’ultimo passaggio, ovvero quello di portare i fondi all’effettivo destinatario, passando per il sistema di pagamenti nazionali. 

Il problema si verificherebbe anche con le CBDC, visto che quasi certamente verranno distribuite tramite gli stessi intermediari, come banche, wallet, o servizi fintech, perché le banche centrali non hanno la reale capacità di fornire servizi diretti ai cittadini. 

Se molti paesi emetteranno una loro CBDC, sarà pertanto necessaria l’interoperabilità tra queste valute virtuali e sistemi tradizionali, e la soluzione potrebbe essere il collegamento dei sistemi di pagamento nazionali in tempo reale, grazie a sistemi basati su principi comuni, come fu ad esempio per Internet. 

Per arrivare a ciò secondo Schwartz ci sarà bisogno di un asset neutrale intermedio che si comporti come BTC, ETH o XRP, ovvero libero dal controllo di un’unica giurisdizione. 

Va infatti ricordato che la criptovaluta di Ripple, XRP, è ormai basata su una blockchain pubblica, XRP Ledger. 

Schwartz ovviamente propone che a ricoprire questo ruolo sia XRP, grazie al fatto di essere un asset nativamente neutro, in grado di collegare CBDC, stablecoin, altre reti di pagamento ed altri tipi di asset grazie all’emissione di asset integrata nel protocollo con API semplici. 

Ad oggi XRP è la quarta criptovaluta per capitalizzazione di mercato, ma a differenza delle prime tre (BTC, ETH e USDT) non sembra ancora aver trovato un preciso ruolo da ricoprire nel panorama crypto.

Ha il merito di essere meno volatile di BTC e ETH, ma sicuramente lo è più di USDT, però d’altro lato ha anche il merito di essere la criptovaluta nativa del suo protocollo, mentre USDT è un token che in gran parte gira su Ethereum. 

Tuttavia, un problema potrebbe venire dalle normative USA, ovvero il Paese in cui ha sede l’azienda Ripple, tanto che il CEO Brad Garlinghouse ha minacciato di trasferirla in Asia, ed in particolare a Singapore o in Giappone, o in alternativa in Svizzera, nel Regno Unito o negli Emirati Arabi Uniti, ovvero in paesi in cui vi è già una normativa chiara sugli asset digitali. 

Il fatto di voler operare con il sistema bancario tradizionale mette Ripple nella condizione di aver bisogno di potersi muovere nel pieno rispetto delle normative, e datele prospettive immaginate da Schwartz con le valute digitali delle banche centrali, questa necessità sarebbe ancora più pressante. 

A questo punto è possibile che nei prossimi mesi Ripple e XRP possano annunciare delle novità legate proprio al loro rapporto con il sistema finanziario istituzionale, mentre Bitcoin ed Ethereum potrebbero seguire strade diverse.

Marco Cavicchioli
Marco Cavicchioli

Classe 1975, Marco è un docente di web-technologies e divulgatore online specializzato in criptovalute. Ha fondato ilBitcoin.news, ed il suo canale YouTube ha più di 25mila iscritti.

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