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Stephen Isaacs: Bitcoin è destinato a finire
Stephen Isaacs: Bitcoin è destinato a finire
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Stephen Isaacs: Bitcoin è destinato a finire

By Eleonora Spagnolo - 21 Apr 2021

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Per Stephen Isaacs Bitcoin è una bolla destinata a scoppiare e quando finirà, sarà un momento drammatico. 

Il chairman of the investment committee presso Alvine Capital lo ha dichiarato in una intervista con CNBC.

“Non so dove finirà o come finirà, ma finirà. E quando finirà, sarà brutto perché non ci sarà nulla”. 

Le ragioni che potrebbero portare alla fine del Bitcoin, secondo Stephen Isaacs sono due: la regolamentazione e i cambiamenti climatici. 

A proposito di regolamentazione, spiega infatti, Bitcoin rischia di essere vittima del suo stesso successo. Il fatto che si possano trasferire soldi in modo anonimo lo porterà a scontrarsi con le autorità di regolamentazione.

In realtà Bitcoin non è del tutto anonimo e casi come il Twitter hack lo dimostrano. 

Per quanto riguarda il cambiamento climatico, Stephen Isaacs definisce Bitcoin:

“Un prodotto molto sporco” 

Il riferimento è al processo di mining che consuma molta energia, che certo non è un bene per l’ambiente. Tuttavia, anche in questo caso, sono allo studio dei sistemi che consentano di minare Bitcoin e le criptovalute con energia pulita, riducendo l’impatto ambientale. 

Stephen Isaacs: Bitcoin non ha fondamentali

La sua opinione è ancora più drastica quando gli viene fatto notare che è questo il momento migliore di investire in Bitcoin per l’analisi dei fondamentali:

“Non c’è nessun fondamentale in questo prodotto, non ha nessun valore intrinseco”.

Secondo l’esponente di Alvine Capital, prima o poi la Fed interverrà e la “musica finirà”. A quel punto, dice, sarà meglio avere delle azioni di Microsoft o di Apple, che hanno un loro valore e un loro progetto, piuttosto che un asset come Bitcoin anche se attualmente vale circa 60.000 dollari. 

“Se la bolla scoppia, se arriva la regolamentazione, che cosa possiedi?”

Il suo ragionamento è che bitcoin può anche arrivare a 300.000 dollari, ma:

“È trading, è speculazione, non è un investimento”.

Queste parole arrivano quando Bitcoin vale 55.000 dollari, dopo essere arrivato nei giorni scorsi a lambire il nuovo record dei 65.000 dollari.

La sua preoccupazione circa la regolamentazione è la stessa di Ray Dalio: se veramente le autorità, in particolare le autorità USA arrivassero ad imporre dei limiti a Bitcoin, il suo prezzo potrebbe risentirne ed allora, sostiene Stephen Isaac, non importa che Bitcoin valga anche 300.000 dollari, in mano ad ogni investitore non resterebbe nulla.

Eleonora Spagnolo
Eleonora Spagnolo

Giornalista con la passione per il web e il mondo digitale. È laureata con lode in Editoria multimediale all’Università La Sapienza di Roma e ha frequentato un master in Web e Social Media Marketing.

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