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L’inchiesta del New York Times su Coinbase
L’inchiesta del New York Times su Coinbase
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L’inchiesta del New York Times su Coinbase

By Eleonora Spagnolo - 27 Nov 2020

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L’articolo del New York Times sui presunti casi di discriminazione dentro Coinbase è uscito. Il titolo è: ‘Tokenized’: Inside Black Workers’ Struggles at the King of Crypto Start-Ups.

Come anticipato, al momento è disponibile nella versione online, mentre domenica dovrebbe uscire anche nella versione cartacea del NYT.

L’articolo è in realtà un lungo report a firma di Nathaniel Popper. 

Come previsto proprio dall’exchange, ci sono delle differenze rispetto al testo e quanto già rivelato da Coinbase in una lettera ai dipendenti. Ma vediamo di cosa parla l’articolo. 

Il primo aspetto che viene messo subito in evidenza sono le persone coinvolte: 15, di cui 11 avrebbero comunicato il loro disagio presso il dipartimento risorse umane o presso o manager, riferendo di razzismo e trattamenti discriminatori.  Tutti hanno lasciato l’exchange tra fine 2018 e inizio 2019.

Coinbase nella lettera dei giorni scorsi parlava di soli tre dipendenti che avevano sporto denuncia, segnalazioni seguite da inchieste che avevano accertato la non sussistenza dei fatti esposti. 

Nathaniel Popper entra poi nelle storie specifiche riportando le testimonianze di diversi dipendenti di cui fa nome e cognome.

La versione di Coinbase al New York Times

Coinbase ha fatto sapere al NYT che uno dei casi riferito dal giornale era noto ed è stato oggetto di verifiche, per poi essere ritenuto infondato. Mentre all’exchange non risultano segnalazioni da parte di un altro dipendente citato dal report. La persona coinvolta ha fatto sapere al giornale che non sapeva come fare denuncia. 

Senza fare contestazioni, il New York Times sottolinea che in Coinbase c’è davvero una bassa percentuale di lavoratori neri. Solo il 3% degli impiegato sono neri, meno della metà di quanto accade nelle altre industrie tech. 

Black Lives Matter

La “questione nera” se vogliamo chiamarla così, era esplosa con l’omicidio di George Floyd. Gli impiegati di colore avevano notato che mentre tutto il mondo si sollevava sull’onda del Black Lives Matter, da Brian Armstrong e dai vertici di Coinbase veniva solo silenzio. Ad ogni modo, anche a seguito di riunioni, Armstrong si sarebbe impegnato a rivedere il piano di diversità ed inclusione. 

Poi a settembre è arrivata la scelta di estromettere le questioni politiche da Coinbase. Il post in questione, racconta il NYT, ha duramente colpito la componente nera dell’azienda e non solo. Tanto che in 60 si licenziarono. 

Uno dei dipendenti neri che non si è licenziato ha scritto su Slack che sarebbe stato impossibile lasciare l’exchange, se non altro perché sarebbe stato difficile trovare un altro lavoro in piena pandemia. 

Stando a quel che racconta il New York Times, diversi dipendenti di colore si sarebbero licenziati lamentando comportamenti discriminatori, ma all’atto del licenziamento avrebbero strappato delle buone uscite degne in cambio di riservatezza. Questo potrebbe spiegare perché ci sarebbe differenza tra le denunce di cui parla Coinbase e quelle di cui parla il giornale. 

Ad ogni modo, il dato più evidente è che di circa 1.000 dipendenti, solo 31 sarebbero di colore. Ma questo vuol dire fare discriminazione? È tutto da vedere.

Coinbase proprio in vista dell’uscita dell’articolo, ha ribadito il suo impegno nel costruire una compagnia che sia anche “amazing”, e che sia un posto accogliente per tutti, non importa la provenienza. Più volte ha ribadito nell’ultimo blog post che non accetta e non saranno tollerati episodi di intolleranza e razzismo. 

Dopo l’uscita dell’articolo del New York Times e al momento della stesura di questo testo, non sono arrivati commenti ufficiali da parte dell’exchange né da parte del CEO Brian Armstrong. Del resto la scelta di anticipare l’articolo serviva a fare chiarezza prima che la tempesta scoppiasse. Ma ora che la tempesta è scoppiata è probabile che Coinbase vorrà dimostrare ai media di essere una realtà diversa da quella raccontata dagli ex dipendenti al NYT.

Eleonora Spagnolo
Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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